giovedì 29 novembre 2012

Autore: Isabel Allende

Anche questa settimana voglio parlarvi di un'autrice a me abbastanza cara..




"La scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria. I ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l'abito della nostra personalità, e rischiamo di rimanere laceri, scoperti. Così scrivere mi consente di rimanere integra e di non perdere pezzi lungo il cammino."


Isabel Allende Llona è una delle autrici latinoamericane di maggior successo al mondo. Ha scritto romanzi basati sulle sue esperienze di vita, ma ha anche parlato delle vite di altre donne, unendo insieme mito e realismo. Ha partecipato a molti tour mondiali per promuovere i suoi libri ed ha anche insegnato letteratura in vari college statunitensi. A tre anni dalla sua nascita il padre, Tomas Allende, divorzia e abbandona la famiglia; la madre decide di tornare in Cile con i tre figli e andare a vivere nella casa del nonno.Grazie all'aiuto del cugino del padre Salvador Allende, futuro presidente del Cile, a Isabel e ai suoi fratelli non mancherà la possibilità di studiare e di vivere senza problemi economici. Nel 1956 la madre si risposa con un diplomatico e a causa del suo lavoro la famiglia farà dei soggiorni all'estero,soggiorni che le permetteranno di conoscere un mondo diverso da quello da lei fino ad allora conosciuto nella casa del nonno. Tornata in Cile, nel 1962 si sposa con Michael Frías, da cui avrà due figli, Paula e Nicolás. Da questo momento si dedicherà al giornalismo, mestiere che sarà da lei sempre molto apprezzato. Nel 1988 divorzia da Frías ed il successivo matrimonio con William Gordon, con conseguente trasferimento in California. Nel 1991 improvvisamente la figlia Paula, a ventotto anni, si ammala di una malattia rara e gravissima,che la trascina in un lungo coma. Isabel non abbandona la figlia per tutto il tempo e rimane al suo capezzale; durante tutto questo tempo comincia a scrivere, raccontando i ricordi della loro vita insieme in una commovente autobiografia. Un anno dopo la scomparsa della figlia, la Allende pubblica gli scritti nel libro “Paula”.In tempi più recenti Allende si è dedicata alla stesura di una trilogia per ragazzi dedicata ai nipoti: i primi volumi sono stati “La città delle bestie”e “Il regno del drago d'oro”poi ha seguito l'ultimo volume ” La foresta dei pigmei”.Nel maggio 2007 è stata insignita a Trento della laurea honoris causa in lingue e letterature moderne euroamericane.L'ultimo suo libro è intitolato “Il quaderno di Maya”ed è uscito nelle librerie nel 2011. Nel settembre 2010 è stata insignita con il Premio Nazionale Cileno per la Letteratura.

    "Non invento i miei libri: saccheggio storie dai giornali o ascolto con orecchio attento le vicende degli amici. [...] Da questi spunti poi i miei personaggi emergono da soli, con naturalezza."



Parliamo appunto del suo ultimo libro...

"IL QUADERNO DI MAYA"



Isabel Allende non crede al destino. Le protagoniste dei suoi libri sono donne responsabili, che combattono le avversità con coraggio e ostinazione e che scelgono la propria vita in piena autonomia. E' quanto avviene anche in "Il quaderno di Maya", il suo ultimo romanzo, storia di una ragazza americana dei nostri giorni che, appena diciannovenne e già braccata da spacciatori e agenti federali, si lascia alle spalle le precoci e brutali esperienze consumate tra alcol e droga e fugge dalla California, per rifugiarsi in Cile, in un'isola incantata dell'arcipelago di Chiloé, terra d'origine della sua nonna paterna, Nini. Un luogo primordiale, ma amico, dove ritrovare le proprie radici, passaggio indispensabile per guardare al futuro. Lì Maya impara ad apprezzare la natura, la semplicità dell'esistenza quotidiana e a riscoprire i valori famigliari. La ragazza si porta dietro un quaderno che le ha regalato la nonna prima di lasciarla partire e scrive su quelle pagine tutto quello che le accade sull'isola: il presente si alterna alla sua vita passata a Las Vegas e agli anni del degrado e della marginalità che l'avevano fatta precipitare nel pozzo. Maya è una ragazza forte e Isabel Allende, che crede nella libertà personale come insostituibile elemento della formazione di sé, la racconta pescando nella realtà delle nipoti adolescenti e, come sempre, riesce a intrecciare magistralmente le scelte della protagonista con le vicende e le azioni degli altri personaggi. Per, infine, approdare a un epilogo che sa di riscatto e che premia l'ardimento e la forza. Il quaderno di Maya è un libro diverso dagli altri ma, come la maggior parte dei romanzi della scrittrice cilena (è nata in Perù ma ha vissuto a lungo in Cile, in Venezuela e ora abita negli Stati Uniti), parla d'amore e d'amicizia, di audacia e di emozioni e della possibilità che accada quel che sembra impossibile. E, se mai ce ne fosse bisogno, è l'ennesima prova dell'infinito talento di Isabel Allende e di quanto la scrittrice sappia sempre arrivare al cuore dei suoi lettori.

                                           E voi quale libro avete letto della scrittrice?














mercoledì 28 novembre 2012

Intervista a... Alessandro Riccardi

Ecco l'intervista dell'autore de "La lunga notte"...


Ciao Alessandro, parlaci un po' di te.
Ho 35 anni, nasco come sceneggiatore e regista, attualmente ho una mia società di produzione cinematografica. Ho la fortuna di lavorare con mia moglie e mi piace andare in giro per il mondo a fare riprese, raccontare storie. Mi ritengo un ragazzo fortunato!
L'attività di scrittore: vocazione o scelta?
Direi vocazione. Ho sempre amato raccontare storie e mi piace sperimentare linguaggi diversi. Ho provato il racconto teatrale, quello cinematografico e quello narrativo. Quest'ultimo è quello che amo di più, mi permette di non avere limiti, di scavare nelle storie come voglio, approfondire dei lati che in altri contesti non mi sarebbe permesso.
La lunga notte: cosa rappresenta questo romanzo per te?
La lunga notte rappresenta un lungo periodo della mia vita, durante il quale svolgevo un lavoro che non mi piaceva e mi sentivo in trappola, schiacciato da una serie di aspettative che pensavo di dover soddisfare, prima di rendermi conto che non era la vita che volevo. Scrissi questo libro perché sentivo il desiderio di raccontare una storia che non aveva collegamenti con la realtà, perché la realtà che vivevo non mi piaceva.
Quando ripenso alla scrittura de La lunga notte, lo ricordo come un momento di evasione.
Come mai hai deciso di avvicinarti al mondo dei vampiri?
Da quando a 13 anni lessi Dracula, di Bram Stoker, la figura del vampiro mi ha sempre affascinato. Ho dedicato tanto tempo a studiare le leggende e i racconti, ho letto molti romanzi sui vampiri e visto parecchi film.
Prima che arrivasse Twilight i vampiri erano i miei personaggi horror preferiti... ora ho cambiato genere! ;);)
Tiziano: affascinante e forte, tormentato e inseguito. Come è nato questo personaggio nella tua mente? E francesca? La storia si è schiantata su di te casualmente o è stata finemente elaborata?
La storia è nata in modo spontaneo. Inizialmente l'idea era solo quella di raccontare la nascita di un nuovo vampiro. Quando mi sono seduto al computer per scrivere, ero convinto che sarebbe stato un racconto. Poi più scrivevo e più mi veniva da scrivere.
Alla fine avevo scritto 250 pagine e neanche me n'ero accorto.
Tiziano è nato in una notte. Sognai questo ragazzo con i capelli lunghi, pallido, molto bello, che mi raccontava la storia di questo amore perduto tragicamente in giovane età (quella che poi è diventata la sua storia con Caterina). Mi svegliai con una forte sensazione di malinconia addosso e pensai che chiunque avesse vissuto un'esperienza come quella, non avrebbe mai più potuto trascorrere una vita realmente serena.
Francesca invece è l'antitesi. E' una ragazza insieme sfortunata e fortunata, che ha subito una grave perdita, ma questo non ha minato la sua stabilità. Il problema è che questa stabilità diventa per lei una gabbia dalla quale fuggire, non un motivo di serenità.
E' per questo che accetta così velocemente la proposta di Tiziano, perché in realtà non vede l'ora di cambiare radicalmente la propria vita, renderla più emozionante.
Quali sono secondo te i pro e i contro del tuo libro?
E' difficile dirlo adesso, perché sono passati 4 anni da quando è stato pubblicato, e se lo scrivessi oggi verrebbe fuori un libro completamente differente.
Credo comunque che il punto forte sia una scrittura scorrevole, che rende la lettura veloce e non faticosa. Questa è una cosa che mi hanno detto in molti, sia chi ha amato questo libro, sia chi l'ha detestato.
Il punto debole principale credo sia proprio il personaggio di Francesca. Oggi mi rendo conto che è una ragazza piuttosto debole, diversa da quella che avevo in mente mentre scrivevo.
Un libro che parla di oscurità e personaggi della notte. Quale senso attribuisci al buio? Ed esiste una luce?
Io amo il buio. L'ho sempre amato. Da piccolo avevo molti amici che ne avevano paura, io invece se entravo in una stanza completamente buia mi sentivo sereno.
Non vedo il buio come qualcosa di malvagio o di negativo. In ognuno di noi c'è sia un lato in luce che uno all'ombra, ma non sono così sicuro che quello in luce sia il migliore.
Secondo me, la cosa più importante da fare col buio è conoscerlo, comprenderlo, farselo amico.
La luce esiste, certo, ma non mi piace che prenda tutto.
Nuovi progetti a cui stai lavorando?
Mi sono preso una lunga pausa dalla narrativa. Per la verità non ero neanche più sicuro di riuscire a scrivere un romanzo, poi sono stato negli Stati Uniti un paio di mesi per un lavoro, e quando sono rientrato in meno di trenta giorni ho scritto 400 pagine. Avevo la testa che mi scoppiava, tanti erano stati gli input che avevo assorbito!
Ho mandato il libro ad alcune agenzie letterarie e mi hanno risposto tutte positivamente. Ora stiamo lavorando per migliorare alcune parti, poi cercheremo un editore.
Stavolta ho ricevuto commenti positivi anche dai miei critici più feroci.
Credo molto in questo romanzo, speriamo bene!
Un saluto
Vorrei salutare il titolare di Asengard per aver creduto in me e nel mio libro. Viviana, mia moglie, che è una continua fonte di ispirazione. E il piccolino che porta nella pancia, che ancora non è nato ma che già mi riempie di gioia.







Recensione: Altèra

Ecco la recensione del secondo volume della saga I guerrieri d'argento, di cui ho già parlato recensendo il primo volume qui: I guerrieri d'argento( volume 1)

ALTÈRA

AUTORE: Elvio Ravasio 
EDITORE: GDS
PAGINE: 226
PREZZO: 13,50

Continuano le avventure di Nayla, Elamar e Gotland, eventi remoti si ripercuotono sul presente. Le lande di Arìshtar affrontano un pericolo che credevano dimenticato e i tre ragazzi si trovano a combatterlo. L’antica città di Altèra sospesa in un’altra dimensione a seguito di un antico e potente incantesimo vuole riemergere con tutte le sue forze, al suo interno il male cresce e si espande. I protagonisti vengono divisi, catturati, sottoposti a prove terribili, la loro amicizia verrà messa in discussione e la loro anima soggiogata. Dovranno imparare la differenza tra rabbia e clemenza. Dalle terre sconosciute nuove popolazioni verranno in loro aiuto, gli eleuriani abbandoneranno il loro eremo di pace e si uniranno all’esercito. Poteri devastanti entreranno in gioco, antichi rancori riemergeranno, gli elementi avranno un nuovo padrone. Il confine tra forza e pazzia verrà oltrepassato, draghi, magia e coraggio contrasteranno il potente nemico.



Una nuova battaglia sta per attendere i nostri eroi. 
Un antico mondo sta per ritornare alla luce.
Minacce occultate prenderanno il sopravvento. Basterà la forza e il coraggio dei nostri eroi?

Letto nel giro di un giorno, sono rimasto abbastanza soddisfatto di questo secondo volume. Molto spesso le saghe hanno il difetto di diventare,man mano che si prosegue nella creazione di altri volumi, noiose e ripetitive e invece l'autore è stato in grado di presentarci con gli stessi personaggi e gli stessi luoghi, una nuova avventura dove non mancheranno i colpi di scena, i tradimenti, dove amicizie e odio si mescoleranno, dove non sarà più distinguibile la linea di divisione tra buoni e cattivi e il dubbio si impadronirà di voi. Un'antica minaccia, un potere oscuro racchiuso ere prima in una ampolla sta per ritornare e questo non metterà a repentaglio soltanto la vita delle lande, ma soprattutto quella dei nostri ragazzi che si troveranno divisi, spaesati, privi di certezze. Elamar in particolare è il personaggio che dovrà affrontare diverse prove: perdite, rivelazioni, la nascita di un nuovo potere in lui, un potere che, in caso di follia assetata, potrebbe portare morte e distruzione, in particolare se un dolore che bisognerà sopportare per l'eterno è pronto a marchiarlo..
Il volume è ricco di diversi avvenimenti che sconvolgeranno il mondo che avevamo conosciuto precedentemente destabilizzandoci e facendoci quasi perdere i sensi per un attimo se anche noi, come Elamar, ci siamo legati a diversi personaggi e a verità che verranno scardinate. Tutto procede in modo incalzante e dinamico: i nostri eroi avvertono delle minacce, dei presagi oscuri e nel giro di poco il loro compito sarà nuovamente quello di mostrarsi coraggiosi e di mettere a repentaglio la loro vita.. Ma se improvvisamente non ci fosse più nulla cui aggrapparsi? Se la follia prendesse il sopravvento? Se poteri smisurati potessero annebbiare le menti e far perdere lucidità? 
Due eserciti, due forze contrapposte, nuove minacce e sortilegi, antiche battaglie torneranno per l'ultima volta in una battaglia che nelle ultime pagine vi lascerà senza parole, lasciandovi anche un po' di amaro in bocca e la speranza che molto possa essere spiegato o "risolto" in un terzo volume della saga.

"Tutto questo aveva avuto inizio ere or sono, per preservare la pace e ora, in questo luogo dimenticato nelle terre sconosciute, si sarebbe consumata una battaglia per la vita di dimensioni apocalittiche. Per la sopravvivenza, per la salvezza:sarebbe stata la fine o un nuovo inizio, ma ci sarebbe stato un solo vincitore, Nessun prigioniero, nessuna indulgenza, nessuna resa"


Interessanti anche i nuovi personaggi che vengono introdotti e che non avevano mai avuto spazio nel primo libro, tra cui la regina Elja e la figlia Alyan che scopriremo essere molto, molto vicini a Nayla che per gran parte del libro sarà un personaggio che non potrà far molto per capovolgere le sorti delle lande, ma che assumerà un ruolo importantissimo alla fine. Lo stesso vale per Gotland che viene messo da parte attraverso uno stratagemma: tutta l'attenzione sarà rivolta a Elamar, il nostro eroe che dovrà fare prima i conti con sè stesso e la sua rabbia. 

"Hai ragione forse non ci sarà mai fine alle guerre, ma non ha importanza  importante è il motivo per cui si lotta; importante è quello in cui si crede;importanti sono le persone che amiamo e per le quali moriremmo  Quello che proviamo per loro incrementa la nostra forza e questo è il nostro vero potere"

Unico piccolo appunto riguardo le ultime tre pagine: gli eventi avvengono precipitosamente nel giro di tre pagine e forse sarebbe stato necessario un piccolo rallentamento. Ma forse tutto sarà funzionale al seguito dove si spera il finale "inconcluso" possa trovare una felice sistemazione.


VOTO:



E voi avete letto questo volume? E il primo?



















lunedì 26 novembre 2012

Intervista a Matthias Graziani

Eccovi l'intervista dell'autore della Stirpe del vento di cui ho parlato negli ultimi giorni..


Raccontaci un po' di te

Ho 33 anni e bla bla bla… assurdo come ciò che credevi importante fino all’altro ieri può cadere in secondo piano dopo l’arrivo di qualcosa di immensamente grande… se fino a poco tempo fa avrei risposto a questa domanda iniziando a parlare della scrittura, ora non lo faccio più. Quindi, inizio dicendo che sono un padre (da 3 mesi) , di una bellissima bambina e non sono mai stato tanto felice in vita mia! Passando al resto, sono un marito (che mia moglie non me ne voglia di averla messa in secondo piano!) e sono uno scrittore, uno di quelli che si è ritrovato ad esserlo e non ha mai deciso di diventarlo...
Scrivere: mestiere o vita?
Assolutamente “vita”. Come detto sopra, il tutto mi è piombato addosso, è come se vi chiedessi “come mai respirate?” certo, mi rispondereste qualcosa come “per prendere aria, o per non restarci secco” beh, diciamo che la mia risposta è simile!
Come è nato "La stirpe del vento"
Ho sempre amato scrivere (a parte a scuola), piccoli racconti, nulla di più, ma una sera, al secondo anno universitario, ho avuto una specie di visione (mentre nuotavo in piscina sott’acqua, probabilmente ho avuto un calo di ossigeno), e tornato a casa ho buttato giù qualcosa. Da quel momento in poi si è aperto un mondo intero! Non so spiegarmi il motivo, è come fare qualcosa di assolutamente naturale; come un uccello che spicca il volo perché è certo di saperlo fare, con incoscienza, agendo d’istinto.
Inizialmente scrivevo solo seguendo l’ispirazione, poi pian piano ho iniziato a creare una struttura, ma spesso sono tornato indietro per adattare la storia alle nuove ispirazioni. Strada facendo la storia si è arricchita diventando, appunto, una trilogia di circa 800 pagine.
Perchè ti sei avvicinato al fantasy?
 Anche qui non ho mai deciso nulla, me ne sono reso conto quando ormai era troppo tardi! Da piccolo amavo cartoni animati come “I Cavalieri dello Zodiaco” o “Ken il Guerriero” e ho sempre avuto il fascino verso tutto quello che è inspiegabile e che apparentemente sembra lontano da noi, completamente diverso, per poi accorgersi che tutto “l’inspiegabile” o “l’impossibile” non fa altro che riportarci alle origini di noi stessi…
Tre libri. Il tuo preferito?
Tre libri, esatto. Difficile dire quale sia il mio preferito, i romanzi sono legati e rappresentano un’unica storia. Il primo è una specie di introduzione, una nascita, leggero, più allegro con tratti “fiabeschi”. Il secondo, invece, rappresenta il cuore della trilogia, in cui tutto si anima, in cui i personaggi crescono e maturano. Il terzo, infine, rappresenta la presa di coscienza, i turbamenti, la sfida dei propri demoni che si sono creati strada facendo. Forse proprio per questo motivo mi affascina di più l’ultima parte…
Odio e amore, angeli e demoni si mescolano nel libro. Parlaci di questa commistione e della natura dei tuoi personaggi.
Nella trilogia “La Stirpe del Vento” l’Equilibrio Celeste rappresenta ogni fonte di bene e male. Come le due facce della stessa medaglia, il bene non può esistere senza il male e tutto va tenuto in equilibrio, altrimenti nasce il caos. Angeli e Demoni rappresentano, fin da sempre nella letteratura e nell’animo umano, il conflitto interiore ma non solo... odio e amore sono legati, come la luce e l’oscurità… ma spesso non è tutto così semplice e leggendo “La Stirpe del Vento” ci si accorgerà che non è la luce a poter far tornare l’equilibrio tra le parti, perché non conosce l’essenza del male, perché se si affronterebbero si estinguerebbero entrambi; sarà la luce che nasce dall’oscurità a conoscerne i sentieri, a carpirne ogni significato e a saper riportare l’Equilibrio Celeste a cui tutti noi aspiriamo.
I pro e i contro del libro secondo te.
 Potrei parlare per ore su questo argomento, ma provo ad essere sintetico… i difetti fanno quasi sempre parte della stessa matrice che dà vita ai pregi. Il pregio di questo libro sono sicuramente le vie che ogni personaggio percorre, il cambiamento di ognuno di fronte a grandi eventi. Allo stesso tempo, ogni personaggio assume un ruolo di “Deus ex machina” del proprio percorso e ad alcuni lettori potrebbe non piacere, visto che siamo abituati a ritrovare soltanto pochi prescelti a cui possa spettare un tale privilegio, ma senza accorgerci che è così per ognuno di noi, basta solo accorgersene e prenderne coscienza…
Nuovi progetti?
 Sono tornato a lavorare sulla Stirpe del Vento, dopo 2 anni dalla pubblicazione, perché a breve ci sarà la nuova edizione della stessa trilogia ma con molte sorprese, ma altro al momento non posso (e non voglio) svelare… Inoltre ho scritto un thriller psicologico in attesa di pubblicazione. Ricordo anche che per il marchio “Nocturnia” (GDS) è uscita un’antologia di racconti intitolata “Stirpe Infernale” al quale ho partecipato raccontando una vicenda che si colloca cronologicamente dopo il terzo volume de “La Stirpe del Vento” (per tutti i cuoriosi, leggete il racconto per scoprire di più sul Guardiano dei Demoni e la Dama del Vespro!).
Sappiate riconoscere in voi il lato oscuro e quello lucente, sappiate riconoscere entrambe le parti, accettatele, immergetevi nella loro conoscenza e prendete coscienza di entrambe le controparti; affogate e tornate a galla, tutto il resto accadrà da sé…



Recensione: La stirpe del vento


LA STIRPE DEL VENTO

AUTORE: Matthias Graziani
EDITORE: Armenia
PAGINE: 750
PREZZO: 18,50

Lo scontro fratricida degli angeli riecheggia ancora nel cielo e nel mondo, quando Borveras, Signore del Sigillo Occulto, crea Eodhèss, la spada oscura, strappandola dal ventre vivo di Asheh, Regina Madre della Stirpe del Vento. A distanza di secoli, tra la sabbia bianca di un atollo tropicale, Ikari, Ral e Ananith sono pronti a solcare i mari e a mettere in discussione il proprio destino, per risvegliare il misterioso Alfiere del Tempo e per ritrovare la Sacra Piuma dell'angelo caduto. Altrove, nelle gelide lande desolate, il male riaffiora, i petali dei fiori cadono e il sangue inizia a macchiare le distese innevate. Gli artigli dell'Angelo dell'Ombra sono vicini. Ar'kadras è in pericolo. Ma la speranza rifiorisce quando una Senzavolto, nelle segrete della Torre Celeste, intravede il ritorno dei Guardiani e di colui che impugnerà nuovamente entrambe le Spade Notturne, le lame gemelle forgiate dall'Angelo del Vento in persona.



Abbastanza grande il volume, comprendente un'intera trilogia narrativa, che mi ha accompagnato negli ultimi mesi e mi attendeva sul comodino ogni sera permettendomi di affogare tra le sue pagine e nelle terre incantate, tra creature fantastiche, vivendo a fianco dei personaggi avventure diverse da quelle che la realtà può offrirci. La storia è abbastanza particolare e riprende sempre la classica lotta tra il bene e il male, la luce e l'oscurità ed è il filo conduttore che si dipana sino all'ultimo libro. Ma dovrebbe essere per questo noioso? Niente affatto. Il libro è ricco di diversi sentieri, di personaggi che sono tratteggiati abbastanza bene, ricchi di personalità e introspezione anche se all'inizio sembrano essere dei semplici ragazzi che accettano di buon grado il loro destino: subiranno un'evoluzione resa possibile dalle difficoltà che dovranno affrontare, dai sortilegi e magici viaggi intorno alle terre di un mondo così diverso da noi, eppure così uguale, dove regnano non soltanto valori quali amicizia, amore, sostegno, ma anche la vendetta e l'odio che sfociano in diverse battaglie nel corso della storia. I personaggi mi sono piaciuti particolarmente, ciascuno di loro ha qualcosa che lo caratterizza e lo distingue dagli altri, ma è la loro stessa natura che mi affascina, anche se nel corso del libro bisognerà dire addio a diversi personaggi che a causa di grandi colpi di scena nei tre libri, in particolare alla fine del secondo( sono rimasto profondamente colpito), saranno costretti ad abbandonare la storia e noi. 
In particolare chi amo è sicuramente Ikari, forse il miglior protagonista, il re della narrazione che può essere paragonato a altri diversi eroi della letteratura fantasy; chi mi è piaciuto un po' meno è l'antagonista per eccellenza, e non soltanto per il ruolo che gli è assegnato ma perchè avrei preferito conoscerlo meglio durante il terzo libro poichè compare all'inizio e poi sembra sparire quasi sino alla battaglia finale, riguardo alla quale faccio i complimenti all'autore per le dinamiche descritte, per la successione degli eventi e per non aver messo in primo piano soltanto il quadro generale ma anche le piccoli immagini, i piccoli personaggi che lo compongono. Stilisticamente parlando, il linguaggio di Graziani è semplice e comprensibile e non risulta pesante. Non leggere invece risultano alcune descrizioni un po' troppo dilaganti( avrei eliminato qualche dettaglio o enumerazione) e qualche scena un po' stereotipata ma per fortuna il resto del libro recupera tutto. 
Un libro di avventure e di guerre? Non è soltanto questo, anzi una parte del libro verterà di più sullo sfondo sentimentale ma non per questo sarà lento e sdolcinato: ci permetterà anzi di ottenere un quadro più definito dei personaggi e dei loro sentimenti. Una nuova storia fantasy ricca di colpi di scena, di suspence, di personaggi che sanno catturarti, di buoni e cattivi che si scontrano ancora una volta.
Chi vincerà?


VOTO:


sabato 24 novembre 2012

Autore: Josè Saramago

Oggi voglio parlarvi di un autore che ho scoperto l'anno scorso e che è divenuto il mio preferito grazie a uno stile sperimentale e innovativo, a una visione critica della realtà e delle istituzioni, a un profondo senso umano che aleggia tra le pagine e che proprio per questo, per un possibile miglioramento auspicato, critica la nostra società e noi che lo abitiamo. Tanto è vero che, come lo definì Harold Bloom, "è uno degli ultimi titani di un genere letterario in via di estinzione."


Josè Saramago



Iniziamo con qualche cenno biografico..

Il padre di Saramago, José de Sousa, era un agricoltore, che si trasferì con la famiglia a Lisbona nel 1924, dove trovò lavoro come poliziotto. A causa delle difficoltà economiche, Saramago fu costretto ad abbandonare gli studi all'Istituto Tecnico. Dopo occupazioni precarie di ogni tipo, trovò un impiego stabile nel campo dell'editoria e per dodici anni lavorò come direttore di produzione. Saramago sposò Ida Reis nel 1944. La loro unica figlia, Violante, nacque nel 1947. Nel 1947 scrisse il suo primo romanzo Terra del peccato (che in seguito ripudiò come un figlio scapestrato), ma il dittatore del Portogallo, Salazar, a cui Saramago si era sempre opposto tenacemente e dal quale era sempre stato pesantemente censurato nella propria attività giornalistica, non l'accolse benevolmente. S'iscrisse clandestinamente al Partito Comunista Portoghesenel 1969, riuscendo sempre ad evitare di finire nelle mani della polizia politica del regime. Durante gli anni sessanta riscosse molto successo la sua attività di critico letterario per la rivista Seara Nova. La sua prima raccolta di poesie I poemi possibili risale a quegli anni, precisamente al 1966.Negli anni settanta diventò direttore di produzione per una casa editrice e, dal 1972 al 1973, curò l'edizione del giornale Diario de Lisboa. In quegli stessi anni pubblicò diverse poesie,Probabilmente allegria , diverse cronache, come Di questo e d'altro mondo , Il bagaglio del viaggiatore  e Le opinioni che DL ebbe , ma anche testi teatrali, romanzi e racconti.Dal 1974 in poi, in seguito alla cosiddetta "Rivoluzione dei garofani" Saramago si dedicò completamente alla scrittura e gettò le fondamenta di quello che può essere definito un nuovo stile letterario ed una nuova generazione post-rivoluzionaria.Saramago pubblicò qualche anno dopo, nel 1977, il romanzo Manuale di pittura e calligrafia e, nel 1980, Una terra chiamata Alentejo. Il successo arrivò, però, con Memoriale del convento. Nello spazio di pochi anni videro la luce altre due opere importanti, L'anno della morte di Ricardo Reis  e La zattera di pietra, che gli varranno, oltre al successo di pubblico, numerosi riconoscimenti della critica.Il riconoscimento a livello internazionale arrivò solo negli anni novanta, con Storia dell'assedio di Lisbona, una delle più belle storie d'amore mai scritte, il controverso Il Vangelo secondo Gesù Cristo e Cecità. Nel 1998 gli venne assegnato il premio Nobel per la letteratura perché "con parabole, sostenute dall'immaginazione, dalla compassione e dall'ironia ci permette continuamente di conoscere realtà difficili da interpretare". Del discorso che tenne alla consegna del premio famoso è l'incipit: "l'uomo più saggio ch'io abbia mai conosciuto non era in grado né di leggere né di scrivere", disse riferendosi a suo nonno. Sempre nel 1998 Saramago sposò, in seconde nozze, Pilar del Rio che ha tradotto le sue opere in lingua spagnola. Saramago è morto il 18 giugno 2010 intorno alle 13,00  nelle Isole Canarie.

E lo stile particolarissimo..

Uno dei tratti che più caratterizzano le opere di Saramago è il narrare eventi da prospettive piuttosto insolite e controverse, cercando di mettere in luce il fattore umano dietro l'evento. Sotto molti aspetti, alcune sue opere potrebbero essere definite allegoriche. Saramago tende a scrivere frasi molto lunghe, usando la punteggiatura in un modo anticonvenzionale. Ad esempio, non usa le virgolette per delimitare i dialoghi, non segna le domande col punto interrogativo; i periodi possono essere lunghi anche più di una pagina e interrotti solo da virgole dove la maggior parte degli scrittori userebbe dei punti. Molte delle sue opere, come CecitàSaggio sulla lucidità e Le intermittenze della morte iniziano con un avvenimento inaspettato, surreale o impossibile, che si verifica in un luogo imprecisato. Non ci si deve domandare come sia potuto accadere: è successo, punto e basta. Da questo avvenimento scaturisce poi una storia complessa, occasione per studiare le mille forme del comportamento e del pensiero umano. I protagonisti (spesso senza nomi propri) devono cercare con le loro sole forze di uscire dalla situazione che si è venuta a creare. È frequente l'uso dell'ironia: ai personaggi non vengono risparmiate critiche per i loro comportamenti, spesso discutibili, ma profondamente umani. Non ci sono eroi, ma semplicemente uomini, con i loro pregi ed i loro difetti. E in effetti non manca la pietà e la compassione dello scrittore per essi, piccoli rappresentanti del genere umano.


Di questo strabiliante autore ho letto ben tre libri che vi presento e che vi consiglio vivamente perché sono pilastri, pietre solide per la riflessione, per la nostra umanità. Saramago ha la capacità di mostrare all'uomo moderno tutta la sua crudele natura, le abiezioni di un mondo degenerato, le false ancore cui aggrapparsi per sopprimere il senso di fragilità e non risparmia nessuno ma attacca violentemente noi e il mondo che abbiamo creato, nessuno sembra essere risparmiato, la sua penna è più forte, più dura di una guerra, uno strumento di verità e di ribellione. I suoi libri ci costringono ad aprire gli occhi o meglio a renderci conto che siamo "cechi, cechi che pur vedendo, non vedono".


In una città mai nominata, un automobilista fermo al semaforo si accorge di essere diventato improvvisamente cieco. La sua malattia, però, è peculiare: infatti egli vede tutto bianco. Tornato a casa con l'aiuto di un altro uomo (che ben presto si rivelerà un ladro) racconta l'accaduto a sua moglie. I due si recano da un medico specialista, dove trovano un vecchio con una benda nera su un occhio, un ragazzino che sembrava strabico, accompagnato da una donna e una ragazza dagli occhiali scuriIl medico, dopo aver esaminato l'uomo (che, nel seguito della storia, sarà chiamato il primo cieco), si accorge di non avere spiegazioni per quella improvvisa cecità. Ben presto, però, la cecità comincia a diffondersi. Il ladro di automobiliil medicola moglie del primo cieco, sono tutti colpiti dalla strana malattia. La moglie del medico sembra l'unica a non essere contagiata. L'epidemia si diffonde in tutta la città e il governo del paese decide, provvisoriamente, di rinchiudere i gruppi di ciechi in vari edifici, allo scopo di evitare il contagio. Ogni giorno le guardie avrebbero fornito il cibo agli internati. Il medicola moglie del medico (l'unica dotata della vista), il primo cieco e sua moglie, la ragazza dagli occhiali scuriil ladro di automobili e il ragazzino strabico si ritrovano tutti nello stesso edificio, un ex manicomio. Inizialmente, la distribuzione degli alimenti avviene regolarmente, ma ben presto i ciechi si ritrovano abbandonati, perché la cecità si diffonde anche tra i soldati e i politici, fino a colpire tutto il paese (tranne la moglie del medico).
Crudo e vero, BISOGNA leggerlo.


Dio crea Adamo ed Eva e li pone nel paradiso terrestre. Adamo ed Eva, mangiando il frutto dell'albero del bene e del male, infrangono il comando divino e vengono cacciati dall'Eden; a guardia del paradiso terrestre viene posto un cherubino con una spada di fuoco. Trovandosi senza cibo, Eva decide di chiedere all'angelo guardiano di poter rientrare  per poter raccogliere i frutti con cui sfamarsi; l'angelo, oltre a portare i frutti a Eva e probabilmente ingravidarla, confida ad Adamo ed Eva che esistono altri uomini sulla terra e consiglia loro di incontrarli.Adamo ed Eva, accendono un falò per richiamare a sé gli uomini che vivono sulla terra e aggregarsi a loro. Durante la vita nella nuova comunità umana, Adamo ed Eva hanno tre figli: Abele, Caino e Set. Una volta diventati adulti, Abele diventa pastore e Caino agricoltore; per onorare Dio, Abele sacrifica i suoi agnelli, mentre Caino offre i prodotti della terra. I doni di Abele sono preferiti da Dio, mentre quelli di Caino non vengono ritenuti soddisfacenti. Gli sberleffi di Abele portano Caino al fratricidio; come conseguenza di questo gesto, Dio, ritenuto da Caino unico colpevole della morte di Abele, castiga Caino a viaggiare per la terra con un segno sulla fronte. Come mediazione e divisione della colpa della morte di Caino, Dio rende impossibile a tutti gli uomini di ucciderlo.Lasciate le terre in cui abitavano Adamo ed Eva, Caino si trasferisce nelle terre di Nod: questo territorio è governato in maniera assoluta da Lilith, moglie infedele di Noah. Caino viene sedotto da Lilith, diventa il suo amante e viene rinchiuso nel suo palazzo. Dopo esser scampato a un tentato omicidio progettato da Noah, Caino mette incinta Lilith e lascia il palazzo. Per Caino comincia un peregrinazione nel tempo, nel passato e nel futuro, nella quale vive alcuni episodi principali che compaiono nell'antico testamento sino alla conclusione finale che vi lascerà senza fiato, nè parole.


In una nazione mai citata nessuno più muore perché, semplicemente, la Morte ha smesso di fare il suo lavoro. Invece, appena fuori dal confine, il ciclo procede normalmente. L'avvenimento suscita nel popolo sentimenti di trionfo e felicità e per le strade avvengono manifestazioni di patriottismo, perché la continua ricerca dell'immortalità ha avuto termine. Superato il primo momento d'euforia, si manifestano i primi problemi: nelle agenzie di pompe funebri e nelle compagnie d'assicurazione restano senza lavoro migliaia di lavoratori e di imprenditori; alle case di riposo si continuerà a badare ad anziani sempre più vecchi ed in quantità sempre maggiori, nelle case e negli ospedali ci saranno persone in condizioni terribili, incapaci di guarire, ma ora anche di morire. Perfino le comunità religiose, fra cui la Chiesa, sono seriamente preoccupate per l'assenza della morte: infatti, senza lei non ci può essere resurrezione e senza resurrezione è difficile mantenere vivo il messaggio di salvezza eterna dell'anima. In seguito, tuttavia, si scopre che basta portare il moribondo fuori dal confine per porre fine alle sue agonie, e così la mafia, anzi, "la maphia e i suoi maphiosi", come indicato nel libro, comincia ad organizzare viaggi, per far raggiungere la condizione di “caro deceduto”, con garantita sepoltura appena fuori dal territorio nazionale, senza che il governo, minacciato dai continui rinvenimenti d'agenti posti di guardia al confine ridotti in coma, possa fare qualcosa.Questo scompiglio dura sette mesi, dopo i quali sarà la morte stessa (o meglio l'essere superiore che si occupa della morte in quello specifico paese, con una missiva manoscritta in una busta di colore violetto indirizzata ai mezzi di comunicazione che supera ogni esame grafologico per individuarne l'autore, di cui si giunge solo a scoprire che si tratta di una scrittura femminile), ad annunciare la ripresa della sua normale produttività. In seguito altre lettere di colore violetto continuano ad arrivare nelle case dei rispettivi destinatari con il loro nefasto contenuto. Una sola missiva non raggiunge il destinatario, un violoncellista, e viene per ben tre volte rispedita al mittente. Così, la morte, in forma di una donna di 36 o 37 anni, decide di consegnare personalmente la lettera al legittimo e sventurato destinatario. Questa volta, però, vuole conoscere la sua prossima “vittima” e inizia a spiarlo. S'introduce, non vista, a casa sua, e va a sentirlo suonare. S'instaura quindi tra la morte e il violoncellista un rapporto particolare, che rende la morte più “umana”, facendole dimenticare il suo ruolo. E ricomincia lo sciopero …



E voi avete letto qualche suo libro?
Quali sono le vostre impressioni?




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Inverno Haiku di Fabrizio Corselli


Con grande piacere, oggi parliamo del libro curato da un caro scrittore che amo per
la versatilità e l'originalità



Inverno – Haiku” è il primo volume della collana antologica Hanami. In libreria dal 20 ottobre 2012, il volume è curato da Fabrizio Corselli con la partecipazione di 25 autori. La traduzione dei testi è di Francesca Nanni. Le caratteristiche principali dell’haiku, in particolar modo la sua sinteticità e il forte legame con la natura, ha fatto sì che questo genere poetico prendesse sempre più campo, diffondendosi in tutto il mondo. Esso non si limita soltanto a una mera questione di moda, ma incentiva un continuo confronto fra i diversi autori, tanto da assistere alla continua apertura di blog e siti relativi, annoverando oltremodo contributi critici e dialoghi sulla tecnica di stesura. Da questo punto di vista, il mondo dell’haiku è vivo, e presenta un fecondo dinamismo che ne permette la sua continua evoluzione in termini, non solo di produzione letteraria, ma di relazioni sociali. Per tale motivo, il volume “Inverno – Haiku” nasce come sintesi ed espressione della volontà di ogni singolo autore, ben venticinque presenti all’interno del volume, nel renderci partecipi della propria esperienza estetica, del proprio modo genuino di percepire il mondo che ci circonda, e questo attraverso la caducità del tempo e dell’essere che presuppone una “stasi”, un momento capace di “fotografare”, di “fissare la realtà in un suo preciso istante; il sentirsi un tutt’uno con la natura che ci avvolge, ascoltando la sua “voce poetica” in un gesto semplice ed essenziale allo stesso tempo: la caduta di una foglia, lo stillare di una goccia di rugiada, il saltare di una rana nello stagno o il frinire di una cicala, il tutto all’interno di un contesto che è quello della quotidianità. Questo è il potere dell’haiku. Nella fattispecie, questa raccolta antologica pone la sua attenzione al ciclico alternarsi delle stagioni, e a tutte le sue manifestazioni possibili che meglio la rappresentano, partendo proprio dall’inverno, col suo gelo, con la sua neve e i panorami impietriti, scorgendo in esso finanche il barlume della luce più viva e delle ombre diradate, grazie alla forza espressiva di tre “semplici versi” che ne mettono a nudo le forme più nascoste. 

Hanno partecipato a questo volume: Elisa Allo, Massimo Baldi, Davide Benincasa, Maria Cristina Biasoli, Tina Caramanico, Francesca Casagrande, Antonio Ciervo, Marta Colanera, Elisabetta Daolio, Carla De Falco, Andrea Festa, Eufemia Griffo Lucia Griffo, Alessandro Guidobaldi, Elisa Guidolin, Francesca La Froscia, Anna Mininno, Arturo Montieri, Marzia Musneci, Alice Pancucci Amarù, Fabio Rapizza, Flavia Rolli, Salvatore Stefanelli, Laura Andreozzi Tinti, Sonia Tortora.

Per informazioni sul curatore, andate qui dove ne ho già parlato: Fabrizio Corselli



















mercoledì 21 novembre 2012

Intervista: Francesco Falconi

Ecco una nuova intervista che vede come protagonista un autore fantasy italiano che ringrazio immensamente per avermi inviato una copia autografata di "Muses" di cui ho già parlato qui: Recensione Muses 


FRANCESCO FALCONI


Ciao Francesco, parlaci un po' di te.
Ciao a tutti i lettori del blog! Mi presento, sono Francesco Falconi, ho scritto 13 libri che spaziano tra il genere fantastico e realistico per ragazzi ma anche per adulti. Il mio ultimo libro, edito Mondadori, si intitola Muses.

Pubblicati diversi libri prima di Muses. A quale sei più legato e perchè?
Assolutamente Muses, un romanzo che ho tenuto nel cassetto per anni prima di sentirmi pronto a proporlo a un editore. Rappresenta la mia seconda rinascita come scrittore.

Nuova esperienza letteraria con una nuova casa editrice. Come ti sei trovato? Come è stato l'iter di pubblicazione?
Mi sono trovato benissimo con Mondadori, come in una vera famiglia. Editor eccezionali, come Francesco Gungui, che mi ha aiutato a rendere il romanzo ancora migliore. Un ringraziamento doveroso a Fiammetta, che ha creduto da subito nelle potenzialità di Muses.
Da circa un paio di anni mi avvalgo di un'agente, Vicki Satlow, che cura i miei rapporti con gli editori.

Interessante leggere nei ringraziamenti che avevi riposto questo Masterpiece in un cassetto. Come mai?
Perché avevo in mente un romanzo difficile da scrivere, sia dal punto di vista dello stile, sia della protagonista Alice e della trama. Ho preferito attendere, maturare e quindi dedicarmi alla prima stesura.

Alice è una ragazza ribelle e oscura in quanto non conosce sè stessa. A cosa ti sei ispirato per la creazione di questo personaggio?
La vita quotidiana. Abito a Roma da 8 anni, è stata la sua periferia a fornirmi l'ispirazione. Il momento in cui Alice si trova in un autobus e assistiamo a una scena di razzismo, è un momento che ho veramente vissuto.

Quale altro personaggio ti ha particolarmente coinvolto?
Lourdes Blanco e Patricia Gautier. La prima per la sua passione verso la tecnologia e internet, la seconda perché rappresenta una diva ibrida tra Madonna e Lady Gaga, che ho appena accennato nel primo libro ma che avrà molto spazio nel sequel.

Come mai hai posto al centro della storia figure antiche come quelle delle Muse?
Nei miei libri mi piace la commistione tra fantastico e l'arte. Per Muses ho scelto di andare a scavare fino alla fonte di ispirazione artistica, che secondo la letteratura greca deriva proprio dalle Muse. Quindi mi sono posto una domanda: le Muse, al giorno di oggi, sarebbero diverse? Avrebbero assunto caratteristiche nuove, adattandosi ai tempi moderni?

Stai scrivendo un seguito? Dimmi di si perchè l'epilogo mi ha lasciato un po' di amaro, sorpresa e tristezza.
Sì, sto scrivendo il sequel di Muses che uscirà i primi di maggio. Credo, in tutta onestà, che l'epilogo sia stato un po' frainteso. Ma sono contento di questo risultato, perché sarà tutto più chiaro proprio nel prossimo volume.

Che progetti hai per il tuo percorso artistico?
Mi piacerebbe scrivere un libro di narrativa mainstream, prendendomi una pausa dal fantastico. Anzi, in verità l'ho già fatto.

Se dovessi scegliere una Musa, quale sarebbe? E perchè?
La musica, che è quella di Alice, la protagonista. Non è stata una scelta a caso. Credo che la musica sia l'arte più diretta, trasversale rispetto ogni cultura, luogo e tempo.
La tua più grande Musa: scrivere. Come è nata questa passione?
Da sempre. Una passione insita nei miei geni. Ho scritto Estasia a 14 anni, perché desideravo una storia tutta mia, con i miei personaggi e avventure da me create. Scrivere è la mia forma naturale di espressione artistica e realizzazione.

Grazie a tutti i lettori del blog, con l'augurio che ciascuno di voi possa trovare la propria Musa e realizzare i propri sogni.

WWW Wednsdays #12

Cos'è oggi? Mercoledì!
E quindi sapete benissimo, che ci aspetta una nuova "puntata" della rubrica WWW Wednsdays...




WWW Wednesdays è una rubrica americana ideata dal blog "Should Be Reading". Questa rubrica ha cadenza settimanale, precisamente il Mercoledì, come si può capire dal nome stesso.

La rubrica prevede di rispondere a tre domande, è molto semplice. 

-What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
-What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
-What do you think you'Il read next? (Quale sarà il prossimo libro che leggerai?)


INIZIAMO SUBITO...

Prima domanda:

Cosa stai leggendo?
Come sapete, sto leggendo Libero arbitrio (che vi ho presentato la settimana scorsa), inoltre questa sera inizierò...

Mi sta piacendo tantissimo =') è uno dei migliori libri che ho letto quest'anno!








Cosa hai appena finito di leggere?

Ho finito da un paio di giorni...











Quale sarà il prossimo libro che leggerai?

Penso di iniziarlo già stasera...
Gaiko, giovane guerriero dell'Impero Si-hai-pai, ha un futuro brillante di fronte a sé. Ma l’assassinio della sorella Karui sconvolge la sua esistenza. Spinto dal desiderio di vendetta, Gaiko compie una strage. Non sa di essere stato una pedina in un gioco di potere più grande di lui. Il suo mondo è in frantumi e, costretto alla fuga, rischia di perdere se stesso, oltre che tutto ciò che deve abbandonare a Hoh-ma, Capitale dell’Impero. Ma in un tempio, abitato dal misterioso monaco Yurei, Gaiko inizia la riabilitazione fisica e spirituale. Qui incontra anche una donna, Mai-mai, che lo costringerà a confrontarsi con le sue colpe e il suo passato.



Rispondete anche voi alle domande!


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