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mercoledì 8 ottobre 2014

Recensione: Frankenstein di Mary Shelley

Buon pomeriggio carissimi lettori! Finalmente ho letto uno dei romanzi più famosi della letteratura.. e terminata la lettura, oltre alle varie sensazioni e a i pensieri che aleggiavano in mente, mi sono chiesto "è finita ormai da tempo la vera letteratura?".


FRANKENSTEIN


Victor Frankenstein è un uomo di scienza, vero appassionato di tutto quanto riguardi le origini della vita e il mistero dell'esistenza: i suoi studi infatti lo assorbono a tal punto da isolarlo da tutto e da tutti finchè un giorno la sua tenacia viene ricompensata... egli infatti giunge finalmente alla scoperta della "causa" che genera la vita. Tutto è pronto, a questo punto, per il passo successivo: davanti a lui, steso supino su un lettino, si trova la Creatura, un macabro assemblaggio di pezzi umani creato a propria immagine e somiglianza, creatura cui il dottor Frankenstein decide di instillare l'essenza della vita appena scoperta.


Avrei voluto vivere in quel periodo, avrei voluto acquistare una delle prime copie del romanzo di Mary Shelley, avrei voluto poter comparare le sensazioni scaturite nei lettori di quel tempo e in quelli di oggi. . . in entrambi i casi probabilmente sarei stato sorpreso dalla mia naturale e spontanea esaltazione dovuta a genialità e creatività sorprendente. Chissà se Mary Shelley avrebbe mai pensato che "una storia nata quasi per gioco" avesse avuto tale fortuna imponendosi nel panorama letterario e cinematografico, affondando le proprie radici nell'immaginario collettivo. Come afferma infatti l'autrice all'interno della prefazione al romanzo , l'idea di Frankenstein inizia a prendere corpo nell'estate del 1816, in Svizzera, a casa dell'amico Byron il quale, dopo la lettura collettiva di diverse storie di fantasmi, aveva proposto alla giovane donna e al marito Percy, nonché all'additato amante Polidori, che ognuno scrivesse una storia di tal genere.. 

"Io mi dedicai a pensare a una storia, una storia in grado di rivaleggiare con quelle che ci avevano spinti a questa impresa. Una storia che parlasse alle misteriose paure del nostro animo e che risvegliasse brividi di orrore, che rendesse il lettore timoroso di guardare dietro di sé, che gelasse il sangue e accelerasse i battiti del cuore"

Alternando la forma epistolare e memoriale, le vicende vengono principalmente narrate da Walton, giovane marinaio in avanscoperta che, durante il proprio viaggio ai limiti del possibile e delle terre fino ad allora conosciute, incontra l'ormai decaduto e consunto dottor Victor Frankenstein prossimo alla morte ma con "un'espressione feroce, quasi folle", ancora pieno di odio e rancore verso il frutto della sua scienza, delle sue ricerche, delle sue notti insonni, ma schiacciato dal peso di un dolore senza uguali. Victor sin da giovane si è dedicato assiduamente allo studio e alla ricerca, non riusciva a saziare la sua sete di conoscenza, sete dapprima colmata da teorie e dottrine millenarie ma rigettate dai contemporanei (come l'alchimia dei ricercatori della pietra filosofale) e successivamente da materie mediche e scientifiche.

Ma sarebbe bastato soltanto questo per una vita appagante e tranquilla? No. Victor vuole essere grande, troppo grande, aspira a oltrepassare i limiti della conoscenza umana, vuole dominare i fenomeni che regolano la vita e la morte, gioca a fare Dio, anzi lo sfida apertamente, come un Prometeo moderno, agendo sul corso naturale delle cose e plasmandole a proprio piacimento, conducendo degli esperimenti per donare agli uomini la possibilità di annullare la morte , di essere capaci di creare dal nulla,  con l'aiuto della scienza, un nuovo essere umano. Cieco alla ragione non percepisce la potenza della creatura da lui generata e le possibili conseguenze, sembra ignaro della sua arroganza e della sua ossessiva continua attività in laboratorio, isolato in ambienti tetri e malsani dal resto del mondo, lontano dagli affetti più cari, dal calore di tiepidi raggi solari, emaciato dal tempo e dalla mancanza di cure verso se stesso, preoccupato solo di avere tutti i materiali necessari per la realizzazione del progetto. Un nuovo Mister Hyde in cui affiorano sentimenti contrastanti, in cui la follia di oltrepassare i limiti ha offuscato tutto il resto, un uomo che appare immorale discostandosi dalle linee guida dell'etica e delle visioni del periodo.

"La vita e la morte mi sembravano limiti ideali che io per primo avrei oltrepassato, per riversare un torrente di luce nel nostro oscuro mondo. Una nuova specie mi avrebbe benedetto come il suo creatore e la sua sorgente: molti esseri felici ed eccellenti avrebbero dovuto a me la loro vita."

Soltanto nel momento in cui la creatura emette il primo flebile respiro, Victor scappa di fronte all'aspetto terrificante e brutale del mostro e apre finalmente gli occhi. Possibile che sia stato così stolto? Quali saranno le conseguenze della sua avida brama di conoscenza e successo? Così privato di un padre e di una guida, informe, senza nome né identità,  il giovane "mostro" inizia a muoversi all'interno del mondo, puro e innocente, conoscendo per la prima volta l'ambiente circostante, arricchendosi di colori, sapori, immagini, odori, emozioni nuove: è chiaramente evidente come la creatura simboleggi l'uomo incontaminato, la tabula rasa di Rousseau non ancora soggetta alla civilizzazione. Ma una volta entrati a contatto col mondo esterno, quale è il prezzo da pagare? In che maniera viene forgiato questo spirito nobile e elevato? Il mondo lo rifiuta, gli esseri umani fuggono di fronte alla sua visione ponendo attenzione soltanto all'aspetto esteriore, trascurando l'emotività e la sensibilità del protagonista, macchiandolo di una colpa non sua, incolpandolo di una condizione di cui egli non è causa ma vittima. Si assiste così a una metamorfosi che lo costringerà a perdere l'innocenza iniziale tra crimini e misfatti efferati, strangolando fanciulli nella notte e donando l'ultimo sonno ai più cari vicini del creatore, peccatore di Ubris. Lui desiderava soltanto una vita ricca di amore e amicizia, una vita contrassegnata da emozioni e sentimenti, voleva condividere il
proprio essere interiore, la sua vera essenza nascosta da sembianze mostruose. . . ma la società lo rifiuta, lo emargina stando sul piedistallo dei propri pregiudizi e delle proprie salde fondamenta, ha paura della terra che trema e che potrebbe franare sotto i loro piedi.  Il mostro, denominato Frankenstein come il creatore, può essere considerato un eroe romantico, un eroe titanico che alla fine ricerca nella morte la pace interiore,l'annullamento della propria personalità, l'ultimo grido disperato della sua anima ormai rassegnata.

Frankenstein è un romanzo di passioni umani e di solitudine nel quale Shelley non ci mette principalmente in guardia dallo sviluppo scientifico ( uno dei temi più caldi di quel periodo in cui si guardava alla rivoluzione industriale con esaltazione entusiastica e contemporaneamente col terrore della "macchina")  ma da noi stessi: non il progresso, non l'avanzamento tecnologico, non le nuove conoscenze, ma è il pregiudizio, la paura del diverso, l'esclusione sociale a creare il mostro. Ma chi è il vero mostro? 

"L'essere che avevo posto fra gli uomini e dotato di volontà e di capacità per portare a compimento propositi orrendi, come l'atto che aveva ora compiuto, mi parve come il mio stesso vampiro, il mio stesso spirito uscito dalla tomba e costretto a distruggere tutto quello che mi era caro" 


VOTO:


lunedì 7 ottobre 2013

Recensione: Robinson Crusoe di Daniel Defoe

Buon pomeriggio miei carissimi lettori =D oggi mi sono arrivati ben due libri *__* e penso che saranno le mie prossime letture. Intanto ho finito pure il libro Il sogno dell'incubo e spero di postarvi domani la recensione.

Un po' di tempo fa ho letto Robinson Crusoe e finalmente mi sono decisa a scrivere la recensione... quindi buona lettura!
Siccome esistono diverse edizioni non metto le info e scelgo una delle copertine che mi piace di più. 


ROBINSON CRUSOE

Il romanzo narra le vicende del ragazzo di York, Robinson Kreutznaer, chiamato da tutti Crusoe, che, desideroso di avventure fra i sette mari, si imbarca su una nave a 19 anni. Il viaggio si conclude con un naufragio ma il giovane non si scoraggia. Purtroppo viene catturato durante un altro viaggio dal pirata Salò e rimane prigioniero per alcuni anni. Fortunatamente Robinson riesce a fuggire e si ritrova in Brasile, dove costruisce una piantagione di tabacco. La sfortuna non abbandona Crusoe; durante un altro viaggio la nave su cui viaggia affonda al largo del Venezuela, presso la foce del fiume Oroonoque e il giovane si ritrova ad essere l'unico sopravvissuto di tutto l'equipaggio. Durante il soggiorno su quest'isola lui scrive un diario in cui racconta tutte le sue esperienze e avventure. In seguito scopre la presenza di alcuni cannibali, li attacca e ne libera uno che rimane con se, a cui darà il nome di Venerdì. A questi lui insegnerà l'inglese, grazie alla lettura della Bibbia. Sull'isola resterà per 28 anni e, dopo un' assenza di 35 anni, ritornerà in Inghilterra scoprendo di essere diventato ricco grazie alla sua piantagione brasiliana.



Robinson Crusoe è il romanzo più famoso dell'inglese Daniel Defoe, ed è considerata una delle più importanti opere della letteratura inglese del '700. Inoltre, viene considerato il capostipite del romanzo d'avventura.
Io mi sono avvicinata a questa lettura, grazie al consiglio della mia professoressa d'inglese. Non posso fare altro che ringraziarla, perché l'ho trovata una lettura davvero piacevole.
In molti conoscerete la storia (o almeno una parte), io ne scriverò una breve sintesi, ovviamente non facendo spoiler. Robinson Crusoe è un ragazzo in cerca di avventura, nonostante il padre non sia d'accordo e voglia che il figlio segua la vita della classe media cui appartiene. Ma contro ogni volere, il protagonista compiuti i 19 anni parte con una nave, ma la sua decisione e il suo andare contro gli ordini del padre gli si ritorceranno contro già dal primo viaggio, in cui sarà catturato dai pirati. Robinson intraprenderà diversi viaggi in mare, ma che non andranno sempre molto bene... finché, dopo un naufragio non si ritrova solo in un'isola deserta, dove dovrà iniziare a cavarsela con le sue sole forze, combattendo contro le sue paure. Ogni anno che passa su quell'isola Robinson impara sempre cose nuove e impara anche che dopo tutto non gli è andata così male. Sarebbe potuto morire insieme agli altri suoi compagni, sarebbe potuto finire in una terra di cannibali, avrebbe potuto incontrare bestie feroci,...
Solo verso la fine della sua permanenza sull'isola, farà la conoscenza di altra gente, soprattutto di un selvaggio a cui salva la vita che chiamerà Venerdì e il quale giura fedeltà al protagonista.

L'istinto di sopravvivenza aiuterà anno dopo anno il povero sfortunato Robinson, che riuscirà a diventare il re dell'isola. Il protagonista impara a sue spese, quanto sia vana la ricchezza e tutto ciò a cui noi siamo attaccati, comprende che le cose importanti della vita sono altre. Solo rimanendo soli e senza niente si può riuscire a comprenderlo.
Daniel Defoe scrive il romanzo sotto forma di diario, in cui il narratore è lo stesso protagonista. Con il suo romanzo pone il problema dell'uomo solo, contro la natura e Dio. Mette in luce anche la civiltà del suo tempo, secondo cui l'uomo bianco è superiore all'uomo di colore (il “selvaggio”) e sente il dovere di civilizzare i paesi in cui vivono questi ultimi, insegnandogli la loro lingua e religione.
Il protagonista ha con sé la Bibbia, in questo modo (non avendo molto da fare, inizia a leggerla e rileggerla) inizierà a porsi degli interrogativi sull'anima, sull'essere e non essere. Inizia a chiedersi se il porsi del mondo nei confronti della natura e di Dio sia giusto.
Però ho trovato anche delle pecche nel romanzo, infatti secondo me vi sono troppe descrizioni e troppe volte riprende gli stessi argomenti. Queste parti mi hanno annoiata, perché ovviamente non volevo leggere sempre le stesse cose, quindi avrei preferito meno descrizioni e meno ripetizioni. Nel complesso, come dicevo prima l'ho trovato un bel libro. Lo consiglio a tutti i tipi di lettori, soprattutto ai ragazzi che lo studieranno a scuola, vi assicuro che vi piacerà, ovviamente sempre che non disprezziate i romanzi di avventura.  


VOTO:


Qualcuno di voi lo ha letto? Che ne pensate? 




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