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lunedì 11 marzo 2019

Recensione: Gli inconvenienti della vita

Buon pomeriggio carissimi lettori ^^ Come procedono le vostre letture? Cosa state leggendo? Vi siamo mancati? :P Dopo tanto tempo ecco una nuova recensione tutta per voi! Speriamo di poter avere più tempo per condividere con voi le nostre letture e le nostre opinioni a riguardo.

GLI INCONVENIENTI DELLA VITA
Gli inconvenienti della vita di Peter Cameron
Adelphi| 122 pp. | €16,00

Queste storie raccontano due diverse e molto singolari forme di inquietudine: il malessere sottile che si allarga come una crepa nella vita in comune di due uomini, e la lunga guerra «misteriosa e mai dichiarata» in cui può trasformarsi un matrimonio di vecchia data. Le due coppie non potrebbero essere più distanti: lo scrittore in crisi creativa che divide un appartamento a Tribeca con un avvocato in carriera, e i due pensionati di una spenta cittadina di provincia, dove gli unici eventi degni di nota sono le periodiche inondazioni del fiume e gli appuntamenti della chiesa metodista. Casi da cui emana la sensazione di «un vivere fasullo, rabberciato, sempre lì lì per implodere o franare»; e infatti, sotto la superficie, questi rapporti vanno in pezzi davanti ai nostri occhi, lasciandoci attoniti e frastornati.




La solitudine, la crepa, l'incomunicabilità, l'incontenibile straripare dell'inquietudine esistenziale. Questa è l'essenza dei due racconti che ci vengono proposti da Peter Cameron.
Entrambi struggenti, densi, particolari caricature di sentimenti tanto comuni quanto temibili, che a volte ci ostiniamo ad evitare, a nascondere a noi stessi. E alla fine si apre forse uno spiraglio? Non è assolutamente certo, l'unica cosa sicura è che la vita continua inesorabile. 

Ne "La fine della mia vita a New York", il più breve dei due racconti, Theo è il protagonista indiscusso che incarna la figura dell'uomo che ha perso e non riesce a andare oltre il fallimento. A seguito di un incidente, elemento spartiacque tra il prima e il dopo, non solo perde il lavoro e la sua posizione sociale, ma si ritrova incapace di controllare le proprie crisi, i cosiddetti "crolli" psico-fisici di cui parla e che sperimenta con un tale malessere da far sentire il lettore coinvolto in prima persona. Da cosa deriva questo crollare? Dal rimpianto della vita passata, dall'incapacità di andare avanti e di ritrovarsi immobili e paralizzati? O dall'evidenza di ritrovarsi solo, nonostante Stefano e l'amore che professa ma incapace di colmare il vuoto da cui Theo si sente risucchiato? Sono tutte interpretazioni possibili. In questo caso "l'inconveniente" è proprio l'incidente stesso, che ha scoperchiato la fragilità di Theo e la sua inettitudine, intesa più come l'incapacità di farsi forza e di andare oltre, di riprendere in mano la propria vita e reinventarsi, preferendo piuttosto oscillare nel mare della disperazione tormentata. 

«Ho perso» disse. «Cioè no, ho pianto. Ho perso lacrime. Le parole mi abbandonano. Interessante, però, come ci possiamo sentire abbandonati, dalle cose, delle persone. Da noi stessi. Tanti modi diversi di andare in pezzi».

In "Dopo l’inondazione", racconto decisamente più lungo e articolato, l'autore si concentra ancora una volta su una delle due figure che costituiscono le due coppie. In questo caso l'inconveniente che funge da pretesto per smuovere le coscienze e la vita dei personaggi è l'ospitare, controvoglia e con qualche titubanza, una famiglia della cittadina, la cui casa è stata distrutta a seguito di una inondazione. Proprio questa ospitalità scardina i normali e abitudinari ritmi della vita di coppia facendo prendere coscienza alla signora Bird di quanto la sua vita sia passata come sotto l'utilizzo di un farmaco anestetizzante vivendo i giorni che passavano in maniera inerte, tutti uguali e tutti scanditi dalla stessa routine. Sopratutto in questo racconto si evince la solitudine dei personaggi, l'incapacità di comunicare tra di loro e di condividere, il torpore in cui spesso si vive senza neanche accorgersene. 

"Chissà, forse è sbagliato aspettarsi qualcosa alla mia età ma a me sembra normale. Magari anche solo svegliarsi la mattina dopo. Io questo me lo aspettavo? Sì. E se ci si aspetta questo, perché non aspettarsi anche qualcos’altro? Il semplice risveglio, il semplice fatto di essere svegli, vivi, non è abbastanza. Volevo una vita che avesse un senso, almeno per me”. 

Due racconti incentrati sulla solitudine del singolo essere umano, sulla presenza-assenza, sull'incapacità di godere dei giorni che trascorrono, sul restare aggrappati alla vita ma in maniera inopportuna, come bloccati da una trappola che non gli permette di provare a cambiare direzione, orizzonte, di prendere l'iniziativa e di andare oltre. Ci sarà mai speranza di rinascere?
Cameron si dimostra uno scrittore abile nel tracciare sentimenti umani vividi e reali, lasciandoci a fine lettura diversi spunti di riflessione, trasmettendoci un senso di soffocata inerzia e di speranza oppressa, di smarrimento e vuoto esistenziale, nascosto dalla routine di una vita apparente. 


Voi lo avete letto?
Che ne pensate?

martedì 20 novembre 2018

Recensione: Vox

Buongiorno carissimi lettori ^^ Oggi vi lasciamo la recensione di un libro che non vedevo l'ora di leggere ma ahimè non ne sono rimasto particolarmente entusiasta >.< le premesse c'erano tutte ma non sono state ben sfruttate!


VOX
Nord | 416 pp. | €19,00

Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere. Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto. Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l'unica che ora ha la possibilità di ribellarsi. Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Limite di 100 parole raggiunto.



"Stasera, a cena, prima che pronunci le ultime sillabe della giornata, mio marito dà un colpetto al dispositivo argentato attorno al mio polso sinistro. Un tocco leggero, come per condividere il mio dolore, o forse per ricordarmi di rimanere in silenzio fino a mezzanotte, quando il contatore si resetterà."

Provate per un attimo a immaginare di non poter parlare più. Provate a chiudere le vostre labbra, a tenerle ferme, neanche un sospiro. Provate a immaginare cosa possa significare non esprimere i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri ideali e le proprie posizioni, se non con lo sguardo e i lineamenti della vostra pelle. Immaginate il silenzio che improvvisamente si fa assordante, una lama, un dolore che vi trafigge. Da uomini a bestie, oggetti, soprammobili impolverati. Senza nessuna speranza, nessun desiderio, nessuna possibilità. Siamo abituati a parlare, non ce ne rendiamo nemmeno conto di quanto sia uno strumento fondamentale e contemporaneamente unico, di quanto potremmo perdere senza questo strumento di comunicazione, di identità, di libertà. Come gli individui affetti da mutismo, come i pazienti neurologici affetti da afasia. Una malattia. Non delle cellule nervose, non dello sviluppo linguistico, non della motilità delle corde vocali. Una malattia dell'uomo, dall'uomo, per l'uomo. Questo è il fulcro del romanzo distopico di Christina Dalcher. Proprio l'uomo, nell'universo di Vox, ha creato questa condizione, questa trappola misogina e deleteria, questa gabbia che impedisce a tutte le donne di pronunciare più di 100 parole al giorno (potrebbero oltrepassare questo limite ma a costo di cosa? scariche elettriche nel proprio corpo). Ci ritroviamo di fronte ad una realtà attuale (libertà di stampa, di espressione, disuguaglianze, sottomissione) ma, per fortuna, estremizzata. L'obiettivo è quello di "riporre le donne al proprio posto", renderle di nuovo emblema del focolare, della famiglia, delle faccende domestiche. 

"Come donne, siamo chiamate al silenzio e all’obbedienza. Se dobbiamo imparare, chiediamo ai nostri mariti nell’intimità di casa, poiché è peccato che una donna metta in discussione l’autorità maschile voluta da Dio."

Un ritorno alla purezza del passato, al simbolo della famiglia tradizionale, l'annientamento di tutti gli "errori della modernità": non c'è spazio per le donne in carriera, per l'amore verso lo stesso sesso, per la verità, per le parole. Bisogna sottomettersi. L'alternativa sono i nuovi "campi di concentramento" (mi piace definirli tali) sperduti nel mondo, ricolmi soltanto di lavori forzati e sofferenza, insieme alla perdita della dignità, alla vergogna e alle esecuzioni pubbliche. Il libro è quasi un avvertimento ( e in fondo tutti i libri distopici lo sono): attenti al futuro, attenti alle idee perverse, attenti al mostro dentro ognuno di noi.

Il libro ha tutte le caratteristiche tipiche di un romanzo distopico. La voce narrante è quella della Dottoressa Jean McClellan che ci descrive e racconta tutti i cambiamenti avvenuti nella società pur rimanendo però sul vago. Anche lei è costretta a non pronunciare più di 100 parole fin quando un giorno i massimi esponenti del nuovo governo la contattano per trovare una cura (i cui studi erano già in corso anni prima nei suoi stessi laboratori) per l'afasia di Wernicke in seguito ad un incidente del fratello del presidente. Ma cosa si nasconde dietro questa richiesta? Le buone intenzioni nasconderanno una verità ancora più marcia. Perchè esistono più laboratori? Cosa si nasconde dietro le porte sigillate? Esiste davvero una resistenza? Così Jean si ritroverà ad essere infine un'eroina in un mondo che va a pezzi. 

L'idea è veramente originale. L'ho trovata intrigante e un vero e proprio asso nella manica. Tuttavia mi è sembrata uno spreco. Il nuovo assetto della società viene poco spiegato: ci sono accenni qua e là di cambiamenti, di nuove regole, dei campi di lavoro, della nuova educazione scolastica, dei nuovi divieti, delle trasmissioni televisive. Ma rimane tutto poco approfondito come se non ci fosse interesse a sviluppare per bene questo mondo. Come se fosse stata costruita l'impalcatura e i pilastri di un intero edificio senza tuttavia completare l'opera. Altro aspetto negativo è tutta la seconda parte del romanzo. Succede tutto in maniera troppo frettolosa, caotica e confusionaria. Ho dovuto a volte rileggere e tornare qualche pagina indietro per capire se mi ero perso o meno qualcosa, se avessi saltato qualche paragrafo. Uno sviluppo che forse voleva portare ad un climax ascendente di tensione, ma che invece mi è parso una corsa insensata verso un muro. Un'occasione sprecata nonostante l'idea sia molto originale e ricca di spunti di riflessione. 

Lo consiglio tuttavia a tutti coloro che vogliano ricordarsi di quanto sia importante la libertà di espressione, il nostro diritto di parola. A tutti gli uomini affinché salvaguardino e custodiscano le parole. A tutte le donne che combattono ogni giorno per pronunciarle. 






Lo avete letto?
Che ne pensate?

martedì 2 ottobre 2018

Recensione: Fiorirà l'aspidistra (George Orwell)

Buongiorno carissimi lettori, oggi vi lasciamo la recensione di un piccolo gioiello della letteratura. Si può parlar d'altro quando il romanzo in questione è di Orwell? Se ancora non avete mai letto nulla di suo, iniziate da 1984 ma anche questo romanzo merita, merita, merita ** Assolutamente consigliato!


FIORIRÀ L'ASPIDISTRA
Risultati immagini per fiorirà l'aspidistra
Mondadori |  268 pp. | €13,00
Londra, anni Trenta. Il giovane Gordon Comstock coltiva ambizioni letterarie e, per mantenersi, fa il commesso in libreria. Figlio della piccola borghesia britannica, si ribella alla morale della sua classe: il rifiuto della rispettabilità e del mito del "buon posto" gli fa intraprendere una vera e propria discesa agli inferi. Per affermare i diritti della poesia contro il mondo dominato dal denaro, vive in solitudine, povertà e squallore, macerandosi nel vittimismo e nella frustrazione. Fino a che una notizia inaspettata segna la sua "resurrezione", o forse la resa al sogno di una casa con le tendine ricamate e una pianta di aspidistra alla finestra.


"Ciò di cui si rese conto, e sempre più chiaramente col passar del tempo, fu che il culto del denaro è stato elevato a religione. Forse è la sola vera religione - la sola religione veramente sentita- che ci sia rimasta. Il denaro è ormai ciò che Dio soleva essere."

Risultati immagini per la stagione dell'aspidistra
Un eroe, un vagabondo della vita, un reietto della società, un uomo alieno alle normali abitudini e concezioni socio-culturali-economiche della Londra degli anni Trenta. Uno degli ultimi dei componenti ancora in vita della famiglia Comstock. Un poeta, uno scrittore di versi, un'anima sensibile che combatte contro il capitalismo, il materialismo, la borghesia che sprofonda nel denaro e nell'agio più irreprensibile. Una guerra personale, di corpo e di spirito, contro il denaro, il cosiddetto Dio Quattrino che tutti sottomette rendendo gli uomini una schiera di schiavi, di morti che operano, lavorano, camminano, si affaccendano, solo ed esclusivamente per asservire i desideri e i dettami del loro Dio. 


"Ecco, cosa significava adorare il dio quattrino! Sistemarsi, Far Bene, vendere l’anima per un nulla e per un’aspidistra! Diventare il tipico serpentello con la bombetta – l’ometto di Strube – il cittadino docile che rincasa alle diciotto e quindici, ogni sera, per consumare una cena a base di pasticcio di carne alla campagnola e di pere sciroppate in scatola, ascoltare per una mezz’oretta alla radio il concerto sinfonico della B.B.C. e infine, forse, un po’ di leciti rapporti sessuali, sempre che la moglie “si senta in vena”! Che destino! No, non era così che intendeva vivere. Uno aveva il dovere di tirarsi fuori da tutto ciò, fuori dal puzzo di quattrini. Era una specie di complotto che egli veniva tramando. Era come se egli si fosse votato a questa guerra contro il denaro"

Risultati immagini per la stagione dell'aspidistraGordon cerca di fuggire, di librarsi libero al di sopra di tutto e tutti. Non vuole un "buon posto" che gli possa permettere una vita agiata ed ordinaria, una famiglia, più di quanto non gli serva. Vuole essere libero dalla logica del mercato, del pragmatismo, delle necessità, della rispettabilità. Non vuole essere "morto" come tutti gli altri, vuole vivere. Vivere di letteratura, di versi, di poesia. Un Poeta contro la mediocrità e il marciume della società circostante. E fa di tutto pur di perseguire la sua dottrina, la sua fede, i suoi ideali. Rifiuta le raccomandazioni, lascia il "buon posto" che aveva trovato, diviene un semplice libraio in una vecchia libreria di quartiere, con un salario minimo che gli permetta di vivere in una pensione decadente dove possa finire i suoi scritti. "Piaceri Londinesi" è l'opera che sta cercando di concludere altalenando tra momenti di speranza e disillusione, un'opera che potrebbe immortalarlo per sempre tra i maggiori autori di successo (successo che non è arrivato con la pubblicazione della sua prima opera). Così ingaggia un'aspra battaglia contro il denaro e tutto ciò che ruota intorno ad esso; così non può assicurare un futuro alla sua amante Rosemary, non può dedicarsi completamente alla sua aspirazione, non può permettersi di mangiare nei ristoranti, di prendere un taxi, di comprare un vestito nuovo. Si ritrova così a condurre una vita fatta di stenti, rinunce, sacrifici, delusioni, insicurezza e fragilità. Più scappa dal Dio Quattrino, padre della borghesia, più cade in un vortice agghiacciante che lo porterà una sera al culmine, esasperato e quasi del tutto sprofondato nel "fango, il sottosuolo, il mondo più vero ma anche più infimo". 

Riuscirà alla fine a vincere contro l'aspidistra, simbolo per Gordon della borghesia, della loro vita agiata ma asservita al denaro? Fino a che punto gli ideali avranno forza? Quanto resisterà l'eroe anti-sociale di fronte alle difficoltà e alle incombenze della povertà e alla perdita dell'ultimo barlume di dignità e vitalità? Riuscirà a scalare tutti i gradini sociali in una sorta di declassamento volontario? Cosa troverà alla fine? 

Risultati immagini per aspidistra"Quei piccoli borghesi là, dietro le loro tendine ricamate, coi loro figli, i loro mobili dozzinali e le loro aspidistre, essi vivevano secondo il codice del denaro, senza dubbio, e riuscivano ciò nonostante a conservare la loro dignità. Avevano le loro norme, i loro inviolabili punti d’onore. Si “mantenevano rispettabili”: facevano garrire le loro aspidistre, come bandiere."

Gordon sacrifica tutto, persino se stesso, sino alla notizia che alla fine gli farà cambiare direzione radicalmente. Sconfitta o resurrezione. Gordon alla fine sarà contento. Se siete curiosi, scoprirete perché: avrà vinto la sua battaglia o sarà contento, anche se sconfitto? 
Come in 1984, il cerchio si chiude in maniera ambigua e beffarda, con vincitori e sconfitti. Anche in questo caso, Orwell si mostra capace di una scrittura tagliante ed interessante, sviluppando i temi trattati e le ideologie in maniera impeccabile. Anche in questo caso non possiamo far altro che chiamarlo visionario. 

Una storia ossessiva, ancora concreta e ricca di spunti di riflessione. Un romanzo di formazione ma anche di invettiva sociale, di scontro tra ideologie e la concretezza del mondo circostante, tra essere e materia.




Voi lo avete letto?
Che ne pensate?



sabato 29 settembre 2018

Recensione: La gemella sbagliata

Buongiorno lettori e buon pranzo (vista l'ora ^^")! Oggi vi lascio il mio pensiero su La gemella sbagliata un thriller psicologico di Ann Morgan, edito da Piemme. Finalmente dopo anni dalla sua uscita sono riuscita ad acquistarlo e a leggerlo e posso affermare di aver scelto molto bene, visto il risultato finale!

LA GEMELLA SBAGLIATA
Piemme |  396 pp. | €19,50 (copertina rigida) | €10,90 (brossura vers. economica)
Helen ed Ellie sono gemelle. Identiche. Almeno così le vedono gli altri. Ma le due bambine sanno che non è così: Helen è la leader, Ellie la spalla. Helen decide, Ellie obbedisce. Helen pretende, Ellie accetta. Helen inventa i giochi, Ellie partecipa. Finché Helen ne inventa uno un po' troppo pericoloso: scambiarsi le parti. Solo per un giorno. Dai vestiti alla pettinatura ai modi di fare. Ed ecco che Ellie, con la treccia di Helen, comincia a spadroneggiare, mentre Helen si finge la sottomessa e spaventata Ellie. È divertente, le due bambine ridono da matte. Ci cascano tutti, perfino la mamma. Ma, alla sera, quando il gioco dovrebbe essere finito, e Helen pretende di tornare a essere se stessa, Ellie per la prima volta dice di no. Ormai è lei la leader. E non tornerà indietro. Da questo momento, per la vera Helen comincia l'incubo...
Un capolavoro di suspense e inquietudine, che riesce a raccontare in modo straordinario la discesa agli inferi della protagonista, nonché la facilità con cui si possono manipolare le persone e distorcere la realtà. Perché non tutto è come sembra, anche nelle migliori famiglie, e in quella di Helen ed Ellie ci sono molti più segreti di quanti le bambine stesse possano immaginare. Al punto che un gioco innocente, forse, non è mai stato solo un gioco.
Una lettura tesa e avvincente, che vi farà girare le pagine vorticosamente, e che fa di Ann Morgan una delle voci più sorprendenti del thriller psicologico.


Ho desiderato leggere La gemella sbagliata per diverso tempo finché non ho avuto l’opportunità di acquistarlo e poi leggerlo avidamente in un paio di giorni. Quello che mi aspettavo dalla trama era un thriller psicologico che riuscisse a conquistarmi lentamente e che mi tenesse sulle spine, e questo è ciò che ho poi percepito durante tutta la lettura, sebbene alla fine si sia un po’ discostato dal genere vero e proprio.
La gemella sbagliata è riuscito a tenermi incollata alle sue pagine per ore e ore, senza che mi accorgessi del tempo che passava, e penso che questa sia la cosa più bella che un autore di thriller possa riuscire a fare.

Helen ed Ellie sono due gemelle identiche, se non fosse per l’abbigliamento e per i capelli raccolti in maniera diversa sarebbe difficile distinguerle. Sono però due bambine dal carattere totalmente diverso; mentre Helen è sicura di sé, sempre al suo posto, la classica “brava bambina”, Ellie è molto introversa, quasi sottomessa alla sorella e poco reattiva. Tutto cambia però quando decidono di fare un gioco: scambiarsi di ruolo per fare uno scherzo alla mamma. Quello che non si aspetta Helen però è che quel gioco presto si trasformerà in un incubo per lei, da quel momento in poi non sarà mai più Helen, ma rimarrà nel ruolo di Ellie, subendo tutte le angherie e l’indifferenza che fino ad allora era stata riservata alla sorella.
Quello che colpisce Helen, alla sua giovane età, non è solamente la perdita della propria identità, ma piuttosto il non sentirsi adatta ad ogni situazione e il tutto è peggiorato dall’arrivo a casa di Akela, il nuovo compagno di mamma, che come se niente fosse ha preso il posto del papà dopo che questo si è suicidato.
Si capisce subito da ciò che la situazione in famiglia non è delle migliori e il sentirsi sola e non capita peggiora il malessere della bambina, che entrerà in un vortice che pian piano la porterà ad avere comportamenti aggressivi e ad un disturbo bipolare.

La gemella sbagliata è un thriller che si delinea pian piano, alternando i capitoli tra passato e presente in cui conosciamo Smudge. Sarà difficile inizialmente capire la situazione e questo crea curiosità nel lettore, che sarà trascinato in un vortice di dolore e inadeguatezza. Impossibile non provare diverse emozioni per la piccola Helen, dalla rabbia alla paura, dalla tristezza all’odio per quella madre che rifiuta assolutamente di ascoltare le sue spiegazioni e ancora meno cerca di capirla.
Quello però che inizia come un thriller, verso la seconda metà si discosta dal genere e diventa più un romanzo introspettivo in cui il lettore non può far altro che conoscere la mente di Helen per arrivare a scoprire poi la verità sul passato, il motivo di tutte quelle mancanze che verranno alla luce quando ormai la sua vita sembra essere andata a pezzi.
Mi è piaciuto molto questo libro, nonostante la fine mi abbia lasciata un po’ contrariata perché molto distante da ciò che mi aspettavo. Ho apprezzato lo stile narrativo di Ann Morgan, che è riuscita a tenere alta l’adrenalina e a creare un velo di suspense che aleggia durante l’intera lettura. 







giovedì 20 settembre 2018

Doppia Recensione: L'amica geniale (volume III e IV)

Buon pomeriggio carissimi lettori ^^ Sto leggendo più a settembre che nell'ultimo anno >.<  A voi capita mai di avere periodi così intensi alternati a mesi di assoluto blocco?
Oggi vi parlo degli ultimi due volumi della saga di Elena Ferrante (vi lascio la recensione dei primi due qui).


Risultati immagini per storia di chi resta e di chi fugge  Immagine correlata





Diventammo l'una per l'altra frammenti di voce, senza mai nessuna verifica dello sguardo


Un cerchio che si chiude. Anelli che si incastrano alla perfezione, una catena che fa dei giri immensi per poi ritornare al punto di partenza. L'inizio che si ricongiunge con la fine. I personaggi completano la loro evoluzione, cambiano, si inaspriscono o si acquietano, maturano, trovano un finale alla loro storia. Tutto è compiuto. E il cerchio si chiude con una nota di malinconia, inaspettata, dolciastra e sentimentale. Inaspettata, forse ci aspettavamo un altro finale, più completo e esplicativo, ma va bene così. Un leggero alone di mistero che permane ma che lascia evidente e chiara la profonda amicizia che lega le nostre due protagoniste. Seppure qualcuno potrebbe non definirla tale. 

Negli ultimi due volumi, assistiamo alla fase maturativa vera e propria, dalla vita adulta sino alla vecchiaia, non solo di Elena e Lila, ma di tutti gli altri personaggi. Nessuno infatti viene emarginato, lasciato indietro, dimenticato, ma tutti arrivano a un vicolo cieco, vengono posti di fronte all'esito delle loro azioni e della loro esistenza. La vita adulta dovrebbe essere meno problematica e più facile dell'infanzia e della adolescenza? Sembra proprio di no. Assistiamo infatti a una concatenazione di eventi importanti e significativi che stravolgeranno le vite delle nostre protagoniste. 

La maturità consisteva nell'accettare la piega che aveva preso l'esistenza senza agitarsi troppo, tracciare un solco tra prassi quotidiana e acquisizioni teoriche, imparare a vedersi, a conoscersi in attesa di grandi cambiamenti.

Se nei primi due libri Elena mi era apparsa l'emblema del raziocinio calcolato e attento, qui invece si capisce bene come anche lei venga trascinata dal flusso imprevedibile della vita. Le sue azioni e i suoi pensieri potrebbero essere discutibili (perché abbandonare tutto quello che ha conquistato con fatica? Per un abbaglio? Una illusione?) ma è proprio in questo suo catapultarsi a capofitto nella vita, seguendo sentimenti, emozioni, pensieri, speranze, che ci appare più umana, capace di avere e costruire anche lei una propria identità. Assistiamo con Elena alla creazione di una famiglia, l'amore per Pietro, le difficoltà, le incombenze che si mischiano alla quotidianità, il peso e la gioia della maternità, l'insicurezza di essere al posto giusto e di rischiare. Ma assistiamo anche alla creazione di una sua più marcata identità, di un suo percorso intellettuale e lavorativo. Eppure, ancora fino alle ultime pagine, un sentimento poco identificabile e chiaro, la lega alla sua amica di sempre. Paura di non essere in fondo migliore di Lila, di essere troppo legata e influenzata dalla stessa, di essere rimasta sempre dentro quel rione fatto di vicoli, dicerie e arretratezza nonostante la sua lontananza fisica per diversi anni. Eppure è proprio grazie a lei che spesso ritrova anche il suo io più vero, la spinta a fare sempre meglio. Dunque si tratta di un rapporto di subalternità, di devozione quasi religiosa, di invidia per l'intelligenza così naturale e mai ricercata di Lila? O forse è soltanto un mettersi in parallelo, guardarsi dentro lo specchio e rivedere tratti dell'amica che tanto l'ha spronata e aiutata anche se inconsapevolmente? Forse l'uno e l'altro. Un rapporto assolutamente emblematico e difficile da decifrare appieno.  

Lila invece continua a essere la mia preferita. Caparbia e capace, sempre pronta a mettersi in gioco, a sfidare i giochi di potere del rione, a riprendersi tutto e tutti secondo una logica a volte troppo arguta e rapace. Non si sottomette, non cede, non si arrende. In questi due libri assistiamo ad una sua rinascita. Dalla fabbrica di Soccavo (in cui lavorava in condizioni pietose) alla subalternità nei confronti dei Solara per poi approdare alla creazione di una azienda tutta sua. Eppure rimane la più vera, capace di esprimere la parte più profonda di noi stessi, di vedere e mostrarci la realtà cosi come è, senza ordine nè forma, senza margini ben delineati. Tutto è caos, persino i suoi pensieri, la sua mente. Sempre un mare in tempesta. Rimane un personaggio enigmatico, incapace da comprendere in tutte le sue sfaccettature, impossibile tracciarne un ritratto chiaro e esemplificativo. E forse proprio per questo rimane il personaggio più riuscito. 

"Non dimenticarti mai che siamo esseri molto affollati,zeppi di fisica, astrofisica, biologia, religione, anima, borghesia, proletariato, , capitale, lavoro, profitto, politica, tantissime frasi armoniche, tantissime disarmoniche, il caos dentro e il caos fuori. Per cui calmati, esclamò ridendo Lina"

Sullo sfondo, danzano tutti gli altri personaggi fino al loro ultimo ballo, mostrandoci l'evoluzione del rione, di Napoli, forse del mondo intero. Una parte sicuramente importante del romanzo, fondamentale. La politica, la rivoluzione, i sindacati, le lotte interne, locali e a più ampio raggio, i cambiamenti dell'Italia nella seconda metà del '900 sono lo sfondo e contemporaneamente protagonisti dei romanzi senza mai eccedere, lasciando il piedistallo sempre alle due protagoniste adesso vicine e così simili, adesso distanti e incapaci di comunicare. 

Un romanzo corale, un'epopea, una saga che avvince e strega, con una scrittura che abbaglia anche nei momenti più lenti. 

Si potrebbero scrivere pagine e pagine, riflettere su mille aspetti ma ho preferito lasciare a caldo solo la summa delle sensazioni che ho avuto. Quando finiamo di leggere un romanzo, e ancor di più una saga, è inevitabile chiedersi: ne è valsa la pena? La risposta è assolutamente si. Lasciatevi trasportare da questa storia, inabissatevi con le protagoniste, entrate nei meandri della loro mente, mescolatevi, confondetevi con loro. Alla fine vi sentirete parte della storia, non spettatori esterni, e rimarrete storditi quando girerete l'ultima pagina. 





Voi li avete letti? 
Avete intenzione di farlo?





mercoledì 19 settembre 2018

Review Party: La madre perfetta di Aimee Molloy

Buongiorno lettori, qualche giorno fa ho pubblicato la tappa del blogtour dedicato a La madre perfetta, il nuovo thriller edito Giunti e scritto da Aimee Molloy. Oggi ritorno per parlarvi di questo libro e di ciò che non mi è piaciuto durante la lettura. 
La mia è la voce fuori dal coro, come ho notato dalle altre ragazze che hanno partecipato al blogtour, quindi vi invito a leggere le diverse recensioni per avere un'idea chiara sul libro e diversi punti di vista. 



LA MADRE PERFETTA
Giunti | 352 pp. | €19,00
Si chiamano "Le madri di maggio", perché hanno tutte avuto un figlio nello stesso mese. Due volte alla settimana si incontrano in un parco a Brooklyn per scambiarsi consigli e confidenze, con carrozzine e biberon al seguito. Finché, una sera, decidono di lasciare a casa i bambini per passare finalmente qualche ora tra amiche e staccare dalla sfiancante routine di neo-mamme. È il 4 luglio, fa un caldo infernale, il locale è affollato e scorrono fiumi di alcol. Ma qualcosa va terribilmente storto. Bellissima, sensuale, misteriosa, Winnie è una madre single che per la prima volta si è lasciata convincere ad affidare il piccolo Midas a una babysitter consigliata da Nell, manager in carriera. Quando però la donna chiama piangendo, Nell si sente subito risucchiata in un incubo: il bambino è scomparso dalla culla, qualcuno si è introdotto in casa e l'ha rapito. E nel frattempo di Winnie si è persa ogni traccia: si è forse allontanata con quel bel ragazzo che le stava offrendo da bere? O c'è dell'altro dietro il suo strano comportamento? Inizia una corsa contro il tempo per ritrovare il piccolo Midas: 13 giorni in cui tutto viene messo in dubbio, in cui le vite delle "madri di maggio" vengono letteralmente sezionate e nessuno è escluso dal sospetto. Perché ogni madre ha i suoi segreti, ogni coppia le sue bugie, ogni amicizia la sua dose di invidia. E ogni donna il suo lato oscuro.


Quando ho letto per la prima volta la trama de La madre perfetta ne sono rimasta colpita, ero entusiasta all’idea di poterlo leggere in anteprima e ancora più curiosa di scoprire quali segreti si celassero dietro questo gruppo di neomamme protagoniste della storia.
Una volta finita la lettura però mi sono resa conto di quanto mi sia fatta ingannare da una trama ben studiata ma che poi si è rivelata essere forse il solo punto forte del libro. Infatti, La madre perfetta non ha nulla di eccezionale, mi è stato presentato come thriller ma poi del genere ha davvero poco. Per chi come me ama il genere, ritrovarsi a leggere una storiella così poco articolata e piatta è una versa delusione.

Le “May mothers” sono un gruppo di mamme alle prese dapprima con la gravidanza e poi, dopo il fatidico mese di maggio, con i loro minuscoli pargoli. Sono un gruppo di donne, di età diversa, che si vedono puntualmente per parlare insieme dei progressi dei loro figli e sempre alla ricerca di consigli per come crescere al meglio la loro prole, rigorosamente con allattamento al seno e altre pratiche che le renderanno delle vere madri amorevoli. Quando però una sera le May mothers decidono di ritagliarsi una serata tutta per loro, lontane dalle preoccupazioni e con la speranza di far riprendere la povera Winnie, madre single e depressa, l’inimmaginabile accade. Il piccolo Midas, figlio proprio di quest’ultima, viene rapito mentre è a casa accudito dalla nuova babysitter.
Inizia così un calvario straziante che porterà Winnie, ma ancora maggiormente le mamme più accanite Francie, Colette e Nell, nello sconforto più totale e nell’incubo di non ritrovare mai più Midas.

Ma andiamo con ordine, cercherò di spiegarvi al meglio quello che non mi è piaciuto di questo libro.
La madre perfetta inizia raccontando di questo gruppo di mamme che ci vengono presentate alla rinfusa, come un’accozzaglia di nomi messi insieme che hanno messo a dura prova la mia memoria, a questi aggiungiamoci poi anche i nomi dei pargoli ed ecco che ogni volta mi ritrovavo smarrita perché non capivo di chi si stesse parlando. Solo dopo il rapimento sembra che la storia si focalizzi principalmente sulle 4 protagoniste e finalmente, solo allora, ho iniziato ad associare i nomi ai vari personaggi (per i bambini ho perso le speranze). Tutt’ora però mi rimangono dubbi su chi faccia cosa, pazienza.
Parlando della storia come dicevo l’ho trovata piatta e difficilmente definibile come thriller. Quando il piccolo viene rapito, ecco che il lettore spera che la storia prenda una piega diversa e che il ritmo si faccia incalzante, invece anche qui sono stata delusa. La storia rimane sullo stesso tono, anche quando arrivano i colpi di scena e i così tanto attesi segreti (“Perché ogni madre ha i suoi segreti”) in realtà non è nulla di sensazionale, il tutto arricchisce la storia di particolari niente più. Per non parlare della voce fuori campo che ogni tanto – a caso – fa capolino e che, in teoria, dovrebbe aumentare la nostra ansia e curiosità. Beh, se forse fosse più presente magari capirei qualcosina in più, piuttosto che metterla lì due o forse tre volte in tutta la storia.
Per aumentare il ritmo della narrazione e l’adrenalina della lettura l’autrice ha avuto la brillante idea di inserire latte che gronda dalle tette delle mamme, altre il cui latte non ne vuole sapere più di uscire e pianti isterici dei piccoli che non permettono alle mamme di riposare. Insomma, ogni tanto pensavo di avere davanti un libro dedicato alle neomamme e ai consigli utili, piuttosto che un thriller brillante come mi aspettavo.
Sono tante le cose che non mi sono piaciute di La madre perfetta. Penso che l’idea di base fosse buona e anche originale, però non è stata realizzata altrettanto bene. Non ho trovato suspense, cosa che ci si aspetta da un thriller; anche lì dove l’autrice sembra voler insinuare il dubbio sui vari personaggi, in realtà questo decade subito. Non so bene come spiegarvi quello che non ho trovato in questo libro.
Insomma, per me è una bocciatura, penso comunque che i lettori non avvezzi al genere possano trovare in questo libro un punto di inizio per avvicinarsi al thriller. 




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