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martedì 8 agosto 2017

Intervista a Daniela Montella, autrice de "Il corpo dei ricordi"

Buon pomeriggio lettori ^^ Come procedono le letture?
Intanto oggi vi lasciamo una nuova intervista dedicata a Daniela Montella, autrice de "Il corpo dei ricordi" che ho avuto la possibilità di leggere (molto bello) e che ho recensito QUI.



Ciao Daniela. Prima di addentrarci nel mondo del tuo romanzo, parliamo un po’ di te. Ti definiresti un’artista? Cosa pensi sia importante per uno scrittore o un coltivatore dell’arte nel suo insieme?
Non potrei mai definirmi un'artista, non fa proprio parte di me. Mi sembra un “titolo” inutile. All'ultimo che mi si è presentato così ho fatto le condoglianze; fortunatamente, dopo quell'episodio non mi ha più rivolto la parola.

Quale pensi sia il giusto significato da associare al connubio arte-vita?
Insistere, perseverare, insistere ancora, ripetere fino allo sfinimento e andare ancora avanti. Ma vale in ogni momento della vita, per ogni situazione esistente, non solo nell'ambito artistico.

Il teatro, insieme alla scrittura, è una delle tue passioni. Quanto tempo riesci a ritagliare loro?
Meno di quanto vorrei, ma per fare un lavoro degno bisognerebbe dedicare ogni ora di veglia (e anche parecchie di sonno) alla causa, cosa che ancora non riesco a fare. Ma ci sto lavorando.

Quale significato attribuisci a queste due forme di espressione? E quale messaggio hai voluto infondere nel tuo romanzo?
Che la felicità è inutile se ostentata, e invece oggi è l'unica forma con cui viene accettata e riconosciuta. Bisogna mostrarsi felici, come se fosse indispensabile per esserlo davvero; come se gli altri che ti considerano felice siano una conferma di quello che senti. Ma è importante lasciar fluire tutto in sé, il bene e il male, la gioia e la tristezza, e trattarli per quello che sono: elementi personali, da non dover condividere a tutti i costi. Che non bisogna avere paura del dolore, o finirà per schiacciarti.

Il tuo è un romanzo che parla, ovviamente non solo, di morte. Ho trovato analogie con il romanzo “Le intermittenze della morte” di Saramago, non so se lo conosci. Come mai la scelta di questo tema tanto caro alla letteratura?
Sì, e l'ho trovato geniale! Anche se l'ho letto quando l'idea de “Il corpo dei ricordi” era già formata, quindi non so quanto abbia influito sul risultato. Quanto al tema, in realtà non l'ho scelto a tavolino... anzi, non l'ho scelto e basta, è capitato. La storia mi è venuta in mente dopo un episodio molto triste della mia, anche se ci ho messo un po' a decidermi di scriverla. Ci ho messo più tempo a pensarla; in sé l'atto pratico mi ha preso pochissimo tempo.

La sensazione che ho avuto leggendo, come ho scritto nella recensione, è di un ambiente sterile, asettico, immobile. C’è qualche connessione con la nostra realtà? 
Evoluzione tecnologica e guerra a parte, il mondo del libro ha solo connessioni con la realtà. Per me il mondo è esattamente come nel libro. Mi sembrano tutti distanti, lontani, come protetti da una patina che non permette di toccarli davvero. Perfino il rapporto con la morte mi sembra simile: sembra quasi un argomento tabù, così come lo è qualsiasi cosa connessa alla tristezza, al dolore o alla paura. Non c'è davvero nulla di male nell'essere tristi, ma per come è fatto il mondo oggi è come se lo fosse; ammettere una debolezza sembra quasi una cosa di cui vergognarsi. Quindi sì, direi che a parte degli ovvi elementi il mondo di Yolande è proprio come il nostro.

Ricordi. Altro elemento fondamentale nel tuo romanzo. Potrebbero essere la nostra salvezza?
Da soli, non credo. I ricordi sono inutili senza un cuore in grado di sentirli, ed è quello che mi sembra manchi davvero. Almeno, questo è quello che manca nello Stato.

Eppure, nel romanzo, sembri affermare che la sola infusione dei ricordi, eventi passati, emozioni, non sia forse sufficiente a riportare in vita il “vero io”. Cosa altro manca?
Come dicevo prima, il cuore. Anche se sembra tanto una frase da Bacio Perugina. Forse quello che manca davvero è l'anima in grado di sentire quei ricordi, riviverli, lasciare che ci salvino o ci definiscano o ci facciano capire quello che non vogliamo essere. Non a caso il romanzo si apre con una citazione di James Hillman, che sul “fare anima” ha basato quasi tutti i suoi studi.

Yolande, reietta del romanzo, sovversiva nei confronti del sistema. Eroina distopica o personaggio di una tragedia greca?
Penso che sia più affine a un personaggio della tragedia greca: affronta un destino che le è imposto e cerca di combatterlo, a suo modo, ma la volontà degli dei (o, nel caso del romanzo, della volontà dello Stato) è sempre inappellabile e tende a schiacciare tutto quello su cui si posa. Sia chiaro: non è sovversiva per il piacere di esserlo, né vuole essere diversa. Yolande è fragile, insicura – e, come si può constatare nella seconda metà del romanzo, nasconde un'aggressività pericolosa. È una debole che si lascia sopraffare dalla vastità della sua stessa debolezza. Non è uscita come la immaginavo all'inizio, devo dire la verità. Credevo fosse più coraggiosa. Ma la verità è che non conosci davvero i tuoi personaggi finché non li scrivi.

Hai altri progetti futuri? Io personalmente spero di leggere ancora altro.
Ho diverse storie in cantiere. Per ora sto cercando di concentrarmi solo su una di queste, ma è difficile. Vorrei poter fare tutto insieme... anzi, se potessi scriverei su due computer contemporaneamente!... ma devo imparare a contenere l'entusiasmo; è una storia molto delicata, ha bisogno di essere vissuta, non posso lasciarmi distrarre da altre cose. Spero di poterti accontentare.


Ringraziamo ancora Daniela e vi lascio, per chi se lo fosse perso, il suo romanzo con il consiglio sincero di comprarlo e leggerlo ^^





IL CORPO DEI RICORDI
Risultati immagini per il corpo dei ricordi
Milena Edizioni | 206 pp. | €12,00

In un paradiso terrestre come lo Stato, unico custode della cultura umana in un mondo ormai devastato dalle guerre, la morte è diventata illegale. Paura e dolore sono ridotti ai minimi termini e la tristezza è mal tollerata. Ogni difetto viene eliminato con un colpo di bisturi. Eventuali giovani morti, vittime di incidenti o malattie, tornano in corpi nuovi pieni di ricordi del passato. Yolande, cresciuta dai seguaci di un culto della morte, fatica a inserirsi nel mondo perfetto. Fra ricordi dolorosi e sogni funesti, il suo unico desiderio è quello di sembrare normale. La situazione precipita quando riceve una telefonata inaspettata: Kristof, il suo amato marito, è appena morto.

venerdì 14 luglio 2017

Recensione: Il corpo dei ricordi

Buongiorno carissimi lettori e buon fine settimana ** L'aria di mare mi fa proprio bene e sto trovando tanto tempo per leggere....era ora! Ho deciso di iniziare la stagione estiva dando spazio ad un'autrice emergente e...sono rimasto profondamente colpito. Curiosi? La recensione vi aspetta! :P


IL CORPO DEI RICORDI
Risultati immagini per il corpo dei ricordi
Milena Edizioni | 206 pp. | €12,00
In un paradiso terrestre come lo Stato, unico custode della cultura umana in un mondo ormai devastato dalle guerre, la morte è diventata illegale. Paura e dolore sono ridotti ai minimi termini e la tristezza è mal tollerata. Ogni difetto viene eliminato con un colpo di bisturi. Eventuali giovani morti, vittime di incidenti o malattie, tornano in corpi nuovi pieni di ricordi del passato. Yolande, cresciuta dai seguaci di un culto della morte, fatica a inserirsi nel mondo perfetto. Fra ricordi dolorosi e sogni funesti, il suo unico desiderio è quello di sembrare normale. La situazione precipita quando riceve una telefonata inaspettata: Kristof, il suo amato marito, è appena morto.





"Sarebbero comunque Tornati tutti. Si tornava sempre, in un modo o nell'altro. Si doveva tornare per evitare agli altri inutili rimpianti. Si doveva tornare per non obbligare gli altri a ricordarli. Si doveva tornare perché così non ci sarebbe stato alcun problema."

Indipendentemente da quale sia il nostro percorso di vita, il finale è sempre lo stesso. Pur prendendo scorciatoie, strade malmesse, pur allontanandosi dal percorso abituale, il labirinto e il groviglio ci conducono sempre alla stessa meta: la belva oscura, la madre a cui tutti ritorneremo, le braccia di una pace agognata come fine delle sofferenze, il rapace che troppo presto potrebbe fare di noi le sue prede. La morte è lì in agguato. Ma questo ci spinge forse a vivere con paura e angoscia? O piuttosto non ci incita a godere appieno dei nostri anni, del nostro tempo, di noi stessi, proiettandoci al di là del tempo e dello spazio? Non ci incita forse ad aspirare e raggiungere la felicità? Forse, proprio grazie alla coscienza della nostra natura effimera e fugace, potremmo davvero capire quale sia il giusto valore da attribuire alle nostre azioni, ai nostri obiettivi, ai nostri sogni, alla vita che fugge come un soffio di vento. Eppure Yolande non sa nulla di tutto questo. Nel mondo in cui vive la morte è stata esiliata, dimenticata, oscurata, resa un mero fatto burocratico. Un'apparenza. Non si muore per davvero. Finalmente l'uomo si è elevato al di sopra della morte, come un Dio ha scelto di vivere senza questa paura intrinseca nella natura umana stessa. Cosa è la morte? Cosa significa morire? Nessuno deve preoccuparsi, nessuno deve guardare a quel momento. Anche perchè la sua esistenza è stata completamente cancellata dalla mente degli uomini. Se la morte è solo un attimo, se l'uomo-Dio ha reso possibile invertirla, perchè non vivere felici? E Lei, sola, sconosciuta agli uomini, non ha più prede.

"Era sola la belva dei boschi, la Morte - ecco cos'era, realizzò Yolande - la Morte a cui tutti scampavano, a cui nessuno pensava, ignorata dagli uomini che erano stati il suo unico conforto e amore. La Morte soffriva come ogni creatura non voluta; e, come tale, anche lei aveva deciso di morire. Di mangiarsi. Di lasciarsi andare per sempre al buio."

Tutti coloro che moriranno entro il Termine, saranno riportati in vita. Perchè questa cosa appare a Yolande negativa? Forse perchè lei proviene dal di fuori e non riesce perfettamente a integrarsi in questo Mondo, lontano dall'esperienza della morte, dai rituali della madre, dalla sofferenza di perdere una persona cara. Cosa può fare se non fingersi uguale agli altri? Eppure a lungo andare le crepe si faranno sempre più profonde. Tutto inizia quando viene avvertita della morte del marito. Un incidente. La corsa all'ospedale. Il momento del riconoscimento. Quel corpo esanime, freddo, muto ad aspettarla. Un ultimo bacio prima di andare via. Perchè suo marito ritornerà, questo è vero... ma sarà realmente lui? Non siamo altro che involucri contenenti ricordi. Basta quindi conservare (dopo una registrazione che avviene periodicamente) tutte le informazioni cerebrali all'interno di sofisticati database. Ed ecco i morti tornare dalla tomba ancora prima di arrivarci, perfettamente uguali a prima, con gli stessi ricordi, la stessa personalità, gli stessi pensieri. Ma siamo soltanto questo? La morte può effettivamente essere sconfitta? Siamo mostri, automi, o umani irriproducibili? Eppure quell'uomo che adesso dorme di nuovo accanto a lei sembra proprio suo marito. Stesso odore, stesso sapore, stesse parole pronunciate a gran voce, stessa premura e devozione. Come se la morte lo avesse soltanto sfiorato facendogli una carezza.

Yolande si muove così, un po' spaesata e confusa, in un mondo in cui tutto appare fermo ed immobile. Non c'è nulla che sia animato da una scintilla. Tutto appare piatto e sereno, non ci sono tempeste all'orizzonte. Quasi un ambiente sterile che emerge, a mio parere, anche con le descrizioni disseminate lungo il romanzo:

"Per cominciare il reparto Ritorno non era solo il più isolato di tutto l'ospedale, nè il più silenzioso: era anche il più spoglio. Nell'atrio bianchissimo c'era solo una donna dall'aria vigile e indifferente, che notò a malapena lei e il dottore. [...] Sedeva immobile come un oggetto di arredamento, fasciata nell'uniforme bianca come le pareti, la scrivania, la sedia; e la sua pelle era così evanescente da dare l'impressione che fosse sul punto di sparire, inglobata dal posto di lavoro."

Sembra quasi che l'uomo abbia perso la propria identità, la capacità di provare emozioni reali, l'anima vitale che lo animava nei tempi passati, come se fosse stato istruito per una felicità fittizia ma sufficiente. Privato di una sua componente importante. Il mondo di Yolande è un mondo di marionette.

"Dal finestrino chiuso guardava le strade piene di cittadini sorridenti come da uno schermo televisivo. Stavano lì, ignari della miseria al di fuori dei confini, intoccabili e benedetti, creature privilegiate della storia. Intrappolati lì, nella propria ignoranza, nelle propria mura domestiche,  nei libri censurati, nelle informazioni distorte, inconsapevoli di tutto, oscenamente felici, maledetti, reietti dei martiri, lieti e ignari del proprio vuoto."

Un libro davvero molto bello. Sia per la tematica trattata, sia per tutti gli elementi che fanno da contorno alla struttura principale, sia per il finale (molto apprezzato da parte mia), sia per la genialità, passatemi il termine, di un'opera breve ma che ti rimane dentro. Un vero e proprio gioiellino italiano. Si potrebbe dire molto altro ancora ma finirei per disseminare questa recensione di spoiler togliendovi il gusto di leggerlo, cosa che io vi consiglio assolutamente di fare! Spero davvero che questo libro, come purtroppo accade ingiustamente per molti esordienti, non passi inosservato. Profondo, audace, per nulla scontato e ricco di spunti di riflessione, cruento e grottesco, veritiero.


"Perchè noi abbiamo ben chiaro il senso della vita, che non è andare oltre, in chissà quale realtà inesistente; perchè noi sappiamo che la vita è qui ed ora, e senza la morte a inciampare nei nostri pensieri non dobbiamo preoccuparci di niente se non di essere dei bravi cittadini."





Voi avete letto questo libro?
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