martedì 2 giugno 2015

2 Giugno - Festa Della Repubblica: Gabriele D'Annunzio

Carissimi lettori, ma soprattutto, oggi mi rivolgo a tutti gli Italiani che mi leggono, buona festa della Repubblica.
Oggi 2 Giugno 2015 ricorre l'anniversario dal referendum che cambiò la storia d'Italia. Il 2 Giugno 1946 il popolo italiano decise e la maggioranza votò per la Repubblica!

Io da grande patriota quale sono, ho deciso di celebrare anche sul blog questa data, parlando di un autore italiano, che secondo me rappresenta a pieno l'amor di patria, la figura di colui che si mette al servizio del proprio Paese.
L'anno scorso ho affrontato la maturità e, ovviamente, il tema della mia tesina fu proprio Il patriottismo, e portai D'Annunzio in letteratura italiana, soprattutto concentrando la mia attenzione sulla sua opera Le vergini delle rocce.
Anche per questo oggi ci tengo a parlare di D'Annunzio e proprio di quell'opera. Voglio presentarlo in generale, per chi non si fosse mai interessato a questo autore, ma anche per chi lo apprezza e ha dimenticato alcune particolarità sulla sua vita.

GABRIELE D'ANNUNZIO
E' un autore che si impegna politicamente e militarmente per la sua patria. Si arruola nell'esercito per combattere la prima guerra mondiale.



Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese, che vive grazie alla ricca eredità dello zio Antonio D'Annunzio. Compie gli studi liceali nel collegio Cicognini di Prato, distinguendosi sia per la sua condotta indisciplinata che per il suo accanimento nello studio unito ad una forte smania di primeggiare. Già negli anni di collegio, con la sua prima raccolta poetica Primo vere, pubblicata a spese del padre, ottiene un precoce successo, in seguito al quale inizia a collaborare ai giornali letterari dell'epoca. Nel 1881, iscrittosi alla facoltà di Lettere, si trasferisce a Roma, dove, senza portare a termine gli studi universitari, conduce una vita sontuosa, ricca di amori e avventure. In breve tempo, collaborando a diversi periodici, sfruttando il mercato librario e giornalistico e orchestrando intorno alle sue opere spettacolari iniziative pubblicitarie, il giovane D'Annunzio diviene figura di primo piano della vita culturale e mondana romana.

Ricco di risvolti autobiografici è il suo primo romanzo
 Il piacere (1889), che si colloca al vertice di questa mondana ed estetizzante giovinezza romana. Nel 1891 assediato dai creditori si allontana da Roma e si trasferisce insieme all'amico pittore Francesco Paolo Michetti a Napoli, dove, collaborando ai giornali locali trascorre due anni di «splendida miseria». La principessa Maria Gravina Cruyllas abbandona il marito e va a vivere con il poeta, dal quale ha una figlia. Alla fine del 1893 D'Annunzio è costretto a lasciare, a causa delle difficoltà economiche, anche Napoli.Dopo il successo di Canto novo e di Terra vergine (1882), nel 1883 hanno grande risonanza la fuga e il matrimonio con la duchessina Maria Hardouin di Gallese, unione da cui nasceranno tre figli, ma che, a causa dei suoi continui tradimenti, durerà solo fino al 1890. Compone i versi l'Intermezzo di rime ('83), la cui «inverecondia» scatena un'accesa polemica; mentre nel 1886 esce la raccolta Isaotta Guttadàuro ed altre poesie, poi divisa in due parti L'Isottèo e La Chimera(1890).
Ritorna, con la Gravina e la figlioletta, in Abruzzo, ospite ancora del Michetti. Nel 1894 pubblica, dopo le raccolte poetiche Le elegie romane ('92) e Il poema paradisiaco ('93) e dopo i romanzi Giovanni Episcopo ('91) e L'innocente ('92), il suo nuovo romanzo Il trionfo della morte. I suoi testi inoltre cominciano a circolare anche fuori dall'Italia.
Nel 1895 esce La vergine delle rocce, il romanzo in cui si affaccia la teoria del superuomo e che dominerà tutta la sua produzione successiva. Inizia una relazione con l'attrice Eleonora Duse, descritta successivamente nel romanzo «veneziano» Il Fuoco (1900); e avvia una fitta produzione teatrale: Sogno d'un mattino di primavera ('97), Sogno d'un tramonto d'autunnoLa città morta ('98), La Gioconda ('99), Francesca da Rimini (1901), La figlia di Jorio (1903).
Nel '97 viene eletto deputato, ma nel 1900, opponendosi al ministero Pelloux, abbandona la destra e si unisce all'estrema sinistra (in seguito non verrà più rieletto). Nel '98 mette fine al suo legame con la Gravina, da cui ha avuto un altro figlio. Si stabilisce a Settignano, nei pressi di Firenze, nella villa detta La Capponcina, dove vive lussuosamente prima assieme alla Duse, poi con il suo nuovo amore Alessandra di Rudinì. Intanto escono Le novelle della Pescara(1902) e i primi tre libri delle Laudi: Maia, Elettra, Alcyone (1903).
Il 1906 è l'anno dell'amore per la contessa Giuseppina Mancini. Nel 1910 pubblica il romanzoForse che sì, forse che no, e per sfuggire ai creditori, convinto dalla nuova amante Nathalie de Goloubeff, si rifugia in Francia.
Vive allora tra Parigi e una villa nelle Lande, ad Arcachon, partecipando alla vita mondana della belle époque internazionale. Compone opere in francese; al «Corriere della Sera» fa pervenire le prose Le faville del maglio; scrive la tragedia lirica La Parisina, musicata da Mascagni, e anche sceneggiature cinematografiche, come quella per il film Cabiria (1914).
Nel 1912, a celebrazione della guerra in Libia, esce il quarto libro delle Laudi (Merope. il quinto, Asterope, sarà completato nel 1918 e i restanti due, sebbene annunciati, non usciranno mai). Nel 1915, nell'imminenza dello scoppio della prima guerra mondiale, torna in Italia. Riacquista un ruolo di primo piano, tenendo accesi discorsi interventistici e, traducendo nella realtà il mito letterario di una vita inimitabile, partecipa a varie e ardite imprese belliche, ampiamente autocelebrate. Durante un incidente aereo viene ferito ad un occhio. A Venezia, costretto a una lunga convalescenza, scrive il Notturno, edito nel 1921.
Nonostante la perdita dell'occhio destro, diviene eroe nazionale partecipando a celebri imprese, quali la beffa di Buccari e il volo nel cielo di Vienna. Alla fine della guerra, conducendo una violenta battaglia per l'annessione all'Italia dell'Istria e della Dalmazia, alla testa di un gruppo di legionari nel 1919 marcia su Fiume e occupa la città, instaurandovi una singolare repubblica, la Reggenza italiana del Carnaro, che il governo Giolitti farà cadere nel 1920. Negli anni dell'avvento del Fascismo, nutrendo una certa diffidenza verso Mussolini e il suo partito, si ritira, celebrato come eroe nazionale, presso Gardone, sul lago di Garda, nella villa di Cargnacco, trasformato poi nel museo-mausoleo del Vittoriale degli Italiani. Qui, pressoché in solitudine, nonostante gli onori tributatigli dal regime, raccogliendo le reliquie della sua gloriosa vita, il vecchio esteta trascorre una malinconica vecchiaia sino alla morte avvenuta il primo marzo 1938.


LE VERGINI DELLE ROCCE


Fonte: (con grande imbarazzo) dalla mia tesina ^^"

L'impegno politico di D'Annunzio viene trasmesso anche ad alcuni personaggi delle sue opere appartenenti al periodo del Superuomo. L'autore arriva a forzare il pensiero di Nietzche entro un sistema di concezioni, che aveva come scopo ultimo quello del dominio di alcuni uomini sulle masse per creare una politica aggressiva che portasse a destini imperiali, come l'antica Roma. Tipico esempio è l'eroe Claudio Cantelmo, protagonista de Le vergini delle rocce, opera definita  tutt'ora “manifesto politico del Superuomo”, perché il protagonista incarna la figura dell'eroe forte e sicuro, il quale sdegnoso del liberalismo politico vuole generare il Superuomo, colui che diventerà Re di Roma e che guiderà l'Italia a destini imperiali, in questo senso possiamo definire Claudio Cantelmo un nazionalista, come lo stesso scrittore.
La morte e la decadenza dell'uomo sono viste, in questa fase, come stimolo all'affermazione della vita. Per questo cerca la donna con cui generare il futuro superuomo, all'interno di una famiglia in piena decadenza, della nobiltà borbonica. Cerca la sua futura compagna tra le tre figlie del principe Montaga.
E' lo stesso protagonista il narratore e ci propone un vero programma politico nel libro I del romanzo, preceduto da una critica per la realtà sociale alla quale si oppone: la realtà borghese contemporanea. Egli inoltre mostra il suo disprezzo nei confronti della democrazia e dell'egualitarismo, Claudio vorrebbe una società gerarchica e autoritaria, che stronchi l'arroganza delle plebi. Vagheggia l'instaurarsi di un ferreo dominio di classe.  


ALTRE SUE OPERE:

 

Queste sono tre delle sue opere più conosciute e che potrete acquistare nelle librerie (probabilmente in versioni più recenti) oppure sugli store online. 



Voi avete mai letto qualcosa dell'autore?
Conoscevate la sua storia?





4 commenti:

  1. Non ricordavo avessi portato il patriottismo!
    Doveva essere sicuramente un'argomentazione interessante!

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    1. Si ho portato il patriottismo essendo una tematica a me molto cara e diciamo che ho fatto una certa figura, i prof mi hanno detto che difficilmente i giovani parlano di argomenti del genere ^^

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  2. Bel post, Christy. E' sempre un piacere ricordare i grandi della Storia e della Letteratura. Di D'Annunzio io ho letto "Il piacere"e "Forse che sì forse che no". Buona Festa della Repubblica a tutti :)

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    1. Grazie cara ^^ a me piacerebbe leggere "Il Piacere" ma un po' mi spaventa, per alcuni pareri negativi che mi hanno dato al riguardo.

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