ANTOLOGIA "Narrami o Musa"

lunedì 15 settembre 2014

Recensione "Follia" di Patrick McGrath

Finalmente dopo anni che questo libro era stato acquistato e deposto sugli scaffali della mia libreria, mi sono buttato a capofitto nella lettura dello stesso... e bè, potevo pensarci anche prima!

FOLLIA



AUTORE: Patrick McGrath
EDITORE: Adelphi
PAGINE: 296
PREZZO: 12,00

Una grande storia di amore e morte e della perversione dell'occhio clinico che la osserva. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la "follia" che percorre il libro è solo nell'amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell'occhio clinico che ce lo racconta.



Un viaggio sofferto all'interno della fortificazione di un'anima tormentata: il lettore viene tuffato a capofitto nei meandri più oscuri della mente umana tralasciando la bellezza agognata di una tranquillità illusoria... se ogni nostro atteggiamento sembra essere meccanico e assolutamente normale, soffermiamoci per un attimo a pensare quali meccanismi inconsci vi sono alla base, ma anche facendolo non arriveremo mai a comprendere quella sfera che ci appartiene, forse la nostra essenza più importante. Patrick McGrath mi ha stupito e  affascinato. Ammetto che le prime sessanta pagine sono state un po' noiose incentrandosi sopratutto sulla narrazione di una storia originale ma poco attraente all'inizio.. tanto che pensavo di abbandonarne la lettura: mai avrei fatto sbaglio più grande! Con delle nozioni psichiatriche che però rimangono in superficie, con uno stile fresco e leggero, veniamo posti di fronte alla domanda "Perché agiamo in un modo piuttosto che in un altro?Siamo veramente consapevoli di noi stessi, dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti?"
Attraverso il contrasto tra il punto di vista della protagonista e quello del Dottor Cleave (entrambi sembrano però essere dei narratori poco attendibili), vengono messi in evidenza i meccanismi di censura, di rimozione, di illusione che la protagonista si crea non rendendosene conto ma credendo di agire razionalmente: la mente sfugge al suo controllo eppure lei se ne sente ancora padrona.. ma la nostra psiche ha vita propria e pretendere di dominarla è pura follia. Sembra quasi che tra le pagine si muovano due diverse Stella, ognuna con una personalità, un portamento, un'indole completamente opposta rispetto all'altra. Chi è la vera Stella? Colei che ci appare sotto le sembianze di una donna tranquilla, pacata seppur piena di desideri nascosti, o colei che si confonde al di sotto della maschera?

""Oh si diceva ma che assurdità, e che banalità, oltretutto, l'idea di scambiare due parole con un paziente nell'orto potesse avere importanza. E allora, se era tutto così banale, che motivo aveva di ragionarci su? "

Il moto del romanzo è l'amore folle (sopratutto dal punto di vista sociale), passionale, travolgente, oscuro e inoppugnabile tra Stella Raphael, moglie del nuovo psichiatra del manicomio, e Edgard Stark, un paziente paranoico ricoverato lì da anni che ha ucciso la moglie credendo che questa lo tradisse. Ma per Stella Edgard non rappresenta un pericolo: lui è l'emblema dell'artista eversivo, delle passioni e sensazioni che mai il marito Max le aveva regalato, rappresenta per Stella tutto ciò che le è mancato nel corso della vita. Stella a mio parere non soltanto è attratta dall'uomo in sè, sopratutto dal punto di vista fisico, ma dalla nuova possibilità di vita che questo poteva rappresentare, si aggrappa al mondo completamente nuovo del suo amante dimenticandosi, anzi, decidendo di rifiutare e di distruggere il proprio troppo convenzionato, troppo "borghese", troppo infelice. Ma può essere l'amore così folle e violento? Aggressivo? Esasperato? Capace di scalfire e contemporaneamente di procurare sollievo? Il Dottor Cleave definisce più volte questo rapporto come un'ossessione morbosa sessuale.. Ma nelle ultime pagine si instilla il dubbio nel lettore se questo non fosse vero amore, considerato semplicemente folle per le convenzioni comuni e la società del tempo: poteva forse la società accettare mai che una donna di alta classe, rispettabile e rinomata, si abbandonasse al "vero" amore (o comunque più travolgente) piuttosto che restare rilegata a un matrimonio infelice/ di convenienza? Piano piano i due si lasciano travolgere... ma la marea da questo momento in poi sarà implacabile, susseguendosi le onde infrangeranno non soltanto loro stessi ma tutto ciò che li circonda.

"Per la prima volta Stella sentiva che era valsa la pena di saltare nel vuoto, perchè alla fine avrebbero trovato il posto sicuro dove amarsi senza paura. E fu in quello spirito che fecero l'amore: senza paura, liberamente, mentre i treni rombavano sul viadotto della notte. E stella lo fece ridendo, gridando, urlando al magazzino intero tutta la vita che aveva dentro."

Il decisivo punto di svolta nella vicenda di Stella si ha, non tanto quando decide di abbandonarsi a Edgard per la prima volta, quanto nel momento in cui si rende conto che l'unica soluzione è fuggire, nonostante sia consapevole, in uno sprazzo di lucidità, cosa comporterebbe tutto questo.. distruzione di un matrimonio che mai sacro ella considerò, di una famiglia rispettabile, della sua immagine di moglie borghese fedele e dignitosa, dell'affetto da parte del figlio Charlie..
Qui faccio un confronto tra questo personaggio e Eveline di James Joyce: mentre quest'ultima rimane affascinata dalla nuova prospettiva di vita ma rimane paralizzata nel punto stesso in cui si trovava a inizio racconto, tra ricordi passati e mobili impolverati, Stella è audace, ha il coraggio di rischiare tutto e affidarsi al futuro, all'imprevedibile

"Ma se si muoveva subito, se andava subito da lui, che cosa avremmo potuto fare? Niente, se si muoveva subito non potevamo fare niente. Se si muoveva subito. Tornò di sotto, in soggiorno. La casa era vuota. Max si fermava a colazione in ospedale e Mrs Bain era tornata a casa sua. Charlie era a scuola. Bevve qualcosa. Se si muoveva subito. Camminò avanti e indietro per il soggiorno. Faceva freddo, e c'era una leggera foschia. Da fuori arrivava l'odore del fumo. Muoversi subito significava salire di sopra, riempire una valigia e chiamare un taxi per farsi portare alla stazione. Da lì sarebbe andata in Horsey Street senza più tornare indietro. Dopo un altro bicchiere chiamò il taxi. Rimase per qualche attimo inchiodata dov'era a pensare a cosa ne sarebbe stato di Charlie, e per poco non cambiò idea. Ma non lo fece, scacciò quel pensiero."

Durante tutto il romanzo sembra quasi di attraversare gradino per gradino un girone dantesco: aria di inquietudine, di dramma, di esasperazione, di battaglie mentali destinate a infrangersi sul muro della ragione; è un viaggio senza ritorno sin dalla prima pagina. 



Qui vi lascio invece il trailer del film omonimo che vedrò prossimamente: "Follia" (film)



VOTO:


venerdì 12 settembre 2014

La conosci questa? #17

E si ricomincia. . . si va a caccia di nuove parole! Questa volta vi proponiamo ben cinque parole.


La conosci questa? è una rubrica che nasce dalla nostra idea di ricercare vocaboli italiani, poco usati e poco conosciuti. Infatti, sono tantissime le parole italiane che sono riposte nel vocabolario senza che quasi nessuno ne sappia l'esistenza. Con questa rubrica vogliamo riportare alla luce nuove parole e sfidarvi... voi conoscete queste parole?



Guia s. f. [dal germ. wīsa], letter. – Modo, maniera, forma, soprattutto in locuzioni generiche, come in tal g., in altra g., in questa o di questa g., in varia g.,in nessuna g., e sim.; non com. il plur.: in diverse guisein tutte le guise;Trasmutabile son per tutte guise (Dante). Anticam. anche foggia di vestire, moda, costume. Più frequenti, ancor oggi, le locuz. comparative a gdiin gdi, come, a somiglianza di, simile a.



Rabbuffo s. m. [der. di rabbuffare]. – Rimprovero molto aspro, fatto con intonazione sdegnata o con parole minacciose: fare, meno com. dareun r.; avere,ricevereprendersi un r.; un fieroun solenne rabbuffo.


Gazzarra s. f. [dall’arabo ghazāra «folla, gran quantità», da cui anche lo spagn.algazara]. Chiasso, baccano, dovuto di solito ad allegria esuberante e scomposta: far g.; la gdei ragazzi nel cortileuna indecentevergognosa gazzarra


Tànghero s. m. (f. -a, raro) [etimo incerto]. – Persona grossolana, rustica, goffa o villana; è parola usata soprattutto come epiteto offensivo: non voglio discutere con quel t.

Connivènte agg. [dal lat. con(n)ivens -entis, part. pres. di con(n)ivere, propr. «chiudere gli occhi», quindi «fingere di non vedere»]. Che tacitamente consente a un’azione non buona, pur avendo la possibilità, e in genere anche l’obbligo (per la funzione esercitata), di impedirla: pare che il guardiano fosse ccoi ladriessere cin un imbroglio



Voi le conoscete? Ne avete trovata qualche altra strana? 
Fateci sapere!!

giovedì 11 settembre 2014

A caccia di miti #1

Buongiorno carissimi lettori! Come annunciato qualche giorno fa, abbiamo deciso di creare questa nuova rubrica che manterremo solo in caso di interesse da parte vostra! Racconteremo ogni tanto un mito per la maggior parte della tradizione greca. . . ma di tanto in tanto ci sposteremo anche nelle regioni celtiche e nordiche (abbiamo già parlato specificamente del mito greco in questo articolo "Il mito greco"). Passiamo adesso col presentarvi il nostro primo mito!


"Il mito è dunque un ingrediente vitale della civiltà umana; 
non favola inutile, ma forza attiva costruita nel tempo" (Bronislaw Malinowski)


NARCISO

"Languì a lungo d'amore non toccando più cibo nè bevanda. A poco a poco la passione lo consumò, e un giorno vicino alla fonte ... reclinò sull'erba la testa sfinita, e la morte chiuse i suoi occhi che furono folli d'amore per sé"

Il fanciullo di cui parliamo si chiama Narciso ed era figlio della ninfa Liriope e del fiume Cefiso che, innamorato della ninfa, la avvolse nelle sue onde e nelle sue correnti, possedendola. Da questa unione nacque un bambino di indescrivibile bellezza e grazia. La madre, poichè voleva conoscere il destino del proprio figlio, si recò dal vate Tiresia per sapere il suo futuro. Tiresia dopo aver ascoltato le richieste di Liriope le disse in tono greve che suo figlio avrebbe avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se stesso. Liriope, che non comprese la profezia dell'indovino, andò via e con il passare degli anni dimenticò quanto gli era stato profetizzato.
Gli anni passarono veloci e Narciso cresceva forte e di una bellezza tanto dolce e raffinata che tutte le persone che lo rimiravano, fossero esse uomini o donne, si innamoravano di lui anche se Narciso rifuggiva ogni attenzione amorosa. Si racconta della sua insensibilità e vanità tanto che un giorno regalò una spada ad Aminio, un suo acceso spasimante, perchè si suicidasse ed Aminio tanto era grande il suo amore per Narciso, si trafisse il cuore sulla soglia della sua casa.
La sorte volle che la storia di Narciso si incrociasse con quella della ninfa Eco, incontro nefasto che fu la rovina di entrambi i giovani.
Un giorno mentre Narciso era intento a vagare nei boschi e a tendere reti tra gli alberi per catturare i cervi, lo vide la bella Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò a rimirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere e Narciso, intento a rincorrere i cervi, nè si accorse di lei nè si accorse che si era allontanato dai compagni ed aveva smarrito il sentiero. Iniziò Narciso a chiamare a gran voce, chiedendo aiuto non sapendo dove andare. A quel punto Eco decise di mostrarsi a Narciso rispondendo al suo richiamo di aiuto e si presentò protendendo verso di lui le sue braccia offrendosi teneramente come un dono d'amore e con il cuore traboccante di teneri pensieri.
Ma ancora una volta la reazione di Narciso fu spietata: alla vista di questa ninfa che si offriva a lui fuggi inorridito tanto che la povera Eco avvilita e vergognandosi, scappò via dolente. Si nascose nel folto del bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso e questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente che si dimenticò anche di vivere ed il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce.
Gli dei vollero allora punire Narcisco per la sua freddezza ed insensibilità e mandarono Nemesi, dea della vendetta, che fece si che mentre si trovava presso una fonte e si chinava per bere un sorso d'acqua, nel vedere la sua immagine riflessa immediatamente il suo cuore iniziò a palpitare e a struggersi d'amore per quel volto così bello, tenero e sorridente.
Non consapevole che aveva di fronte se stesso, ammirava quell'immagine e mandava baci e tenere carezze ed immergeva le braccia nell'acqua per sfiorare quel soave volto ma l'immagine scompariva non appena la toccava.Rimase a lungo Narciso presso la fonte cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di mangiare e di bere sostenuto solo dal pensiero che quel malefico sortilegio che faceva si che quell'immagine gli sfuggisse, sparisse per sempre.Alla fine morì Narciso, presso la fonte che gli aveva regalato l'amore anelando un abbraccio dalla sua stessa immagine. Quando le Naiadi e le Driadi andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.




Ovidio (Metamorfosi III, 420 e segg.):"Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d'avorio, il candore del volto soffuso di rossore ... Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice! ... Ignorava cosa fosse quel che vedeva, ma ardeva per quell'immagine ..."









CONOSCEVATE QUESTO MITO? CHE NE PENSATE? ASPETTIAMO I VOSTRI COMMENTI!

mercoledì 10 settembre 2014

WWW Wednesdays #24

Buongiorno carissimi lettori! Mi sembra passato un secolo dall'ultima volta che ho postato questa rubrica: non preoccupatevi però, questo non significa che io non abbia letto u.u



WWW Wednesdays è una rubrica americana ideata dal blog "Should Be Reading". Questa rubrica ha cadenza settimanale, precisamente il Mercoledì, come si può capire dal nome stesso.

La rubrica prevede di rispondere a tre domande, è molto semplice. 

-What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
- What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
- What do you think you'll read next? (Quale sarà il prossimo libro che leggerai?)

Inizio subito...
- Cosa stai leggendo?

  

Finalmente dopo anni che me lo riprometto, mi sono immerso nella lettura dell'Odissea che sto letteralmente amando come storia, scrittura, senso dell'eroico e dell'epico: sono un divoratore ossessivo di tutto ciò che riguarda o è collegato alla cultura greca. Insieme a questa lettura che procede a rilento perché nel frattempo mi documento e voglio proprio gustarmi Omero, ho iniziato un romanzo che era nella mia libreria da almeno tre anni. . . meglio tardi che mai!

- Cosa hai appena finito di leggere?


Carino, divertente e leggero! Nelle pause necessarie durante i periodi più pesanti (universitariamente parlando) continuerò la saga! 


- Quale sarà il prossimo libro che leggerai?


La mia scrittrice preferita mi reclama! Dopo aver letto "Le onde" (che dovrò rileggere nella mia vita) voglio nuovamente catapultarmi nella mente di Virginia Woolf perchè di questo si tratta, un vero e proprio viaggio nella psiche, nell'inconscio, nel magnifico.


Ora sapete tutte le mie letture ^^ E voi? Cosa rispondete alle tre domande?

martedì 9 settembre 2014

Articolo + Giveaway: Tra sogno e verità

Buongiorno carissimi lettori! Finalmente dopo le vacanze estive siamo ritornati alla carica con nuove idee, progetti e curiosità! Oggi vi proponiamo un nuovo articolo accompagnato da una piccola sorpresina. . .

"La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo."

Sognare, immaginare, crescere: tutto questo è possibile attraverso la lettura di fiabe e favole, racconti apparentemente banali e fanciulleschi ma che in realtà hanno la capacità di sviluppare l'intelletto e la creatività dei bambini accompagnandoli nel loro percorso educativo-evolutivo: non a caso due psicoterapeuti, Maiolo e Franchini, hanno pubblicato nel 2003 "Ciripò, Lilli, Rataplan e altri animali paurosi", una raccolta di favole aventi come protagonisti dei cuccioli di animali che devono affrontare le difficoltà comuni della crescita, con lo scopo di aiutare i bambini a fronteggiare le loro paure, fornendo risposte e soluzioni che sono in grado di maturare attraverso quel mondo ricco di simboli e metafore, offrendo loro consolazione, fiducia, speranza nella vita e nei sogni, con la certezza che alla fine il bene trionfa sempre sul male (lo stesso Freud considerava le favole come la risoluzione catartica dei problemi del bambino in crescita). Sicuramente ognuno di noi è cresciuto leggendo storie di tal genere letterario. .  ma quanto ne sappiamo effettivamente?  Bisogna innanzitutto fare una distinzione tra la favola e la fiaba che, nonostante abbiano diversi punti di contatto come l'origine etimologica, presentano anche delle differenze che spesso vengono confuse o dimenticate.. ma entrambe sono antiche quanto la storia dell'uomo e di questo rappresentano uno specchio di vizi e virtù, atteggiamenti e propensioni, una carrellata di difetti e tipi umani, riscontrabili negli altri ma anche in noi stessi.

La fiaba è una narrazione medio-breve e inverosimile di origine popolare dove predominano esseri soprannaturali e fantastici (fate, streghe, maghi,orchi, folletti..) isolati temporalmente e spazialmente, impegnati in avvenimenti meravigliosi e ricchi di magia. Mentre negli ultimi secoli la fiaba ha avuto sopratutto l'intento di intrattenere un pubblico di bambini, in passato coinvolgevano invece anche le donne che potevano così astrarsi mentalmente mentre svolgevano lavori automatici trovando magari una consolazione o una speranza in questi racconti che mettevano in luce miglioramenti di vita, un cambiamento che forse anche loro aspettavano o speravano per i figli, l'apoteosi di ogni personaggio, di ogni battaglia, di ogni storia: proprio loro erano i narratori principali e i maggiori depositari di storie di antiche generazioni. Ma come nasce la fiaba? Secondo Vladimir Propp i vari elementi della fiaba sono stati desunti da "riti sociali di iniziazione" durante i quali veniva festeggiato il passaggio dall'infanzia all'età adulta. In queste occasioni i fanciulli dovevano superare diverse prove mostrandosi maturi e capaci di affrontare le sfide della vita; il rito si concludeva con l'ingestione di sostanze stupefacenti che provocavano una morte temporanea dopo la quale ognuno veniva considerato ufficialmente parte della comunità adulta: secondo questa interpretazione questi riti, persi col tempo, sono stati trasposti nelle fiabe trasformando i fanciulli in eroi, le armi che venivano loro affidate in doni magici, gli stregoni che guidavano le prove in maghi, streghe e orchi. Sicuramente i più rinomati "autori di fiabe" sono i fratelli Grimm che hanno raccolto e rielaborato varie favole della tradizione popolare tedesca che ultimamente sono state "addolcite" per un pubblico di bambini che altrimenti sarebbe stato inadeguato a causa dell'eccessiva ambientazione oscura e tenebrosa e dettagli realistici cruenti: si ritiene che i Grimm abbiano comunque attuato un lavoro di labor limae per eliminare contenuti sessualmente espliciti ma nonostante questo non mancò certo il dibattito e la critica cui Jacob Grimm rispose:

"Le fiabe per bambini sono mai state concepite e inventate per bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo."

La favola invece presenta un maggior carattere realistico allontanandosi in parte dall'ambiente fantastico e immaginario: i protagonisti infatti sono, nella maggior parte dei casi, animali parlanti o oggetti inanimati che si muovono in uno spazio tangibile rappresentanti difetti e pregi degli uomini ( ad esempio il leone rappresenta la forza, la volpe l'astuzia,il lupo l'ingordigia infida). 
Inoltre, a differenza della fiabe, le favole hanno manifestamente intenti educativi e moralistici investendo sia la sfera privata che la sfera pubblica. In questo caso ricordiamo le famose favole di Esopo e Fredo, considerati i maggiori esponenti e capostipiti.





Passiamo adesso alla nostra sorpresa. . . Abbiamo deciso di mettere in palio una copia delle fiabe dei fratelli Grimm, il cui vincitore verrà scelto tramite un'estrazione random domenica 14! Per partecipare basta semplicemente rispondere alla seguente domanda accompagnandola con il link di un'immagine:

"Quale è la vostra fiaba/favola preferita? Perchè?"

Aspettiamo le vostre risposte e i vostri commenti all'articolo e . . . BUONA FORTUNA!



lunedì 8 settembre 2014

I libri della scrittrice italiana Silvia Tesio

Buongiorno carissimi lettori, in questo momento sarò in viaggio ma ho già programmato il post affinché poteste leggerlo questa mattina. Sto andando in tanti posti, ma soprattutto a Pavia per i test universitari >_< chissà come andrà!
Ma comunque non vi faccio perdere altro tempo. Oggi vi voglio presentare le due pubblicazioni di un'autrice italiana: Silvia Tesio, che ho conosciuto su Facebook, i suoi libri mi sembrano molto interessanti e quindi volevo parlarvene.

Inizio con il libro più vecchio, pubblicato nel 2009 dalla Sonzogno.

TE LO DICO IN UN ORECCHIO

AUTORE: Silvia Tesio
EDITORE: Sonzogno
PAGINE: 302
PREZZO: 18,00

Ariel ha sedici anni. Suo padre è appena morto in un incidente d'auto, la matrigna - Sara - è in coma e la madre naturale sembra scomparsa nel nulla. La ragazzina si ritrova così a fare l'ennesimo trasloco, per andare a vivere con i genitori di Sara. Ariel odia la matrigna, che prima è stata l'amante che ha allontanato suo padre da sua madre; odia i genitori di lei; ma ama Greta, la sorellastra di quattro anni, e vuole starle vicino. A scuola le cose sono sempre andate bene, ma il dramma che vive l'ha sconvolta, e così Ariel cerca rifugio nell'amore di un ragazzo troppo diverso da lei. Ma è tutto il mondo di Ariel ad andare in pezzi dopo una serie di rivelazioni. Che cosa è successo veramente la sera dell'incidente? Cosa aveva intenzione di fare suo padre? Dov'è finita la mamma? Comincia una sorta di lotta estrema tra il desiderio di ricomporre le tessere del suo passato e il bisogno di guardare al futuro, tra l'impulso di diventare una donna e la necessità di restare bambina ancora un poco.



Il secondo libro invece è stato pubblicato nel 2012 dalla Mondadori, Questo mi incuriosisce di più rispetto al primo e sono davvero tentata ad acquistarlo.


PIACERE, IO SONO GAUSS

AUTORE: Silvia Tesio
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 210
PREZZO: 17,00

Gauss ha dieci anni e dice sempre la verità. Tanto da cacciarsi nei pasticci almeno quanto chi non la dice proprio mai, come la sua famiglia. Una famiglia bizzarra e anticonvenzionale dove l'unica stranezza non è certo quella di aver chiamato un bambino con il cognome di un famoso matematico. Ora però Gauss ha un problema: proprio in quella casa apparentemente così aperta e anticonformista nessuno vuole parlargli di suo padre, che lui non ha mai conosciuto. La mamma evita accuratamente la faccenda e nonna Olimpia, quando si tocca l'argomento, spegne l'apparecchio acustico e si chiude in un mutismo ostinato. A peggiorare le cose, poi, ci si mette pure la sorellastra Leonora che da qualche tempo si è ammalata di adolescenza, diventando più che mai insopportabile. Gauss, tuttavia, non si rassegna: vuole che gli venga finalmente svelato il nome del suo misterioso e inafferrabile papà. Quando la famiglia si trasferisce a Casale Monferrato e Leonora si ficca in una situazione decisamente complicata, tutto precipita. In una girandola di situazioni tragicomiche, Gauss infila sul naso del lettore occhiali con lenti magiche e lo conduce attraverso pagine che si svelano come un giallo, ma che soprattutto raccontano l'universo incantato e saggio dei bambini e quello disincantato ma irrimediabilmente fragile degli adulti con grazia, intensità e irresistibile ironia.




Che ne pensate di questi due libri? Quale vi ispira di più?

sabato 6 settembre 2014

Recensione: Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo (Il ladro di fulmini)

Buongiorno carissimi lettori! Siete pronti per la nostra piccola sorpresa di inizio anno bloggeriano? Pazientate ancora un pochino e presto tutto sarà svelato dall'oracolo di Delfi... ah scusate, ma sono un po' preso dalla prossima recensione :P


PERCY JACKSON:
IL LADRO DI FULMINI

AUTORE: Rick Riordan
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 361
PREZZO: 13,00

Percy Jackson non sapeva di essere destinato a grandi imprese prima di vedere la professoressa di matematica trasformarsi in una Furia per tentare di ucciderlo. Le creature della mitologia greca e gli dei dell'Olimpo, in realtà, non sono scomparsi ma si sono semplicemente trasferiti a New York, più vivi e litigiosi di prima. Tanto che l'ultimo dei loro bisticci rischia di trascinare il mondo nel caos: qualcuno ha rubato la Folgore di Zeus, e qualcuno dovrà ritrovarla entro dieci giorni. Sarà proprio Percy a dover indagare sull'innocenza di Poseidone, dio del mare e padre perduto, che l'ha generato con una donna mortale facendo di lui un semidio. Nuove gesta e antichi nemici lo aspettano, e non saranno solo lo sguardo di Medusa e i capricci degli dei ad ostacolare la ricerca della preziosa refurtiva, ma le parole dell'Oracolo e il suo oscuro verdetto: un amico tradirà, e il suo gesto potrebbe essere fatale.


Avevo bisogno, durante la preparazione dell'ultimo esame universitario, di una lettura leggera, appassionante, che non toccasse problematiche filosofiche/esistenziali, ma che semplicemente mi permettesse di "staccare la spina" per qualche ora. Questo è effettivamente quello che ho trovato in questo primo capitolo della saga rinomata che riporta in vita miti e dei dell'antica Grecia. Se fosse stato un romanzo ideato per un pubblico esclusivamente adulto, alcune sarebbero le cose da obiettare/criticare ma, come ha affermato in una intervista lo scrittore Rick Riordan, questo è un libro pensato prima di tutto per i più piccoli e poi, come di fatto è accaduto, anche per i più grandi che si divertono a inoltrarsi tra mostri e antichi sortilegi. Il merito più grande dal mio punto di vista dello scrittore è stata la capacità e l'idea lodevole di riportare, con una storia che segue canoni e caratteristiche tipiche dei romanzi d'avventura fantasy, i miti greci nel mondo attuale permettendone una prima conoscenza, anche se superficiale, che potrebbe essere approfondita dai più interessati destando curiosità per le personalità e le storie infinite di quel mondo antico che non sta più trovando posto in molte menti. Per quanto concerne la storia, quello che più mi è saltato all'occhio è il capovolgimento, se così possiamo definirlo, della figura dell'eroe (in questo caso Percy): mentre nel mondo antico l'eroe greco rispondeva ai canoni di bellezza e coraggio, forza e virilità, Riordan ci presenta un semidio prudente, poco temerario all'inizio, gracile, poco fiducioso nelle sue capacità ( a questo proposito mi sono divertito a notare come quasi tutte le volte il nostro personaggio si sia mostrato terribilmente ingenuo andandosi a cacciare nei guai tra mostri, fughe e tranelli). Probabilmente ciò è dovuto alla nuova ambientazione in cui sono state inserite le personalità dell'antica Grecia: ci ritroviamo catapultati infatti nel nostro mondo, nell'attuale millennio... qui trovano posto le divinità greche, un po' stravaganti e un po' "soggette a un processo di modernizzazione per stare a passo coi tempi" ma con la stessa personalità

La storia è intrigante, richiama frammenti dei miti greci presentando luoghi, personaggi, segreti e episodi millenari. . . molto bello, a mio parere, il filone che lo scrittore ha deciso di dare all'intera storia: la vendetta dei Titani e di Crono contro gli Dei dell'Olimpo! Sono davvero curioso di sapere come andrà a finire. . . Che riescano a spodestare i loro "assassini" e riportare il mondo nel caos? Che Crono riesca adesso a ingannare Zeus, il figlio che lo ha tradito?  E che ruolo avrà Percy in questa nuova battaglia? Quali nuove imprese dovrà affrontare insieme all'amica Annabeth? Il campo Mezzosangue sta preparandosi per una nuova battaglia. . . 
Nel frattempo un consiglio a coloro che vorranno leggere questa saga: approfittatene e fatevi una bella scorpacciata di miti greci! E chissà forse troverete qualcosa di nuovo sul blog proprio riguardo questo. . .




VOTO: