ANTOLOGIA "Narrami o Musa"

lunedì 20 ottobre 2014

Recensione: Tredici di Jay Asher

Buongiorno e buon inizio di settimana a tutti voi, carissimi lettori ^^ dopo tantissimo tempo pubblico una nuova recensione! Ho altre recensioni in arretrato, ma sto cercando di recuperare. Le prossime recensioni, non saranno pubblicate e scritte in ordine di lettura, ma sto facendo un po' a casaccio xD mi scuso ancora con chi aspetta!

Oggi vi parlo di un libro che ho acquistato qui a Pavia, mi ispira già da tempo e non ho resistito... a me è piaciuto tanto, nonostante abbia letto pareri contrastanti con i miei.

TREDICI

AUTORE: Jay Asher
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 236
PREZZO: 9,50

Clay torna da scuola e fuori dalla porta trova ad aspettarlo una pessima sorpresa: sette audiocassette numerate con dello smalto blu. Ascoltandole, scopre che a registrarle è stata Hannah, la ragazza per cui si è preso una cotta. La stessa ragazza che si è suicidata due settimane prima. Quelle cassette sono il suo modo per avere l'ultima parola sulle vicende che, secondo lei, l'hanno portata alla morte: facendole scorrere, Clay scopre che il destinatario del pacchetto deve ascoltarle e poi passarle al successivo di una lista. Nelle cassette, 13 storie: ognuna legata a una persona che ha dato ad Hannah una ragione per togliersi la vita. Seppur sconvolto, non può resistere alla tentazione di esplorare a fondo la storia che lo riguarda e, guidato dalla voce di lei, visiterà i luoghi che lei vuole mostrargli, finché non gli rimarrà altro da ascoltare...


Tredici è un libro che da sempre mi incuriosiva, era da tanto in wishlist e finalmente mi sono decisa di acquistarlo e leggerlo e ho fatto più che bene.
Come avrete capito dalla trama, dovrete aspettarvi un libro spietato, che vi lascerà senza fiato. Perché Jay Asher nel raccontare la storia, non ha usato mezzi termini, non ha usato nulla per nascondere la sofferenza dei personaggi e la brutalità degli avvenimenti. Questo è un libro indirizzato agli adolescenti, ma secondo me può insegnare qualcosa anche ai più grandi, come capirete negli ultimi capitoli del libro. 

Clay è il protagonista della nostra storia, è un ragazzo come tanti altri, ma da quel giorno la sua vita non sarà più la stessa. Nell'intero libro si parlerà semplicemente di una sola giornata, quella in cui Clay davanti casa, all'uscita da scuola, trova una scatola. Il destinatario è lui, ma non c'è scritto il mittente. Quella scatola, così misteriosa, contiene 7 cassette, in ogni lato c'è scritto un numero con dello smalto blu: precisamente sono 13 numeri. Ma cosa potranno mai contenere quelle cassette? Questo è molto curioso, perché esse contengono le ultime parole di una ragazza morta suicida pochi giorni prima.
E qui mi fermo, perché non voglio rivelarvi altro e vi assicuro di non avervi fatto spoiler, nonostante possa sembrare che vi abbia rivelato qualcosa già di grosso. Voglio che da soli, scopriate cosa contengono precisamente quelle cassette, voglio che come me anche voi rimaniate colpiti dalle parole contenute in esse.

L'autore usa un linguaggio semplice, adatto al pubblico al quale è indirizzato il libro. Quindi la lettura procede molto velocemente. Jay Asher riesce, inoltre ad incuriosire il lettore, lasciandogli una morbosa curiosità che lo porterà a voler continuamente leggere la storia, per poter arrivare alla fine e premere STOP insieme al protagonista. Perché come vi dicevo prima, questo libro vi lascerà con il fiato sospeso fino alla fine, vi sembrerà di trattenere il fiato lungo il corso della storia.
Insomma, è un libro davvero invitante che consiglio a tutti i lettori, perché ha qualcosa da insegnare, ad ognuno di noi. Dire che mi è piaciuto è riduttivo, mi ha proprio stregata. Si merita il massimo dei voti.


VOTO:



Voi lo avete letto? Cosa ne pensate?

sabato 18 ottobre 2014

Euphônia di Marie Albes, il secondo volume della saga La Leggenda di Dryadem!

Buongiorno carissimi lettori e buon Sabato! Finalmente sono tornata *___* non vedevo l'ora di scrivere di nuovo sul blog, mi siete mancati tantissimo!! Non so se avete letto sulla pagina Facebook, comunque dopo tante peripezie, finalmente mi sono sistemata e anche il mio PC si è ripreso, a parte che ora dovrò riscaricare tutti i programmi, tra cui word -_- ma vabbè...

Comunque oggi volevo parlarvi di un libro di una carissima amica. Dovevo parlarvene tanto tempo fa, ma non mi è stato possibile, ma adesso è arrivata l'ora. Sto parlando del secondo volume della saga La leggenda di Dryadem, dell'autrice Marie AlbesEuphônia! Io ho terminato proprio la settimana scorsa, di leggere il primo volume, che mi è strapiaciuto (spero di scriverne presto la recensione) e ora sono curiosa di leggere questo secondo libro.

EUPHÔNIA

AUTORE: Marie Albes
PAGINE: 268
PREZZO eBook: 2,99

La vita è come una bolla d’acqua, così la vede Ayres con i suoi occhi di Driade.
È variopinta come un arcobaleno – se vista sotto la luce di una stella – ma soprattutto brilla grazie alla presenza di James, l’uomo che ha salvato da un’antica maledizione e di cui è innamorata.
E James adesso è lì, pronto a organizzare il futuro insieme a lei, a dispetto di quello che il destino sembra riservare loro.
Perché una bolla è incantevole, sì, ma anche fragile come un cristallo – allorché la si sfiori con un dito – e un cristallo si spezza in mille frammenti sottili e taglienti, impossibili da riunire.
Così Ayres si trova ad affrontare una forza che da lontano viene a rivendicare la proprietà sul suo corpo di Driade, quella stessa identità che tanto la spaventa e che costringerà lei e le persone amate a seguire un percorso scritto da secoli.
Chi è veramente la Driade? Cosa rotea intorno alla sua figura idolatrata in maniera tanto perversa?
La purezza della Messiah nasconde qualcosa dietro a quel velo candido, qualcosa da cui sembra non poter scappare e che unisce Ayres al dolore, celato silenziosamente nell’Euphônia.


Inoltre, ne approfitto per annunciarvi che potrete acquistare il primo volume, sempre in formato digitale, in offerta!! Quindi eccovi alcune info sul libro...


AUTORE: Marie Albes
PAGINE: 269
PREZZO: 0,99

Ayres den Adel è conosciuta a Wells per la sua misantropia e la sua ostilità, ma solo chi le è veramente vicino sa quanto sia sensibile.
E così, fragile e insicura, la ragazza sopravvive allo scorrere dei giorni lavorando ogni istante, cercando in tal modo di soffocare il rimorso per la colpa che l'affligge da anni, una colpa che in realtà ha radici molto più lontane di quello che lei stessa possa immaginare.
Finché un giorno, la comparsa di un misterioso tatuaggio sulla sua pelle e l'arrivo di James Armstrong - venuto appositamente dall'Alaska per chiederle aiuto - sconvolgono la sua vita passiva.
La sua stessa percezione del mondo verrà capovolta dal susseguirsi degli eventi, che la rinchiuderanno in una morsa di sentimenti opposti: amore e odio, pace e vendetta.
Una morsa che Ayres sarà costretta ad affrontare, per rinascere poi come una fenice dalle ceneri che provocherà.



Che ne pensate dei due volumi? 
Qualcuno ha letto il primo, come me?


mercoledì 15 ottobre 2014

A distopic World

Il termine utopia, desunto probabilmente per la prima volta dall'omonimo libro di Tommaso Moro, simboleggia la rappresentazione, ai livelli massimi di perfezione, di un luogo al contempo irreale e irraggiungibile, nonché qualsiasi tipologia di società o pensiero caratterizzato da valore intrinseco e desiderabilità. Al contrario, distopica viene definita quella realtà le cui caratteristiche costitutive sono estremizzate in senso negativo al punto da renderla aberrante e indesiderabile a causa delle condizioni di vita miserabili, della soppressione dell'individualità e della libertà della persona, della emancipazione di fenomeni quali la persecuzione, la violenza, la discriminazione: una visione apocalittica in cui piomba l'umanità. Il mondo distopico, seppure lontano spazialmente e cronologicamente dal nostro, invita il lettore a riflettere su quanto sia effettivamente grande la distanza, su quali meccanismi sociali vigenti siano assimilabili a quelli descritti, su quali azioni o decisioni potrebbero portarci a un tale stato di degrado e miseria. La distopia è quindi un luogo infelice che esiste e che ha perso le caratteristiche che lo spazio umano aveva in principio, è una società opprimente e rinchiusa in se stessa sotto il controllo di un qualche tipo di stato, istituzione o governo autoritario. Le distopie letterarie sono infatti frutto dell’immaginazione di scrittori che hanno  saputo cogliere quegli elementi della realtà attorno a loro che ritenevano potenzialmente pericolosi  per l’equilibrio della società, e sono riusciti a fonderli assieme alle proprie paure e suggestioni per  immortalare la propria visione distopica sulle pagine di quei romanzi entrati a far parte del patrimonio letterario mondiale: il genere distopico ha quindi un carattere militante, è una critica sociale, anti-totalitaria e anti-repressiva.  Che siano un campanello d'allarme sul nostro futuro? 

Generalmente la distopia viene indicata come un sotto-genere della letteratura fantascientifica. Il racconto è ambientato in un futuro prossimo e con scenari post-apocalittici, sotto il giogo di un regime totalitario o con la combinazione di entrambi. Mentre l'utopia indicava un cammino da seguire, una serie di norma che se si fossero seguite avrebbero risolto i mali del presente, la distopia invece si concentra sulla caratteristiche negative deformando la realtà e mettendo al centro dell'attenzione un pericolo, una deviazione che potrebbe avere conseguenze nefaste. Per tutti gli scrittori, passati e contemporanei, il punto di partenza rimarrà sempre lo stesso: rispecchiare la realtà contemporanea, attraverso un'immagine alterata di essa. Le principali caratteristiche dei romanzi dispotici sono:

  • Rendere visibili le imperfezioni del presente attraverso la descrizione di un futuro non più imbevuto di un progresso benevolo, in cui la scienza non regala più abbastanza, in cui la tecnologia è un'arma nelle mani dei potenti che la impiegano per il controllo poliziesco della popolazione. Si tratta di una denuncia non nei confronti del progresso stesso, ma nei confronti della sua deviazione e alterato scopo.
  • La società vive in parte sottomessa dal regime del terrore, in parte è società di massa, omologata e conformista. 
  • La propaganda di regime, messa in atto mediante il controllo totale dei mezzi di comunicazione, convince la popolazione che il mondo in cui vive è il migliore. Non c'è bisogno quindi di nessun cambiamento, di nessun evento dinamico. 
  • L'individualità viene considerata un valore negativo e viene soppressa insieme alla sfera privata e emotiva. Tutti sono continuamente sorvegliati. Non c'è spazio per una mente libera.
  • Il protagonista è spesso il libero pensatore che deve sfidare l'intero sistema, un classico eroe titanico costretto a lottare contro tutto e tutti. Di conseguenza l'intero romanzo appare percorso dalla sua solitudine, dalla sua rabbia, dalla sua voglia di sfida e lotta, dalla sua nostalgica disperazione.


Noi: Evgenij Zamjatin

Tratte dalla lettera che Evgenij Zamjatin (1884-1937) spedì a Stalin nel 1931 nel tentativo di vedersi commutata in esilio quella "privazione della possibilità di scrivere" che pesava sul suo animo come una "pena di morte", queste parole sono la testimonianza della dura censura che colpì "Noi", l'avveniristico e lungimirante atto d'accusa contro la spietata e progressiva diffusione del taylorismo nella società sovietica e la morsa totalitaria in cui la Russia sarebbe rimasta strangolata sotto il regime di Stalin. Nella città di vetro e di acciaio dello Stato Unico gli individui sono ridotti a numeri e vivono nel rigoroso rispetto dell'autorità del Benefattore, garante assoluto di una felicità "matematicamente" calcolata. Non esistono né vita privata né intimità. Le pareti degli edifici sono trasparenti, e anche il tempo dell'amore è scandito da orari e modalità rigorose. Scritto in forma di diario tenuto dal costruttore di una macchina spaziale, l'Integrale elettrico, che avrebbe il compito di esportare in tutto l'universo "il benefico giogo della ragione", "Noi" incarna una delle più sofisticate e lucide anti-utopie della letteratura novecentesca.



1984: George Orwell

L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza "sovversiva". Una società fortemente gerarchica, un regime propagandista che si serve della tecnologia per controllare ogni singolo membro della società, un sistema penale violento che persegue l’eliminazione di ogni dissenso, la riscrittura continua della storia e della memoria, l’incitamento all’odio verso ciò che è esterno o diverso e il conseguente, assoluto conformismo.



Il Mondo Nuovo:Aldous Huxley
In un mondo dove sesso libero (anche tra minori!) e consumo di droghe sono tollerati e incoraggiati, dove le persone vengono geneticamente modificate e selezionate alla nascita, alcuni personaggi cercheranno di vivere secondo le loro idee rimanendo però disadattati e infelici.Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l'eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società. Il mondo che vi è descritto potrebbe essere un'auspicabile utopia ovvero un drammatico limbo esistenziale. Nei fatti il ritratto che ne fa l'autore è distaccato, sebbene a volte traspaia velatamente una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi delle varie vicende; più spesso il narratore appare tuttavia interiormente rattristato dalla scena da lui descritta, ed è forse proprio questo il motivo per cui a volte indugia forzatamente negli improvvisi aspetti grotteschi del dramma.





Fahrenheit 451: Ray Bradbury

In un'allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più conosciuto del celebre scrittore americano di fantascienza.





Il signore delle mosche di William Golding

Un aereo cade su un'isola deserta mentre è in corso un conflitto planetario. Sopravvivono solo alcuni ragazzi che si mettono subito all'opera per riorganizzarsi senza l'aiuto ed il controllo degli adulti. Sembra il prologo ideale per un romanzo d'avventura che celebri il pragmatismo e il senso della democrazia britannici. Qualcosa invece comincia a non funzionare come dovrebbe, emergono paure irrazionali e comportamenti asociali, da cui si sviluppa una vicenda che metterà a nudo gli aspetti più selvaggi e repressi della natura umana.


Questi sono soltanto alcuni dei romanzi distopici che si sono imposti nel panorama letterario mondiale in passato, mentre adesso stanno emergendo nuove story-line quali Hunger Games, Divergent, The giver. 

  


Cosa ne pensate di questo genere letterario? 
Dei romanzi nati nel '900 e di quelli attuali?

Anteprima: "Io, Fidel" di Noa Bonetti

Buongiorno carissimi lettori! Oggi vi presentiamo un nuovo libro dai tratti giornalistici e storici!

Un dialogo informale per riconsiderare Fidel Castro, l’eroe della Rivoluzione cubana, il freddo dittatore che domina da decenni l’isola caraibica resistendo all’ingerenza americana e alle lusinghe del capitalismo. Sotto quale luce valutare la figura dell’ex Presidente cubano? Paladino della libertà o
presuntuoso despota? Due amiche di età e cultura differente discutono della biografia e delle gesta di Fidel analizzando capitoli fondamentali della storia del Novecento e dinamiche quotidiane relative all’imbarbarimento dei costumi, al decadimento morale e culturale della società. Confronto che trascende il luogo comune e le aride prese di posizione ideologiche per raccontare con estrema libertà l’affascinante vicenda politica, militare e istituzionale di Castro. Dalle prime azioni di guerriglia del Movimento 26 Luglio alla liberazione dell’Avana al fianco di Che Guevara, dall’invasione della Baia dei Porci alla crisi missilistica del 1962. Un lungo, appassionante, cammino di successi, sofferenza, eroismo, speranza, scontri e contrapposizioni ambientato nella rigogliosa isola della mariposa e dello zucchero, della Santeria e del socialismo in salsa tropicale.
In IO, FIDEL ecco Noa Bonetti mescolare sensibilità giornalistica e impeto narrativo per tratteggiare un ritratto personale, coinvolgente, del Líder Máximo, il guerriero orgoglioso che di fronte al tribunale accusatore dichiarò “condannatemi, non importa, la storia mi assolverà.” Parole
pronunciate nel 1953, quando Fidel era soltanto un giovane avvocato e Cuba una nazione corrotta, in crisi profonda, depredata dal malgoverno dittatoriale filo-americano di Batista. Nessuno a quel tempo poteva immaginare che quel ragazzo smilzo e coraggioso sarebbe divenuto l’eroe dell’isola,
il capo del regime più discusso e agguerrito del xx secolo.

IO, FIDEL


AUTORE: Noa Bonetti
EDITORE: Iris 4 edizioni
PAGINE: 128
PREZZO: 13,50

Sentimenti privati, suggestioni legate allo spirito individuale e transeunte di epoche andate, ricordi e ideali per far risplendere in rifrazione l’immortale stella di Fidel Castro. El Comandante che libera Cuba dall'oppressione americana, instaura il regime socialista e combatte l’imperialismo accentrando il potere istituzionale nelle proprie mani. In IO, FIDEL Noa Bonetti evita di dissezionare fatti documentati già archiviati da politica e storia, polemizzare su opinioni indulgenti o severe, fini a se stesse. E per raccontare l’entusiasmante vicenda umana, ideologica, di Castro l’autrice sceglie la via discreta della drammatizzazione dialogica immaginando l’appassionato confronto tra due donne. Amiche separate da anni con esperienze contrastanti che il caso accompagna sino alla rievocazione degli anni della Rivoluzione Cubana. Tracciano infatti insieme il profilo spirituale, morale, del Líder Máximo per assecondare le sfolgoranti luci e le profonde ombre del mito. Dibattito in cui vita e ricordo s’intrecciano idealmente come amanti lontani che si scambiano emozioni e si rubano pensieri.

L'AUTRICE:
Noa Bonetti è milanese ma vive a Roma. A Londra ha lavorato per il Commonwealth poi alle Ricerche Atomiche Nucleari di Frascati infine è passata al giornalismo. Oltre a regie teatrali ha realizzato rubriche e servizi per le tre reti RAI-TV. Collaboratrice di vari quotidiani e rotocalchi: Il Messaggero, La Repubblica, Oggi... Nel 1980 con Donne al Governo ha vinto il Premio Internazionale Città di Anghiari per un Libro Politico-Storico. Nel 1985 il Gran Premio Internazionale di Poesia. 1987, Premio Giornalistico per la diffusione della Cultura Informatica. 1988, Fotogramma d’Oro del Premio Cronaca ’87 per il Giornalismo nelle Immagini. Libri pubblicati: Volti Pettegoli (1985), Veleno al Femminile (1986), Spuntino di Mezzanotte (1989), Angeli in Polvere (1990), Un’Amica di Nome Moana (1995, Sperling & Kupfer), Io, Donna Kamikaze (2005), Nell’Arca di Noa (2006), Giù la Maschera (2007), Il Veleno è Donna (2008),
Un’Amica di Nome Moana (2009, IRIS4 Edizioni).


martedì 14 ottobre 2014

Wishlist: i libri non finiscono mai

Buon pomeriggio carissimi lettori!
Nonostante mi sia ripromesso di non comprare nessun libro prima di terminare la lettura di almeno dieci libri rimasti inerti per anni sugli scaffali della mia libreria, non potevo non adocchiare qualche nuovo romanzo >.<  Questi sono soltanto alcuni dei libri usciti ultimamente (ho deciso di presentarvene soltanto tre per non fare un post troppo lungo) che vorrei acquistare... ovviamente tra qualche mese, devo restare fedele ai miei buoni propositi!


      Le nere ali del tempo: Diane Setterfield

 Will Bellman ha dieci anni e quattro giorni quando corre con gli amici a giocare nei campi vicino al fiume, dove i corvi scendono in picchiata in cerca di larve. "Scommetto che riesco a colpire quell'uccello" dice euforico, indicando il ramo più alto di una quercia lontanissima. Un'impresa decisamente fuori dalla sua portata. In un silenzio da rito mistico cerca la pietra più adatta, liscia e tondeggiante, carica la sua fionda perfetta, si prepara al lancio con i muscoli tesi e il cervello che calcola la direzione esatta. Will è un tiratore esperto, ha vista buona e mano ferma, si esercita molto. E così la pietra parte in volo, talmente lenta da far sperare che l'uccello nero riesca a volare via. Ma l'uccello non si muove e la pietra completa il suo arco. Il corvo stramazza a terra. Il mattino dopo Will si sveglia con la febbre altissima, e per una settimana suda e urla di dolore nel suo letto, tutte le forze di bambino tese in un'unica grande sfida: dimenticare quello che è accaduto al fiume. Molti anni dopo, Will Bellman è un uomo di successo, dirige il grande opificio di famiglia, ha una bella moglie e figli amatissimi. Improvvisamente, però, una serie di episodi sinistri comincia a distruggere tassello dopo tassello quella vita che ha così magnificamente costruito. Lutti e disgrazie si presentano con sempre maggior frequenza, come le apparizioni dello sconosciuto vestito di nero che sta all'ombra del camposanto.



Alabarde, alabarde: José Saramago
Alabarde, alabarde

Artur Paz Semedo, impiegato di una storica fabbrica d'armi, le Produzioni Bellona SA., e intenditore di film bellici, viene profondamente colpito da alcune commoventi immagini de "L'Espoir", di André Malraux, cui assiste casualmente. La successiva lettura del libro, che pare già provocare un'impercettibile incrinatura nelle sue certezze di amante appassionato delle armi da fuoco, e, poco dopo, il suggerimento della ex moglie Felicia, una pacifista convinta, di investigare negli archivi dell'azienda per scoprire se le Produzioni Bellona SA. abbiano mai venduto armamenti ai fascisti lo avviano verso un'avventura che purtroppo non sapremo, pur potendolo immaginare da fedeli lettori di José Saramago, fin dove lo avrebbe condotto


I giorni dell'eternità: Ken Follett

I giorni dell'eternità. The century trilogy. Vol. 3
"I giorni dell'eternità" è la conclusione della trilogia "The Century", dedicata al Novecento, nella quale Ken Follett segue il destino di cinque famiglie legate tra loro: una americana, una tedesca, una russa, una inglese e una gallese. Dai palazzi del potere alle case della gente comune, le storie dei protagonisti si snodano e si intrecciano nel periodo che va dai primi anni Sessanta fino alla caduta del Muro di Berlino, passando attraverso eventi sociali, politici ed economici tra i più drammatici e significativi del cosiddetto "Secolo breve": le lotte per i diritti civili in America, la crisi dei missili di Cuba, la Guerra fredda, ma anche i Beatles e la nascita del rock'n'roll. Quando Rebecca Hoffmann, insegnante della Germania Est, scopre di essere stata spiata per anni dalla Stasi prende una decisione che avrà pesanti conseguenze sulla sua famiglia. In America, George Jakes, figlio di una coppia mista, rinuncia a una promettente carriera legale per entrare al dipartimento di Giustizia di Robert Kennedy e partecipa alla dura battaglia contro la segregazione razziale. Cameron Dewar, nipote di un senatore del Congresso, non si lascia scappare l'occasione di fare spionaggio per una causa in cui crede fermamente, ma solo per scoprire che il mondo è molto più pericoloso di quanto pensi. Dimka Dvorkin, giovane assistente di Nikita Chruscëv, diventa un personaggio di spicco proprio mentre Stati Uniti e Unione Sovietica si ritrovano sull'orlo di una crisi che sembra senza via d'uscita.



 Li avete letti? Che ne pensate? 
E quali sono invece i vostri ultimi acquisti? 

giovedì 9 ottobre 2014

Narrami O Musa: inizio quinta sessione

Buongiorno carissimi lettori! Non mi stancherò mai di ringraziare tutti coloro che portano avanti insieme a me questo nostro piccolo progetto letterario: la nostra felicità più grande è leggere i vostri racconti e entusiasmarci, emozionarci, restarne colpiti e ahimè ci spetta anche votare ma in fondo anche in quello c'è un lato divertente :P 
La nostra avventura insieme è iniziata poco più di un anno fa con la prima sessione.. eravamo un po' dubbiosi e incerti ma le nostre aspettative si sono rivelate migliori del previsto! Oggi inauguriamo la nostra quinta sessione *_* 


Ognuno di noi ha una storia da raccontare e ognuno deve avere la possibilità di farlo. 
Vuoi raccontarci la tua? 

"Narrami, o Musa"  è un contest di scrittura creativa che nasce dalla volontà di creare uno spazio costruttivo dove i giovani autori, o coloro che desiderano diventarlo un giorno, possano confrontarsi, esprimere le proprie opinioni e i propri giudizi, mostrare le proprie capacità e il fuoco che li anima dentro, le storie che nascono dal nulla, le voci che improvvisamente sentono nella mente e che pregano di essere raccontate, di diventare reali. Come funziona questo progetto? 
Ogni 2 mesi verrà scelto da noi blogger un tema esplicato da una frase o semplicemente da una parola e poi tocca a voi, prendete foglio e penna e date spazio alla fantasia, liberate le parole che affollano la vostra mente. Quali sono le regole per partecipare?

REGOLE

  • Inviare una richiesta di partecipazione all'email eziocammisa@hotmail.it (cui potrete rivolgervi anche per informazioni) o all'account facebook
  • Possono partecipare sia coloro che non hanno pubblicato un libro sia gli scrittori 
  • Non è possibile partecipare attraverso opere già pubblicate
  • Verranno escluse dalla votazione opere soggette a plagio 
  • Ogni sessione avrà la durata di 2 mesi al termine dei quali procederemo alla scelta del brano più bello che farà il giro dei blog che fanno parte della giuria. 
  • La lunghezza massima dell'elaborato è 5 pagine word: Times New Roman, carattere 12.
  • Bisogna inviare l'elaborato alla email soprastante entro il 15 dicembre.

Il tema che abbiamo scelto per questa nuova sessione è molto vago ma lasciamo piacevolmente spazio alla vostra immaginazione... Abbiamo deciso di farvi scrivere un brano appartenente al genere DISTOPICO! Fateci scoprire i vostri nuovi assetti mondiali, le vostre nuove regole strane e profetiche, le vostre scenografie e i vostri personaggi!


BUONA SCRITTURA A TUTTI!

mercoledì 8 ottobre 2014

Recensione: Frankenstein di Mary Shelley

Buon pomeriggio carissimi lettori! Finalmente ho letto uno dei romanzi più famosi della letteratura.. e terminata la lettura, oltre alle varie sensazioni e a i pensieri che aleggiavano in mente, mi sono chiesto "è finita ormai da tempo la vera letteratura?".


FRANKENSTEIN


Victor Frankenstein è un uomo di scienza, vero appassionato di tutto quanto riguardi le origini della vita e il mistero dell'esistenza: i suoi studi infatti lo assorbono a tal punto da isolarlo da tutto e da tutti finchè un giorno la sua tenacia viene ricompensata... egli infatti giunge finalmente alla scoperta della "causa" che genera la vita. Tutto è pronto, a questo punto, per il passo successivo: davanti a lui, steso supino su un lettino, si trova la Creatura, un macabro assemblaggio di pezzi umani creato a propria immagine e somiglianza, creatura cui il dottor Frankenstein decide di instillare l'essenza della vita appena scoperta.


Avrei voluto vivere in quel periodo, avrei voluto acquistare una delle prime copie del romanzo di Mary Shelley, avrei voluto poter comparare le sensazioni scaturite nei lettori di quel tempo e in quelli di oggi. . . in entrambi i casi probabilmente sarei stato sorpreso dalla mia naturale e spontanea esaltazione dovuta a genialità e creatività sorprendente. Chissà se Mary Shelley avrebbe mai pensato che "una storia nata quasi per gioco" avesse avuto tale fortuna imponendosi nel panorama letterario e cinematografico, affondando le proprie radici nell'immaginario collettivo. Come afferma infatti l'autrice all'interno della prefazione al romanzo l'idea di Frankenstein inizia a prendere corpo nell'estate del 1816, in Svizzera, a casa dell'amico Byron il quale, dopo la lettura collettiva di diverse storie di fantasmi, aveva proposto alla giovane donna e al marito Percy, nonché all'additato amante Polidori, che ognuno scrivesse una storia di tal genere.. 

"Io mi dedicai a pensare a una storia, una storia in grado di rivaleggiare con quelle che ci avevano spinti a questa impresa. Una storia che parlasse alle misteriose paure del nostro animo e che risvegliasse brividi di orrore, che rendesse il lettore timoroso di guardare dietro di sé, che gelasse il sangue e accelerasse i battiti del cuore"

Alternando la forma epistolare e memoriale, le vicende vengono principalmente narrate da Walton, giovane marinaio in avanscoperta che, durante il proprio viaggio ai limiti del possibile e delle terre fino ad allora conosciute, incontra l'ormai decaduto e consunto dottor Victor Frankenstein prossimo alla morte ma con "un'espressione feroce, quasi folle", ancora pieno di odio e rancore verso il frutto della sua scienza, delle sue ricerche, delle sue notti insonni, ma schiacciato dal peso di un dolore senza uguali. Victor sin da giovane si è dedicato assiduamente allo studio e alla ricerca, non riusciva a saziare la sua sete di conoscenza, sete dapprima colmata da teorie e dottrine millenarie ma rigettate dai contemporanei (come l'alchimia dei ricercatori della pietra filosofale) e successivamente da materie mediche e scientifiche.

Ma sarebbe bastato soltanto questo per una vita appagante e tranquilla? No. Victor vuole essere grande, troppo grande, aspira a oltrepassare i limiti della conoscenza umana, vuole dominare i fenomeni che regolano la vita e la morte, gioca a fare Dio, anzi lo sfida apertamente, come un Prometeo moderno, agendo sul corso naturale delle cose e plasmandole a proprio piacimento, conducendo degli esperimenti per donare agli uomini la possibilità di annullare la morte , di essere capaci di creare dal nulla,  con l'aiuto della scienza, un nuovo essere umano. Cieco alla ragione non percepisce la potenza della creatura da lui generata e le possibili conseguenze, sembra ignaro della sua arroganza e della sua ossessiva continua attività in laboratorio, isolato in ambienti tetri e malsani dal resto del mondo, lontano dagli affetti più cari, dal calore di tiepidi raggi solari, emaciato dal tempo e dalla mancanza di cure verso se stesso, preoccupato solo di avere tutti i materiali necessari per la realizzazione del progetto. Un nuovo Mister Hyde in cui affiorano sentimenti contrastanti, in cui la follia di oltrepassare i limiti ha offuscato tutto il resto, un uomo che appare immorale discostandosi dalle linee guida dell'etica e delle visioni del periodo.

"La vita e la morte mi sembravano limiti ideali che io per primo avrei oltrepassato, per riversare un torrente di luce nel nostro oscuro mondo. Una nuova specie mi avrebbe benedetto come il suo creatore e la sua sorgente: molti esseri felici ed eccellenti avrebbero dovuto a me la loro vita."

Soltanto nel momento in cui la creatura emette il primo flebile respiro, Victor scappa di fronte all'aspetto terrificante e brutale del mostro e apre finalmente gli occhi. Possibile che sia stato così stolto? Quali saranno le conseguenze della sua avida brama di conoscenza e successo? Così privato di un padre e di una guida, informe, senza nome né identità,  il giovane "mostro" inizia a muoversi all'interno del mondo, puro e innocente, conoscendo per la prima volta l'ambiente circostante, arricchendosi di colori, sapori, immagini, odori, emozioni nuove: è chiaramente evidente come la creatura simboleggi l'uomo incontaminato, la tabula rasa di Rousseau non ancora soggetta alla civilizzazione. Ma una volta entrati a contatto col mondo esterno, quale è il prezzo da pagare? In che maniera viene forgiato questo spirito nobile e elevato? Il mondo lo rifiuta, gli esseri umani fuggono di fronte alla sua visione ponendo attenzione soltanto all'aspetto esteriore, trascurando l'emotività e la sensibilità del protagonista, macchiandolo di una colpa non sua, incolpandolo di una condizione di cui egli non è causa ma vittima. Si assiste così a una metamorfosi che lo costringerà a perdere l'innocenza iniziale tra crimini e misfatti efferati, strangolando fanciulli nella notte e donando l'ultimo sonno ai più cari vicini del creatore, peccatore di Ubris. Lui desiderava soltanto una vita ricca di amore e amicizia, una vita contrassegnata da emozioni e sentimenti, voleva condividere il
proprio essere interiore, la sua vera essenza nascosta da sembianze mostruose. . . ma la società lo rifiuta, lo emargina stando sul piedistallo dei propri pregiudizi e delle proprie salde fondamenta, ha paura della terra che trema e che potrebbe franare sotto i loro piedi.  Il mostro, denominato Frankenstein come il creatore, può essere considerato un eroe romantico, un eroe titanico che alla fine ricerca nella morte la pace interiore,l'annullamento della propria personalità, l'ultimo grido disperato della sua anima ormai rassegnata.

Frankenstein è un romanzo di passioni umani e di solitudine nel quale Shelley non ci mette principalmente in guardia dallo sviluppo scientifico ( uno dei temi più caldi di quel periodo in cui si guardava alla rivoluzione industriale con esaltazione entusiastica e contemporaneamente col terrore della "macchina")  ma da noi stessi: non il progresso, non l'avanzamento tecnologico, non le nuove conoscenze, ma è il pregiudizio, la paura del diverso, l'esclusione sociale a creare il mostro. Ma chi è il vero mostro? 

"L'essere che avevo posto fra gli uomini e dotato di volontà e di capacità per portare a compimento propositi orrendi, come l'atto che aveva ora compiuto, mi parve come il mio stesso vampiro, il mio stesso spirito uscito dalla tomba e costretto a distruggere tutto quello che mi era caro" 


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