venerdì 28 febbraio 2014

Dovunque si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini. (Heinrich Heine)

"Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive." 
 (Ray Bradbury)


Le idee sono da sempre state le armi più temute: sono proprio le idee che, facendosi strada nei sentieri della mente, permettono la crescita di un senso critico e razionale, la capacità di cogliere analogie in eventi distanti nel tempo e nello spazio, la possibilità di far maturare speranze e sogni in atti pragmatici. Sono state proprio le idee a scatenare nel corso dei secoli rivolte e rivendicazioni sociali, il progresso nei diversi ambiti del sapere, la diffusione di valori come l'uguaglianza, il rispetto della dignità del singolo, la libertà di stampa, pensiero e promulgazione ( valori che, non dobbiamo dimenticare, sono stati raggiunti nel corso del tempo con sforzi e sacrifici nonostante ci sembrino così naturali e indispensabili). Le idee sono quindi lo strumento più pregiato di cui l'uomo possa far uso, sono, come affermava Victor Hugo, più potenti di tutti gli eserciti del mondo, nel momento in cui l'idea nasce, fissa le sue radici, prende forma. Se le idee possono liberamente viaggiare nei meandri del singolo individuo senza la possibilità remota di essere stanate, nel momento in cui queste acquistano una forma sensibile, attraverso ad esempio la trascrizione su carta, divengono non soltanto visibili e tangibili, ma amplificano contemporaneamente la loro forza e vulnerabilità: se da una parte infatti possono essere trasmesse facilmente da un capo all'altro del mondo, dall' altra parte possono essere facilmente inseguite, perseguitate e distrutte. A questo punto credo sia importante mettere in evidenza come proprio questi ultimi due aspetti siano stati la causa scatenante di quello che è passato alla storia con il termine di "rogo dei libri". Con codesto termine si indica la distruzione sistematica di libri, o altro materiale scritto, promulgata spesso da autorità politiche e religiose, al fine di debellare ideologie contrapposte, obiezioni, contingenze e convenienze morali, al fine di cancellare informazioni o idee pericolose per la società, il contesto storico in cui nacquero, per la stabilità convenzionata. Cerchiamo di analizzare il fenomeno sia in ambito politico che religioso, ambiti che cercarono di far prevalere, in alcuni contesti, le loro ideologie a qualsiasi costo. Nell'ambito religioso due sono i roghi più importanti da ricordare: 

  • Nell'anno 367, Atanasio, il vescovo ribelle di Alessandria, editò una Lettera nella quale esigeva che i monaci egiziani distruggessero tutti gli scritti inaccettabili, ovvero quelli che egli stesso non etichettò come canonici ed accettabili (quelli canonici attualmente costituiscono il Nuovo Testamento). I testi eretici furono cancellati o sovrascritti come i testi pagani; in questo modo molti testi del principio dell'era cristiana si persero come fossero stati pubblicamente bruciati.
  • Nel 642, il generale Amr ibn al-As, comandante delle truppe arabe che avevano appena conquistato l'Egitto, distrusse la biblioteca di Alessandria e i libri in essa contenuti su ordine del califfo Omar. Questa fu la motivazione del califfo: «In quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano, o ci sono cose che del Corano non fanno parte: se sono presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono dannose e vanno distrutte».

La domanda sorge dunque spontanea: a quale scopo vennero incendiati i volumi religiosi se non perché ritenuti contrari alla teologia predominante? Non vennero forse incendiati per paura di un sovvertimento delle credenze stabilite dai testi religiosi principali? Potrebbe essere un'ipotesi plausibile? 
Stessa ipotesi che si potrebbe fare per quanto concerne i roghi attuati dalle personalità più conosciute della storia politica. Emblematica è sicuramente la distruzione progettata dal regime nazista che nel corso della Seconda Guerra Mondiale mise al rogo tutte le opere degli oppositori politici e degli scrittori considerati immorali e "sconvenienti" per il contenuto delle loro opere, per le loro idee, per le loro origini etniche. 
Nell' aprile del 1933 l'Associazione degli studenti nazional-socialisti creò una sezione stampa e propaganda, il cui compito sarebbe stata «la pubblica messa al rogo delle deleterie opere ebraiche» da parte degli studenti universitari in risposta allo «sfrontato incitamento» dell'ebraismo mondiale contro la Germania. Dal 12 aprile al 10 maggio avrebbe avuto luogo una campagna «d'informazione»; il rogo avrebbe avuto luogo nei campus universitari alle ore diciotto dell'ultimo giorno di tale campagna. La sera del 10 maggio rituali esorcistici ebbero luogo in gran parte delle città universitarie della Germania. Oltre ventimila libri vennero bruciati a Berlino, e dai due ai tremila in ogni altra grande città tedesca. A Berlino fu acceso un enorme falò dinanzi al Teatro dell'Opera Kroll, e Goebbels fu uno degli oratori. Nella capitale come in altre città, al termine dei discorsi la folla di partecipanti prese a intonare slogan contro gli autori messi al bando via via che le pile di libri malefici (di Karl Marx, Ferdinand Lassalle, Sigmund Freud, Maximilian Harden e Kurt Tucholsky tra gli altri) venivano lanciate una dopo l'altra nelle fiamme. Tuttavia non bisogna pensare che questa pratica sia stata completamente estirpata, paragonandola a una vera e propria epidemia, dopo la fine della Grande Guerra. L' epoca post-bellica ha visto altri roghi e probabilmente in qualche parte del mondo, in questo preciso istante, un altro libro sta per essere bruciato. Ad esempio nel non lontano 1976, Luciano Benjamín Menéndez, capo del III Corpo dell'Esercito a carico della riorganizzazione Nazionale (Colpo di stato Argentino) con sede in Córdoba, ordinò un rogo collettivo di libri, tra i quali si trovavano opere di Proust, Garcia Márquez, Cortázar, Neruda, Vargas Llosa, Saint-Exupéry, Galeano... Disse che lo faceva "con il fine che non rimanga nessuna parte di questi libri, opuscoli, riviste... perché con questo materiale non si continui a  ingannare i nostri figli".



Abolizione del pensiero, del possesso di una ratio, della facoltà di avere un'idea che sia diversa, discordante, ma non per questo meno giusta, da quelle emanate e stabilite dal potere politico-ecclesiastico: il rogo dei libri è una pratica atta alla difesa assolutistica di una ideologia.


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