Buonaseracarissimi lettori! Come volti di voi sapranno, oggi è la giornata mondiale della lotta contro la violenza sulle donne. Questa è nata grazie alle Nazioni Unite nel 1999 per sensibilizzare l'opinione pubblica a riguardo e per ricordare l'omicidio, avvenuto nel 1960, delle tre sorelle Mirabal, che si erano opposte al regime brutale di Trujillo. Nel nostro piccolo vogliamo evidenziare e non far passare inosservata questa giornata proponendovi alcuni dei libri che trattano questo tema tanto delicato quanto attuale (basti pensare che nel 2013 sono state circa 120 le donne uccise da compagni, mariti, semplici conoscenti).
Il male che si deve raccontare
Con la scusa dell'amore
"È
una battaglia che si vuole combattere davvero?" rispondono
Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker a chi chiede cosa si può fare
per sconfiggere la violenza sulle donne. Loro questa battaglia la
combattono da sei anni, da quando hanno fondato Doppia
Difesa. Sei
anni di impegno intensissimo e di riflettori accesi su una drammatica
realtà per troppo tempo ignorata. Sulla base di esperienze
innanzitutto personali, alcune raccontate qui per la prima volta,
Bongiorno e Hunziker spiegano come la violenza si possa estirpare
soltanto agendo sulla discriminazione che ne è l'anticamera. Le loro
storie, e quelle delle vittime incontrate, ascoltate, difese,
evidenziano infatti punti deboli e contraddizioni di una società in
cui le donne faticano a credere in se stesse e a essere solidali, in
cui spesso sono costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, in cui ancora si
pensa che esistano lavori "da uomini", in cui parole come
"stalking" e "femminicidio" sono tristemente
all'ordine del giorno. Ecco perché è necessaria una ri-educazione
civile, intellettuale e sentimentale - in famiglia, a scuola, sul
lavoro - imperniata su uguaglianza e rispetto, degli altri e di sé.
Solo se riusciamo a cambiare i nostri comportamenti possiamo
contribuire a un cambiamento più grande. Un cambiamento che la legge
può e deve accompagnare.
Se questi sono gli uomini
Uomini
che uccidono indisturbati, senza fare scalpore e rumore perché le
vittime sono solo donne. Riccardo Iacona racconta in Strage di donne
un pezzo d’Italia in cui a farla da padrone è ancora la forza
maschile brutale e incontrollata. Non siamo in Messico, non siamo a
Ciudad Juarez dove milioni di donne muoiono ogni anno. No, siamo nel
Belpaese, a volte in città ricche e splendenti, del Nord o del Sud,
in piccoli paesi dispersi tra i monti o in bei paesini affacciati sul
mare. L’unica cosa che accomuna questi luoghi è la vera e propria
strage di donne. Solo nel 2011, racconta il giornalista di
Presadiretta, sono state uccise 137 donne, una ogni 3 giorni. Ma nel
2012 cosa accadrà? La stima approssimativa e parziale dell’anno in
corso conferma tale cifra. E il tutto non fa notizia, fa parlare i tg
per un minuto scarso, crea scalpore nell’ascoltatore per un momento
e poi si cambia pagina perché si pensa che non tocchi mai a noi, ai
nostri vicini di casa, alle nostre famiglie e che le povere vittime
di questi omicidi vivano in contesti d’ignoranza e povertà. Iacona
però ci dice e ci conferma che non è così, che a essere vittime
sono donne di varie tipologie e classi sociali che hanno l’unica
colpa di incontrare nella loro strada un mostro. Ammazzate di botte,
stuprate, bruciate o mutilate: la violenza e l’efferatezza delle
modalità con cui vengono colpite a morte stordisce e colpisce. Prima
dell’omicidio di solito c’è la persecuzione, la violenza
domestica o la minaccia. Il giornalista, reso
celebre da Michele Santoro in Samarcanda, ci costringe ad aprire gli
occhi e a guardare in faccia la sconcertante realtà che porta un
Paese come l’Italia a una percentuale di vittime pari ai Paesi del
terzo mondo. Con Strage di donne Iacona aiuta il lettore a
comprendere questo fenomeno e a far luce su cosa legittima gli uomini
a sentirsi ancora così forti e così protetti.
Trauma
Una
nuvola nera si allarga su un disegno a gessetto: si aggiunge al
giallo dei cerchi del sole, al rosso della macchina davanti alla
casa. Tilde, cinque anni, nascosta sotto il tavolo, incolla gli occhi
sulla madre, intenta a cucinare. I colpi alla porta, prima quasi
impercettibili, si fanno a un tratto più violenti. In pochi
drammatici minuti la bambina assiste immobile, con il fiato sospeso,
al brutale assassinio della donna. Nel silenzio che segue, una
macchia scura satura il foglio; i gesti della bimba si fanno ampi,
disperati, nervosi.In tutt’altra parte della città, la psicoterapeuta Siri Bergman e la sua collega e amica Aina incontrano, in un nuovo progetto sperimentale, un gruppo di donne vittime di violenza: cinque storie drammatiche di amori ingannevoli, brutalità e degrado. Il destino della piccola Tilde si intreccia a quello di Siri e delle altre donne; in una gelida Stoccolma autunnale il comune bisogno di giustizia e rinascita si tramuta in una spietata caccia all’assassino. Una lucida fotografia dell’universo delle mura domestiche; un disarmante ritratto delle perversioni e delle derive dell’amore.
Ferite a morte
Mia per sempre
ho letto per scuola mia per sempre di Cinzia Tani all'inizio l'ho trovato un pò pesante ma poi mi ha aperto gli occhi su un problema che non conoscevo bene e che a parere mio ci vuole ancora un bel pò di tempo per risolverlo...
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