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venerdì 10 luglio 2015

Narrami O Musa: vincitore sesta sessione!

Buongiorno carissimi lettori! L'estate è ormai arrivata da tempo insieme alle vacanze (per i più fortunati). Oggi vi presento un estratto del brano vincitore della nostra ultima sessione di scrittura!
Ringrazio ancora una volta i giurati fantastici di questa sessione: Anncleire (pleaseanotherbook), Aquila Reale (Penna d'oro) e Clary (Words of books)!

JOB FIGHTERS

<<Oh, salve signor Alandras. Prego, mi segua!>> disse la donna dietro al bancone non appena vide entrare il ragazzo. 
Alex venne condotto in una stanza simile ad uno spogliatoio, rimase a bocca aperta nel vedere quanto fosse grande. Non aveva idea che aziende del genere trattassero così i loro dipendenti, anche se non avevano un vero contratto. 
<<Bene, se vuole può prepararsi qui. A breve quell'entrata>> la donna indicò una porta di colore nero <<si aprirà ed il colloquio avrà inizio. Se risulterà più convincente dell'ultimo arrivato prenderemo lei al suo posto. Leggendo il suo curriculum ho visto che lei è già abituato a tutto questo, ma glielo chiedo comunque, conosce tutte le regole?>> concluse. 
<<Si, non ho bisogno di spiegazioni, grazie.>> rispose il ragazzo, continuandosi a guardare intorno, notando uno strano scomparto. La donna notò la sua espressione e aggiunse <<Se vuole può portare qualcosa prima di entrare, non è obbligatorio, ma è probabile che il candidato contro il quale dovrà confrontarsi se ne approfitterà.>>
<<No grazie, non ho bisogno di nulla.>> non voleva fare l'eroe, ma Alex era sicuro nelle sue capacità e del fatto che ne sarebbe comunque uscito vincitore.
<<Capisco... Allora non mi resta che farle un in bocca al lupo, signor Alandras.>> ribadì la donna, prima di uscire dalla stanza. Il ragazzo era rimasto da solo, mentre aspettava diede un'altra occhiata in giro, notando molti cassetti vuoti e panche di legno. Era davvero uno spogliatoio ben fornito, il tutto aumento la sua voglia di primeggiare ed ottenere questo nuovo contratto. Nel giro di pochi minuti Alex sentì un click, era il segnale, la porta si era aperta e poteva finalmente confrontarsi con il suo rivale.



The Time Traveler by whiteflyinglizardSuperato l'uscio si ritrovò davanti non solo l'ultimo arrivato, ma anche una folla gremita ed urlante. Il frastuono era tale che il ragazzo aveva difficoltà addirittura a sentire i suoi pensieri. C'era anche un terzo individuo tra i due, vestito di tutto punto. Era l'Arbitro, colui che avrebbe dato il via all'incontro tra i due. Quella era la vita di Alex, il suo mestiere aveva molti nomi, come “Nuovi Gladiatori”, ma quello più utilizzato era “Job Fighters”, perché i due contendenti lottavano letteralmente per un’occupazione. La crisi divenne così cupa che tutti coloro che cercavano un lavoro iniziarono ad acconsentire a qualsiasi cosa, pur di avere qualche soldo per campare. Inizialmente venivano trattati da schiavi dai vari dipendenti e pagati pochi spiccioli. Poi si passò ad utilizzarli per creare giochi sadici o umilianti, il tutto per migliorare il carattere dei lavoratori che diventavano spettatori di un reality show perverso. Infine si passò al combattimento tra varie persone, così nacquero questi combattenti. Agli inizi si trattava solo di uno svago, ma poi i direttori capirono che potevano creare qualcosa di più, come ad esempio mostrare il proprio prestigio tramite i vari lottatori. In questo modo anche gli sponsor entrarono nel modo dei Job Fighters, aumentando sensibilmente i guadagni. C'erano diversi tipi di incontri, quello di Alex era per entrare in un team di lottatori. Se la squadra era piena, l'ultimo arrivato doveva combattere con il nuovo arrivato per difendere la sua posizione. Il vincitore avrebbe ottenuto un “contratto” o tenuto quello che aveva già, anche se era più un accordo, visto che lavoravano in nero e non c’erano carte da firmare. La maggior parte delle volte però, dovevano lottare contro i "Gladiatori" di altre aziende o negozi, le scommesse erano sempre presenti in queste categorie di scontri. Questa attività ufficialmente era illegale, ma ufficiosamente era permessa, anche per dare lavoro ai tanti giovani che ne erano sprovvisti. Ma la popolarità dei Job Fighters crebbe al punto tale che diverse reti televisive mandavano in onda i diversi incontri, anche se  solo a notte fonda per evitare problemi con la legge. Solo le aziende più redditizie potevano permettersi una cosa del genere, come appunto la Spender. Alex si guardò intorno e notò le diverse telecamere, nonostante fosse la sua prima volta in diretta non era nervoso, anche perché non aveva il tempo per preoccuparsi di queste cose. Il suo nemico era pronto a lottare e, come aveva presagito la donna, impugnava un'arma, per la precisione un bastone di ferro. Il ragazzo non era intimidito nemmeno da questo fatto, era calmo e concentrato come sempre, non era la prima volta che lottava contro un nemico armato.
I due combattenti si posizionarono al centro del ring, che era circolare, dando il via alla presentazione dell'Arbitro <<Signore e signori, vi do il benvenuto alla  Spender Company dove si terrà l'incontro di oggi. I due contendenti si sfideranno per entrare nella nostra azienda, chi sarà il più forte? Chi di loro è pronto a dare tutto se stesso per ottenere un contratto? Lo scopriremo a breve! Lasciatemi presentare i due coraggiosi lottatori!>> dopo aver concluso il suo discorso, l'uomo di mezza età si avvicino al ragazzo.

Francesco Giordano

Commento del giurato del blog: "Francesco ha creato una storia davvero originale, e se vogliamo distopica, con uno dei temi sicuramente più problematici della nostra società contemporanea. Tratteggia, con uno stile semplice e diretto, sin dove può portare la disperazione, una crisi non soltanto economica ma umana, della propria autonomia e identità."



mercoledì 21 gennaio 2015

Narrami O Musa: vincitore quinta sessione!

Buon pomeriggio carissimi lettori e bentornati all'interno del nostro blog! Oggi siamo lieti di presentarvi il vincitore della quinta sessione del nostro laboratorio di scrittura "Narrami O Musa" che verteva sullo scrivere un racconto a carattere distopico. Prima di presentarvi un estratto del brano vincitore, vi comunichiamo che tra pochi giorni partirà la sesta sessione e che presto troverete l'antologia (scaricabile all'interno del blog) aggiornata. Infine, presentiamo i blogger giurati di questa sessione: ringrazio Ilenia (I libri di cristallo), Stefania (La ragazza che annusava libri) e Giovanna (Un lettore è un gran sognatore).

VIVA LA MORTE



Death and the Maiden by Deimos-Remus
Nell'ultima città viva del mondo, esistono due sole realtà; la vita terrestre e il paradiso. Nessun inferno, nessun purgatorio. La metropolitana era un luogo che Diana odiava. Ovunque, persino nelle gallerie, compariva la frase dei negromanti: "La morte è un nuovo inizio" formata da led bianchi che a intermittenza picchiavano le sue iridi. Anche la voce che annunciava le fermate diceva: "Piazza degli impiccati. Prossima fermata, palazzo degli angeli. Ricorda, la morte è un nuovo inizio!" ma ciò che più Diana odiava erano le persone. Quando vide un ragazzo curvo e vestito di stracci sporchi entrare dalle porte manuali e cigolanti, capì immediatamente ciò che sarebbe accaduto. La donna sospirò e si voltò dal lato opposto, specchiandosi nell'opaco vetro del treno. Nel riflesso però vide anche quell'uomo dall'aspetto trasandato. «La morte è un nuovo inizio...» stava balbettando. «Un nuovo... inizio...» Diana chiuse le palpebre per non guardare. Quando le riaprì, due minuti dopo, l'uomo aveva smesso di respirare. Nella mano destra reggeva una siringa verde, la stessa nella locandina appesa dietro tutti i sedili della metro. "La morte è verde come la speranza" diceva, "per un nuovo inizio veloce e indolore, compra il Marion dal tuo rivenditore di fiducia, prodotto garantito dalla società dei negromanti" "Palazzo degli angeli. Prossima fermata, via sette luglio. Ricorda, la morte è un nuovo inizio" disse la voce automatica. Diana sospirò e si passò una mano sul volto, stanca per le quattordici ore di lavoro al bar. La metropolitana però non ripartì e una spia rossa si accese in tutte le cabine. Allora la donna, rassegnata, aprì le porte tirando con forza e uscì dal treno, guardandosi intorno. A due carrozze dalla sua una delle porte era rimasta aperta. S'incamminò lentamente verso di essa ma due passi dopo qualcuno la richiuse dall'interno. Nel treno lampeggiarono le luci e si spensero le spie rosse. «No!» urlò Diana colpendo il finestrino con un pugno. Il treno sfiatò, tremò e ripartì, lasciandola da sola nella stazione sotterranea. L'ultimo treno della notte l'aveva abbandonata sotto le affollate strade del palazzo degli angeli, il luogo che lei amava certamente meno di tutti gli altri. Diana poteva essere definita in molti modi, ma di certo non bella. Spesso le dicevano che era fredda, indifferente, asociale. Una volta però, prima degli eventi del sette luglio, le persone la definivano allegra e simpatica. La sua risata stramba sfociava in versi di maiale e questo più di tutti divertiva le persone accanto a lei. Adesso però Diana non aveva più motivi per ridere. Nemmeno uno. Il trambusto si udiva già dall'ultimo sotterraneo che attraversava la strada e che sfociava nella via degli angeli. Urla, musica a tutto volume, auto, clacson, di tanto in tanto anche fuochi d'artificio. Una volta all'esterno, sospirò pesantemente alla vista di tutte quelle persone gioiose, abbassò la testa e riprese a camminare verso casa. A piedi il suo appartamento era lontano un'ora dal centro in cui adesso si trovava. Forse per i suoi abiti fin troppo pesanti per quella calda estate, forse perché era l'unica che non lodava la rinascita, tutti si voltavano a guardarla quando Diana passava loro accanto. Tra commenti sarcastici e risa, la donna avanzò spedita tra la calca di gente sperando che nessuno di essi le desse fastidio. Quando passò accanto al grande palazzo degli angeli però, non riuscì a non sollevare lo sguardo. Un blocco di marmo immenso e candido, pieno di sculture di angeli e costruito a cubi come una piramide di forma rettangolare, che ora diventava più magra ora più spessa. Una struttura fatta di soli spigoli sopra la quale i più impavidi ci si arrampicavano, perché chi riusciva a raggiungere la sommità del palazzo poteva per legge diventare uno dei prescelti, un Dio al di sopra dei negromanti. Era quello il destino dell'umanità. Soffrire sulla terra, morire e diventare un angelo o scalare la torre e conquistare lo status di divino. I cubi del grande palazzo però si muovevano sempre, mossi da macchinari la torre cambiava continuamente forma. I più impavidi raggiungevano i duecento metri, la maggior parte invece cadeva prima ancora dei cento. Nessuna disperazione però. Quando Diana vide il corpo di un uomo precipitare nel piazzale, si voltò dal lato opposto per non assistere allo schianto, mentre la folla impazziva dall'entusiasmo. Anche chi moriva in quel modo poteva diventare un angelo. I negromanti, avvolti da nere tuniche, sapevano sempre quando qualcuno perdeva la vita. Apparivano come dal nulla e portavano via il suo cadavere. Poi, qualche giorno dopo, i familiari o anche i soli conoscenti della vittima, ricevevano un video nel quale questo li salutava gioiosamente, rassicurandoli. Diana conservava ancora il video di suo marito e dei suoi figli in una piccola scheda di memoria che nascondeva nel suo orologio.

Life and Death by simplykeltasticUna mano aiutò Diana a sollevarsi da terra e le pulì gli abiti sporchi con un paio di pacche. Quando questa si voltò, vide che era stato un negromante a salvarla. La sua sola presenza aveva spaventato i suoi aggressori e adesso che ne vedeva uno più da vicino, capì il perché tutti li temessero. Il cappuccio nero calato sulla testa non riusciva comunque a oscurargli il volto. Il negromante aveva occhi rossi come il fuoco che illuminavano un volto morto, ruvido, talmente scarno che sembrava non avere carne. Anche le sue mani erano terrificanti, nere come la pece e con unghia lunghe e spesse e sporche. «La... la ringrazio» balbettò Diana nonostante non lo pensasse davvero. Il negromante, senza dire una parola, cacciò da sotto le vesti lunghe una boccetta di Marion. La donna accettò il dono con le mani che le tremavano. Il negromante aprì anche l'altra mano e le mostrò un biglietto tutto spiegazzato. Diana afferrò anche quello. L'uomo si voltò e andò via, lasciandola sola e in preda alla confusione. Diana aprì la porta di casa e si precipitò di corsa al suo interno. Chiuse a chiave dando tutti i giri possibili e si schiacciò di spalle contro di essa, respirando affannosamente. Lentamente smarrì le forze e le sue ginocchia cedettero. Cadde per terra, si abbracciò le gambe e lasciò cadere il foglietto per terra. La scritta “Mi manchi” era indubbiamente opera di suo figlio minore. La scrittura malferma e la C che lui scriveva sempre dal lato sbagliato erano un marchio inconfondibile. Era davvero possibile? Lei non credeva che la morte fosse un nuovo inizio, non credeva nel paradiso o nella felicità. Non voleva abbandonare la terra, il luogo in cui era nata e cresciuta, il luogo in cui aveva conosciuto il suo uomo e in cui erano nati i suoi figli. Adesso però questi l'avevano abbandonata a se stessa. Ricordava ancora le espressioni spaventate dei suoi figli e la folle richiesta di suo marito. “Quanto dureremo ancora? Non possiamo permetterci un altro mese di affitto, io sono stato licenziato e tu lavori quattordici ore in uno squallido bar per guadagnare in un mese quello che spendiamo in dieci giorni tra tasse, affitto e cibo. I negromanti premiano i coraggiosi! Dobbiamo farlo. Sarà indolore, te lo prometto” ma Diana aveva scelto di non farlo, e non poteva nemmeno dissuadere loro, dal farlo. Quando i Negromanti erano giunti a prelevare i loro corpi, Diana si trovava al bar. Non poteva perdere il lavoro e poiché in quel mondo la morte era vista come un nuovo inizio, nessuno concedeva giorni liberi per un evento simile. Lei aveva pianto per giorni e giorni ma non mentre lavorava. Il gestore era una persona meschina che non concedeva seconde opportunità nemmeno a chi arrivava tardi a lavoro. 

Antonio Polosa


Il giudizio complessivo della giuria:
"Trama originale e ben congegnata, scorrevolezza stilistica, tentativo riuscito di dare uno spessore psicologico alla protagonista nonostante il numero minimo di pagine. Tuttavia, un finale che forse poteva essere strutturato in maniera diversa."

giovedì 9 ottobre 2014

Narrami O Musa: inizio quinta sessione

Buongiorno carissimi lettori! Non mi stancherò mai di ringraziare tutti coloro che portano avanti insieme a me questo nostro piccolo progetto letterario: la nostra felicità più grande è leggere i vostri racconti e entusiasmarci, emozionarci, restarne colpiti e ahimè ci spetta anche votare ma in fondo anche in quello c'è un lato divertente :P 
La nostra avventura insieme è iniziata poco più di un anno fa con la prima sessione.. eravamo un po' dubbiosi e incerti ma le nostre aspettative si sono rivelate migliori del previsto! Oggi inauguriamo la nostra quinta sessione *_* 


Ognuno di noi ha una storia da raccontare e ognuno deve avere la possibilità di farlo. 
Vuoi raccontarci la tua? 

"Narrami, o Musa"  è un contest di scrittura creativa che nasce dalla volontà di creare uno spazio costruttivo dove i giovani autori, o coloro che desiderano diventarlo un giorno, possano confrontarsi, esprimere le proprie opinioni e i propri giudizi, mostrare le proprie capacità e il fuoco che li anima dentro, le storie che nascono dal nulla, le voci che improvvisamente sentono nella mente e che pregano di essere raccontate, di diventare reali. Come funziona questo progetto? 
Ogni 2 mesi verrà scelto da noi blogger un tema esplicato da una frase o semplicemente da una parola e poi tocca a voi, prendete foglio e penna e date spazio alla fantasia, liberate le parole che affollano la vostra mente. Quali sono le regole per partecipare?

REGOLE

  • Inviare una richiesta di partecipazione all'email eziocammisa@hotmail.it (cui potrete rivolgervi anche per informazioni) o all'account facebook
  • Possono partecipare sia coloro che non hanno pubblicato un libro sia gli scrittori 
  • Non è possibile partecipare attraverso opere già pubblicate
  • Verranno escluse dalla votazione opere soggette a plagio 
  • Ogni sessione avrà la durata di 2 mesi al termine dei quali procederemo alla scelta del brano più bello che farà il giro dei blog che fanno parte della giuria. 
  • La lunghezza massima dell'elaborato è 5 pagine word: Times New Roman, carattere 12.
  • Bisogna inviare l'elaborato alla email soprastante entro il 15 dicembre.

Il tema che abbiamo scelto per questa nuova sessione è molto vago ma lasciamo piacevolmente spazio alla vostra immaginazione... Abbiamo deciso di farvi scrivere un brano appartenente al genere DISTOPICO! Fateci scoprire i vostri nuovi assetti mondiali, le vostre nuove regole strane e profetiche, le vostre scenografie e i vostri personaggi!


BUONA SCRITTURA A TUTTI!

mercoledì 1 ottobre 2014

Narrami O Musa: vincitore quarta sessione!

Buongiorno carissimi lettori! L'università è ricominciata a pieno ritmo ma, essendo i corsi all'inizio, abbiamo ancora tanto tempo da dedicare ai libri e al blog! Oggi siamo lieti di annunciare il vincitore della quarta sessione del nostro laboratorio di scrittura "Narrami O Musa" per il quale questa volta avevamo proposto il tema della GUERRA! Ecco a voi un piccolo estratto del brano che si è aggiudicato il primo posto :P

ALBA



La scossa che seguì le gettò addosso uno dei cartoni. Vecchie foto, libri e altre cianfrusaglie la ricoprirono completamente dalla testa ai piedi. Alba trattenne a stento un grido. Agitò le braccia e si liberò degli oggetti come se il loro solo contatto gli provocasse dolore. Il suo respiro diventò sempre più pesante, aveva bisogno di aria pulita, di fuggire via dalla presenza del ragno. Alzò lo sguardo; dov'era? Si guardò intorno con ansia, schiacciandosi il pugno contro le labbra. Il capitano della nave giaceva poco distante, tramortito prima dalla caduta e infine schiacciato da un anonimo album di foto. Aveva 
le zampe raggomitolate sul busto e adesso che aveva smesso di muoversi, di incutere timore, quella piccola e indifesa creatura smosse qualcosa nel suo cuore. Improvvisamente si ritrovò a provare per lui della pena. Indossava un bianco tutù poiché, prima dell'arrivo della tempesta, Alba si stava preparando al saggio di danza classica. Un rumore di spari la riportò alla realtà. Era lei adesso il capitano della nave. "Barra a tribordo" sussurrò. Non sapeva cosa significasse quel comando, l'aveva solo sentito dire in uno di quei film che guardava sempre suo padre. Qualcun altro come lei urlò un comando in una lingua straniera ma era lontano, in strada. Sembrava molto arrabbiato. Alba scostò le cianfrusaglie e poggiò la schiena contro il muro, abbracciandosi le gambe e infilando la testa fra esse. Strinse forte sulle orecchie e i suoni esterni diventarono più cupi e distanti. Forse se riusciva a non sentirli più poteva cambiare le cose. "Sono più forti di noi" ricordò. Era stato suo fratello maggiore a dirlo. "Vinceranno loro" quindi era quello il prezzo della sconfitta? Una buia e polverosa cantina? Allora non biasimava per niente i vincitori. Una volta le era capitato di vincere un premio al campo estivo. Lei lo aveva condiviso con tutti gli altri. Non le era piaciuto lo sguardo di chi stava sotto il podio, tutto pieno zeppo d'invidia e odio. Concluse quindi che nemmeno vincere le piaceva. Dunque cosa bisognava fare? Forse semplicemente condividere sia la cantina buia che il podio con tutti. Provò a dormire ma ogni volta che socchiudeva le palpebre, un'esplosione lontana la faceva sobbalzare. Aveva paura, aveva tantissima paura. Allora cominciò a piangere ma in silenzio, come le aveva ordinato suo padre. Si sentiva debole, incapace di dominare i propri sentimenti. Piangeva anche per quel ragno, forse perfino i suoi genitori gli avevano detto di non uscire da lì e di attendere la fine delle scosse. [...] "Non uscire senza di noi" erano state le ultime raccomandazioni di suo padre. Eppure Alba non riusciva più a resistere. Afferrò la foto ingiallita di sua madre e si avvicinò alla porta. Ne lambì la maniglia di ferro con delicatezza, sollevandosi sulle punte, e tirò verso il basso. Il legno scricchiolò in modo sinistro, una fioca luce offuscata dalla polvere s'introdusse di traverso nello scantinato. Un fuoco bruciava poco più avanti tra le pareti distrutte e il mobilio irriconoscibile, alimentato dai dipinti del suo zio preferito. Restò a osservarlo per un attimo, la mano ancora serrata sulla maniglia. La sua casa era ormai solo un ricordo e l'unica parte ancora salva era la sua nave. Tutt'intorno regnava la desolazione, la distruzione. Alba calò l'ancora e decise di avanzare nonostante il cuore le battesse a mille. Avanzò tra vetri rotti, mattoni distrutti, fogli di carta che si libravano nell'aria, caricatori vuoti e travi spezzate. Quello dove si trovava ora doveva essere il giardino. Le piante che sua madre adorava erano diventate nere come il carbone. Un pezzo di altalena era finito sull'asfalto e giaceva a pochi metri dal corpo di un uomo. La ragazzina si avvicinò a esso e lo guardò con un misto di confusa paura e insana quiete. Non respirava né si muoveva. Allora sollevò la foto di sua madre e coprì alla vista il volto distorto del cadavere, sostituendolo con quello sorridente di lei. Camminò ancora. Ogni volta che incontrava una persona morta, copriva il suo volto con l'immagine della madre. La tempesta era stata davvero forte, pensò. Tutti quei marinai annegati, tutte quelle navi distrutte. Dei corvi gracchiarono lontano, delle pareti pericolanti crollarono sollevando nubi di polvere. Alba spostava la foto di sua madre sul volto di ognuno e lo fece per un tempo indefinito, quasi come si trattasse di un gioco. Raggiunse persino il centro della città e fu in quel luogo che la fantasia non riuscì più a oscurare la cruda realtà. Accadde che quando spostò la foto dal volto di un corpo, questo non cambiò. Era identico a quello di sua madre, aveva persino lo stesso colore dei capelli e lo stesso sorriso. "Sono più forti di noi, vinceranno loro" Alba sollevò più e più volte la foto nella speranza di vedere quel volto mutare in un'altra persona. Ricordò della guerra, ricordò quello che le persone più forti di lei le facevano a scuola. Ricordò il colore del sangue, il tocco della disperazione. Allora capì. Non la ragione della guerra, quella non importava. Capì che le persone dovevano essere deboli come lei, indifese, prive del desiderio della vittoria. Dovevano avere paura, abbandonare il coraggio, essere dei bambini. Nessun debole vuole prevalere, nessun debole desidera vincere. Il fine non giustifica un bel niente, decise Alba, perché il risultato cambia in base al mezzo che si usa per raggiungerlo. Alba si voltò dal lato opposto e camminò a ritroso, operando nel medesimo modo. Questa volta però ogni faccia, contagiata forse dalla foto, le sorrideva. Sollevava la foto su di essa e quando la riabbassava, da disperato il loro volto s'increspava in un confortante sorriso. Raggiunto il ripostiglio, la bambina si chiuse la porta di legno dietro le spalle e riordinò il cartone caduto. Una volta completato il lavoro, lo ripose sugli altri e tirò un sospiro di sollievo. Si riaccomodò con le spalle sul muro, carezzò l'immagine di sua madre e tirò l'ancora. Adesso che la tempesta era passata poteva riprendere il suo lungo viaggio. Infine si addormentò. Probabilmente per sempre.


Antonio Polosa

mercoledì 30 luglio 2014

Narrami O Musa: inizio quarta sessione

Ben ritrovati carissimi amanti della lettura e di questo nostro piccolo mondo virtuale!
L'estate è ormai avanti nel suo decorso nonostante per me sia iniziata soltanto adesso dopo i fatidici esami del secondo semestre :P Oggi siamo lieti, anzi lietissimi, di annunciare l'inizio della quarta sessione del nostro contest di scrittura. Vi ricordiamo inoltre che abbiamo raccolto tutti i brani partecipanti alle prime tre sessioni in un'antologia scaricabile direttamente dal nostro blog in formato pdf (Antologia Narrami O Musa ).



Ognuno di noi ha una storia da raccontare e ognuno deve avere la possibilità di farlo. 
Vuoi raccontarci la tua? 

"Narrami, o Musa"  è un contest di scrittura creativa che nasce dalla volontà di creare uno spazio costruttivo dove i giovani autori, o coloro che desiderano diventarlo un giorno, possano confrontarsi, esprimere le proprie opinioni e i propri giudizi, mostrare le proprie capacità e il fuoco che li anima dentro, le storie che nascono dal nulla, le voci che improvvisamente sentono nella mente e che pregano di essere raccontate, di diventare reali. Come funziona questo progetto? 
Ogni 2 mesi verrà scelto da noi blogger un tema esplicato da una frase o semplicemente da una parola e poi tocca a voi, prendete foglio e penna e date spazio alla fantasia, liberate le parole che affollano la vostra mente. Quali sono le regole per partecipare?

REGOLE
  • Inviare una richiesta di partecipazione all'email eziocammisa@hotmail.it (cui potrete rivolgervi anche per informazioni) o all'account facebook
  • Possono partecipare sia coloro che non hanno pubblicato un libro sia gli scrittori 
  • Non è possibile partecipare attraverso opere già pubblicate
  • Verranno escluse dalla votazione opere soggette a plagio 
  • Ogni sessione avrà la durata di 2 mesi al termine dei quali procederemo alla scelta del brano più bello che farà il giro dei blog che fanno parte della giuria. Questa volta inoltre il brano vincitore sarà soggetto a un bel regalino ^.^ 
  • La lunghezza massima dell'elaborato è 3 pagine word: Times New Roman, carattere 12.
  • Bisogna inviare l'elaborato alla email soprastante entro il 25 settembre.





Per questa sessione abbiamo deciso di indirizzarci a una tematica molto comune, condivisa e soprattutto attuale... Abbiamo deciso di scegliere il tema della GUERRA intesa come dissidio tra popoli, religioni e etnie, ma anche come dissidio interiore, uno scontro-confronto tra i moti psichici dell'animo umano. 




BUONA SCRITTURA A TUTTI!

martedì 22 luglio 2014

3° COMPLIBLOG - Antologia 'Narrami O Musa'

Buongiorno carissimi lettori, già siamo al secondo giorno del nostro compliblog, spero che i primi giveaway vi stiano piacendo! Oggi ne pubblicheremo altri due.


Intanto, voglio farvi leggere un post molto speciale. Come saprete tempo fa abbiamo aperto un contest letterario Narrami o Musa, grazie al quale alcuni autori hanno potuto dimostrare la propria bravura di scrittori, dando vita ad un racconto partendo da un tema scelto da noi. Adesso abbiamo deciso (con il consenso dei partecipanti) di pubblicare un'antologia contenente alcuni di questi racconti! 
Ma lascio la parola ad Ezio...


"Narrami O Musa" è un laboratorio di scrittura nato circa un anno fa dall'idea di ampliare le sfaccettature del nostro blog letterario, di dare a chiunque la possibilità di mettersi in gioco confrontandosi non soltanto con le proprie capacità ma anche con il parere altrui. Non abbiamo la pretesa di considerarlo un laboratorio "professionista" atto alla formazione di aspiranti scrittori: è nato come luogo di scambio di idee e di storie, un luogo in cui ognuno può mostrare la propria immaginazione, il proprio stile, personaggi e mondi diversi tra di loro ma nati da una stessa fonte: la mente umana. . . è sorprendente come ognuno di noi abbia la possibilità di chiudere appena gli occhi e creare mondi, sì  immaginari,  ma con la stessa consistenza fisica di un paesaggio reale, come reali appaiono spesso i personaggi con i loro lineamenti e i loro connotati.. Non è forse questo il compito della letteratura? Riuscire a farci immergere in una nuova realtà... Non importa che sia una realtà stravolta che non segue le leggi del tempo e dello spazio, che sia una realtà in cui giorno e notte sono invertiti, che sia più o meno vicino alla nostra. . . l'importante è che un libro, con la sua lettura, ci lasci sprofondare nei meandri di una nuova oasi, nutrimento per la mente e per lo spirito che spesso dopo la lettura di un libro appare arricchito, illuminato lungo il cammino, o quantomeno divertito e rilassato. 
Proprio per tutti questi motivi abbiamo deciso di creare questo laboratorio di scrittura.
Si sono già svolte ben tre edizioni che hanno visto partecipi diversi aspiranti scrittori e non che si sono confrontati sul tema del viaggio, della finzione e del fantasy , blogger e scrittori che hanno fatto parte delle giurie nominate per la proclamazione del racconto più bello, storie che ci hanno regalato qualche sorriso, qualche lacrima, qualche labbro storto, ma pur sempre qualcosa.
Abbiamo quindi deciso, e siamo lieti di presentarla proprio in occasione del terzo compliblog, di creare un'antologia in formato pdf, scaricabile all'interno del nostro blog, per dare a tutti i brani partecipanti la possibilità di essere letti e apprezzati non soltanto da noi... L'antologia è stata arricchita con delle immagini, testi letterari, e con delle brevi biografie dei partecipanti. Speriamo che questa iniziativa sia gradita non soltanto a noi ma anche a tutti voi! Non ci resta che augurarvi buona lettura e ancora un grazie e un complimento sentito a tutti i passati, presenti e futuri aderenti al contest di scrittura!

Antologia
NARRAMI O MUSA


L'ANTOLOGIA NON È DISPONIBILE



Se lo leggerete, fateci sapere se vi sono piaciute le storie ^^ 

lunedì 16 giugno 2014

Narrami O Musa: vincitore terza sessione!

Anche la terza sessione del nostro contest di scrittura è terminata. 
Questa volta il tema suggerito per gli elaborati era "la creazione di una storia fantasy" basata sulla propria immaginazione e creatività. Ringrazio tutti i partecipanti che ci hanno fatto divertire, sorridere, sognare con le storie da loro create.. ed un ringraziamento speciale va anche alla giuria che questa volta ha visto partecipi gli scrittori Luca Azzolini e MJ Heron e le blogger Seli Rahel Rowan (Ombre Angeliche) e Aquila Reale (Penna d'oro) e Alessia Nolli (Scrivere mi piace) Per chi fosse inoltre interessato, tra poco sarà disponibile un'antologia, in formato pdf, dei brani che hanno partecipato alle varie sessioni. 

Vi riportiamo qui sotto due stralci del racconto vincitore (siamo impossibilitati a inserirlo interamente a causa della lunghezza dell'elaborato).

IL DRAGO DI MALAMORN

Hetzal aveva appeso le pergamene nella sua stanza e trascorreva le sere osservandole e chiedendosi quando avrebbe avuto occasione di dimostrare quello che aveva imparato. Aveva due mesi di riposo prima di cominciare il primo corso per conseguire il titolo di «Negromanta Maior». Già sognava quando avrebbe potuto indossare il mantello nero e fare tutte le magie che il suo cervello le avrebbe suggerito.
Con questi pensieri in testa la futura regina di Malamorn aveva, un pomeriggio torrido e tranquillo, invitato al castello alcune sue compagne di corso, per la precisione Galanthya, Tzarley e Lamberya, e insieme avevano deciso di tentare qualche esperimento imparato ai corsi di pozioni e sortilegi.
Non cera voluto molto tempo per mettere insieme gli ingredienti necessari per ricreare una pozione divinatoria e le quattro giovani maghe li avevano fatti, con diligenza e attenzione, fatti bollire negli alambicchi, filtrati e infine fatto colare il liquido verde intenso in unampolla di cristallo finemente lavorata.
Il libro, a quel punto, spiegava che chiunque avesse bevuto lintruglio avrebbe potuto, per qualche ora, avere una visione chiara dellimmediato futuro.
Galanthya, la migliore amica di Hetzal e figlia di una delle più ricche famiglie nobili del principato, si fece avanti per sperimentare il magico infuso ma la principessa la fermò. «Lo farò io», disse con convinzione e senza dare alle altre il tempo di obiettare, afferrò il bottiglino di vetro e si scolò in un sorso la mistura.
Le altre tre si fecero vicino a lei, in trepida attesa. Sempre secondo quello che avevano letto e che il professore di pozioni e sortilegi aveva spiegato in classe, leffetto era pressoché immediato. «Per prima cosa gli occhi della persona che ha bevuto diventeranno di un intenso color verde quindi passeranno al giallo oro e a quel punto le nebbie del futuro prossimo si apriranno davanti a lei».

Galanthya e le altre videro gli occhi azzurri di Hetzal diventare prima verdi poi cangiare in giallo oro. «Allora?», dissero le tre ragazze quasi allunisono. La principessa stava per parlare e dire ciò che riusciva a vedere ma invece delle parole il suo corpo produsse un lento e pesante boato. Hetzal, a quel suono, sbiancò in volto e cominciò a sudare. Le sue amiche arretrarono di un parecchi passi mentre i rumori provenienti dal corpo della principessa si facevano sempre più minacciosi. 

. . . . 

Alla luce di undici candelabri da cinque bracci tre vecchie dallaspetto incartapecorito stavano abbarbicate ad altrettanti sgabelli parlandosi fittamente. Le schiene incurvate dagli anni di studio ininterrotto erano avvolte da lisi mantelli neri. I visi, i cui lineamenti erano nascosti da un reticolato di rughe profonde e sottili, avevano unespressione grave e le parole che si scambiavano erano tremolanti quasi quanto i loro respiri stessi.
Intorno a loro lambiente rispecchiava il loro aspetto: muri di spessa pietra crepati per quasi tutta la loro altezza, intorno a loro pezzi di legno prendevano polvere e offrivano riparo a ragni e topi. La volta dellenorme cripta dellOratorio della Negromanzia cadeva a pezzi e reggeva ancora grazie ai puntelli che giovani guardie, prestate dalla vicina Accademia delle Arti Guerresche, avevano sistemato in più di unoccasione in quei quasi 180 anni.
Pur trovandosi parecchi metri sotto terra lambiente fu squassato da un rombo sordo che fece tremare quella parte dellOratorio fin nelle fondamenta. Dai corridoi laterali si udirono i tonfi dei corpi delle passate consorelle Negromantesse caduti a terra a causa delle scosse. In pochi minuti una decina di giovani comparvero e si diressero verso i cunicoli delle catacombe per rimettere al loro posto le mummie.
Una delle tre anziane sacerdotesse sospirò, avvolgendosi nel suo mantello. «Abbiamo trascorso lintera nostra esistenza cercando una pozione che potesse rendere a quel mostro la sua forma originaria ma abbiamo fallito. Il nostro tempo è quasi finito». La voce di Galanthya aveva perso tutta la freschezza della gioventù e la forza che in quegli anni giovanili laveva animata nella ricerca di una pozione per rendere a Hetzal il suo aspetto umano.

Sopra le loro teste il soffitto tremolò di nuovo e della polvere di mattone cadde tutto intorno, imbiancando il pavimento e ricoprendo ciò che restava di scrittoi e degli scaffali dove i libri più antichi riposavano da secoli.
Lamberya allungò una mano e un volume volò alla sua mano. la vecchia maga lo aprì e scorse le pagine. «É inutile - disse con tristezza Galanthya -. Sorella Tzarley ha già consultato quel libro milioni di volte sperando di trovarci qualcosa di utile». Con uno sbuffo lanziana negromantessa lo chiuse e lo rimandò a posto con un movimento della mano. Oltre ottanta anni di studi quasi ininterrotti e le uniche cose che avevano imparato erano quei trucchetti da baraccone.
Le guardie, che avevano il compito di difendere le tre anziane maghe, tornarono nella sala e domandarono se volevano qualcosa. Uno di loro aggiunse che si trovavano in quel luogo da almeno sedici ore e che forse era opportuno che si prendessero un po di riposo. «Ragazzino - lo apostrofò Sorella Lamberya con una certa alterigia - siamo chiuse in questo Oratorio da quasi 180 annisedici ore in più o in meno non faranno certo la differenza».
Sorella Galanthya tossicchiò cercando di ridere ma, con fatica, scese dallo sgabello e chiamò un giovane allievo dellAccademia per farsi aiutare a camminare. Le altre due la seguirono, sorrette da altrettanti baldi guardie. Gli uomini erano a tal punto preoccupati per la loro incolumità che non si accorsero delle tre bottigliette di cristallo blue, colme di un liquido allapparenza trasparente, nascoste sotto i loro sai di streghe.

 Sachi Osti Merizzi

mercoledì 26 febbraio 2014

Narrami O Musa: inizio terza sessione

Carissimi followers, siamo già alla terza sessione del nostro laboratorio di scrittura. Questa volta abbiamo deciso di scegliere una tematica più ampia, apportando anche delle modifiche alle regole generali...




Ognuno di noi ha una storia da raccontare e ognuno deve avere la possibilità di farlo. 
Vuoi raccontarci la tua? 

"Narrami, o Musa"  è un contest di scrittura creativa che nasce dalla volontà di creare uno spazio costruttivo dove i giovani autori, o coloro che desiderano diventarlo un giorno, possano confrontarsi, esprimere le proprie opinioni e i propri giudizi, mostrare le proprie capacità e il fuoco che li anima dentro, le storie che nascono dal nulla, le voci che improvvisamente sentono nella mente e che pregano di essere raccontate, di diventare reali. Come funziona questo progetto? 
Ogni 2 mesi verrà scelto da noi blogger un tema esplicato da una frase o semplicemente da una parola e poi tocca a voi, prendete foglio e penna e date spazio alla fantasia, liberate le parole che affollano la vostra mente. Quali sono le regole per partecipare?

REGOLE
  • Essere follower del blog e della pagina facebook
  • Inviare una richiesta di partecipazione all'email eziocammisa@hotmail.it (cui potrete rivolgervi anche per informazioni)
  • Possono partecipare sia coloro che non hanno pubblicato un libro sia gli scrittori 
  • Non è possibile partecipare attraverso opere già pubblicate
  • Verranno escluse dalla votazione opere soggette a plagio 
  • Ogni sessione avrà la durata di 2 mesi al termine dei quali procederemo alla scelta del brano più bello che farà il giro dei blog che fanno parte della giuria
  • La lunghezza massima dell'elaborato è 10 pagine word: Times New Roman, carattere 12.
  • Bisogna inviare l'elaborato alla email soprastante entro il 1 maggio 2014

Per questa sessione non abbiamo scelto un tema vero e proprio... ma un genere letterario..
Questa volta dovrete cimentarvi nella stesura di un racconto FANTASY! Date spazio alla vostra immaginazione e fateci immergere in nuovi mondi tra streghe, incantesimi, folletti, radure incantate, amori ostacolati e antichi sortilegi.


"La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione, né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà."
(J.R.R.Tolkien)




CHE LA SCRITTURA ABBIA INIZIO!

venerdì 14 febbraio 2014

Narrami O Musa: vincitore seconda sessione!

Carissimi amanti dei libri e della scrittura, siamo lieti di annunciarvi che la seconda sessione del nostro contest letterario, il cui tema questa volta era "la maschera", si è conclusa regalandoci nuove storie e emozioni. Ringrazio particolarmente la giuria che questa volta ha visto partecipi, oltre a me (Ezio), lo scrittore Maurizio Reginella, e le due blogger Reina (Il portale segreto) e Ilenia (Libri di cristallo). Vi lasciamo al brano che ha raggiunto il podio e preparatevi all'arrivo della nuova sessione.




‘Io non sono mai nato’

Ingabbio la mia vera natura dentro radici consumate d’indifferenza.
Mi sento memoria di un giorno dimenticato fra gli istanti.
Ce ne sono tanti di attimi annullati, come tra i supplizi di un’umanità invalidante, mentre l’aria circostante rende il mio silenzio aliante di apparenza.
Sostengo l’assenza di una lacrima in un urlo incessante, che il cuore blocca tramutando in cenere l’anima: ‘il nessuno’ di un nome mascherato da colui che non vorrei essere, ma il quale ogni giorno sono.
Inconsistente idea di travestirmi dell’ignoto per celare veramente me stesso tra i vestiti strappati agli scheletri del mio armadio.
Il mio ‘sentirmi’ lontano da ogni ‘dove’ e da ogni ‘quando’abbraccia l’incontinenza del volermi inadeguato agli occhi altrui.
Sì, perché gli altri non ti accettano per quello che sei: non vorrebbero mai vederti buono,sensibile, paziente, sincero, onesto e semplice.
Ti rendono un fac-simile a ciò che anche loro fingono di essere, un automa con indosso soltanto il sorriso per compiacere chi come ‘noi’ sillaba un ‘sì’ per ingoiare la paura di un ‘no’.
 Un assenso forzato per travestire di ‘carnevale’ ogni giorno che si aggiunge a questa vita chiamata ‘omertà’.
Traccio le assi di un percorso fatto di voli di nebbia, la nebbia del mondo.
Perché l’universo è pieno di nebbia, quella fitta foschia che acceca la nostra vera essenza per vibrare nel cerchio vuoto dell’amarezza di non comportarci come vorremmo.
Dipingo sorrisi di falsa modestia tra i cenni di un finto buonismo incorniciato da abominevole perbenismo.
Sosto inconsapevole fra le crisi di coscienza di un’anima, che non vive di rimorsi, ma trasforma il senso di colpa in corroborante silenzio.
Assenza di parole sezionata da barlumi di asfissiante retorica fatta di espressioni marchiate dalla grottesca e ignobile ‘maschera’ della menzogna.
Mi travesto da pusillanime, mi spoglio di me stracciando brandelli di orgoglio, mentre misere vergogne vivono in ancestrali nicchie, dove il ‘nessuno’ regna assoluto.
Graffio con unghie invisibili questa faccia ‘non mia’ per mancanza di coraggio.
Mi addormento con l’angoscia di non aver vissuto per come sono e mi risveglio ogni giorno con la voglia di essere ciò che l’istinto mi dice, ma che non ho mai avuto la forza di sfidare, sconfiggendo il ‘mostro’ della vigliaccheria.
Attimi di scompenso decifrano la mia anima nuda, scolpendo battiti di un cuore abbandonato in un circo di bestie feroci.
Quelle ‘bestie’ di fantasmi che amano farmi cadere in ginocchio attraverso la sola paura di guardarmi allo specchio.
Sì, perché non posseggo solamente il pensiero pregno del rimpianto di non esser stato me stesso, ma ho un atroce delitto sulla coscienza.
Ti ho ucciso, anima terrena, piena di aspettative e sogni per diventare ciò che vogliono gli altri.
Ho ammazzato me stesso per vestirmi di quella agognata libertà, che il giudizio altrui non mi permetteva di avere.
Ed ora che agli occhi di tutti sono quello che volevano, sono ancor più prigioniero della mia stessa vita.
Un sogno sfumato tra le labbra del destino, mentre Dio non mi giudica, ma prova soltanto pietà per quest’anima derelitta in un nubifragio di facce diverse.
Una tempesta perfetta di maschere accartocciate, dove di ‘perfetto’ non rimane niente.
Solo l’ombra di una persona mai nata.


Francesca Ghiribelli

Ricordiamo ai vari partecipanti che possono richiedere la propria posizione e scheda di valutazione all'email: eziocammisa@hotmail.it.


Grazie a tutti per aver partecipato e vi aspettiamo 
per la terza sessione!

mercoledì 27 novembre 2013

Narrami O Musa: vincitore prima sessione!

Finalmente carissimi seguaci del blog siamo lieti di annunciare che è stato eletto dalla giuria di blogger, il vincitore della nostra prima sessione del contest letterario, il cui tema era "Il viaggio". Vi lasciamo al brano che ha raggiunto il podio. Fateci sapere cosa ne pensate! Vi ricordiamo inoltre che è aperta la seconda sessione di "Narrami O Musa" cui siete tutti invitati a partecipare (questo è il link Narrami O Musa, seconda sessione).


Giro di Boa
"Paralizzata. Sono più fissa di un vagone abbandonato sulle rotaie di una stazione in disuso. 
Flight no. XXX to Frankfurt International now boarding at Gate…
Lo zaino si ammoscia sulle spalle, mentre cerco di fissare il tabellone con le destinazioni. Controlli a posto. Carta d’imbarco alla mano. Visto timbrato sul passaporto. Bagaglio da stiva che forse nemmeno arriverà – ho la strana tendenza a perdermi le valigie, per distrazione mia o altrui.
Basta. Ho tutto.
Tutto.
Perché, allora, me ne sto andando?

“È una questione di stile – mi disse una volta Antoine – o ce l’hai, o non ce l’hai.”
“Cosa?”
“Il sangue giusto. Quello che ribolle e brucia ogni volta che sta fermo.”
“Ah.”
“Per esempio, tu sei arenata.”
“Certo. – risposi, senza convinzione.
“Parlo davvero. Ti sei spiaggiata senza motivo. – insistette lui – Non te ne puoi stare semplicemente così, immobile, convinta di essere già tutto quello che potresti diventare.”
“Fino a prova contraria, io lo sono. – ribattei, stizzita dal discorso.
“Balle. Nessuno lo è.”
“Quelli senza il sangue che dici tu, allora?”
“Ma sono diversi. – sbuffò, accendendosi una sigaretta – Chi non ha la verve giusta nelle vene è chi tenta più disperatamente di fuggire.”
“Fuggire, dici?”
“Certo. – annuì, inspirando a fondo – Fuggire dal punto d’arrivo. Fuggire da sé stessi.”

Vallo a capire, Antoine. Lui che il mondo l’ha già saggiato in ogni suo aspetto, nei suoi quarant’anni non ha fatto altro che fuggire, stando a come ne parla la gente. Infida, la gente di paese; prevalgono le sue chiacchiere su qualsiasi scorta di dignità umana.
Eppure, forse proprio lui ha capito il meccanismo per aprirsi al mondo. Ma invece che rivelarne la chiave di lettura, tende a suggerire dei falsi indizi, cosicché solo chi è realmente motivato ne scopra la menzogna e cerchi davvero di andare al succo delle cose, viaggiando per vie alternative.
Fidarsi di una persona simile senza comprenderla è pressoché impossibile.
Per quello lo scorso aprile, dopo due settimane che Antoine aveva levato le tende verso non definita meta, ho deciso di mollare tutto.
Perché dopo l’ennesimo modulo di bilancio, allo stesso posto, al quarto anno di fila in praticantato ti rendi conto che forse le tue priorità vanno riviste. Anche gettando le reti dove non avresti mai pensato di poter pescare qualcosa.

Avrei potuto scegliere un altro mezzo. L’aereo mi mette ansia. Non ho problemi con treni, bus, tram, navi, risciò. Ma, imperterrita, scelgo sempre l’aereo. Mi viene istintivo, come istintivo mi verrebbe da domandarmi il perché di quest’inclinazione. Come sempre, lascio perdere.
La mia vita ha questa cadenza. Domande, tante domande.
Domande su chi, su cosa o perché. Domande con se e con ma, con i dubbi e con i forse.
Domande poste dagli altri, domande poste da me stessa.
Di qualsiasi tipologia, domande che rimangono in sospeso. Tipo quando ti proponi di fare qualche chiamata che hai in mente da un po’ e poi, in un modo o nell’altro, finisci col dimenticarti semplicemente della tua intenzione.
Lasci le cose a fermentare da sole e ti tagli le prospettive. Puramente e causticamente quel che ho combinato negli ultimi vent’anni.
“Non è un metodo così sbagliato, – mi suggerì Antoine – semplicemente è mal interpretato e molto mal applicato. E a lagnarti non è che migliori.”
Penso fosse in buona fede, col senno di poi. Mi venne da insultarlo, all’epoca, ma me la prendevo pressoché con tutto. Con me stessa, in prima linea. Con lui, per essere così criptico. E sempre con lui, perché sapevo benissimo che aveva ragione.
Non volevo inserire la marcia giusta e avrei continuato, imperterrita, a viaggiare con costanza sulla mia monotona autostrada.
Almeno, così pensavo. Ma mi scattò qualcosa, quella mattina al lavoro.
Uno di quei rari momenti di totale lucidità, in cui finalmente intravedi la tua vita, che da una distanza considerevole inizia a gridare per invitarti a raggiungerla.
Il mio capo mi rise in faccia, quando mezz’ora dopo mi dimisi.
“E dove pensi di andare, così? – sogghignò, mentre me ne andavo.
Mi fermai, la mano sulla maniglia. Avevo una risposta, la più semplice, completa e sincera che avessi mai potuto trovare. Quella che mi convinse che davvero quella scelta era opportuna.
“Con un po’ di fortuna, avanti. – gli dissi – Io vado avanti.”

Dopo quattro ore in questa posizione, l’ansia è totalmente svanita. Non subentra nemmeno la noia, come mi sarei aspettata. La consapevolezza di quell’“Avanti” pronunciato ad alta voce si fa sentire, forte e sicura. A vele spianate, sto giungendo alla svolta, quel giro di boa che, una volta compiuto, mi porterà nel tratto più complesso e meraviglioso del mare da affrontare.
Non fuggo, ma per la prima volta vivo.

Fuori dall’oblò, nubi sottili velano la visuale notturna sottostante.
Mi aspetta molto, al mio atterraggio. La comunità che mi accoglie ha molte difficoltà, ultimamente. Dovrò rimboccarmi le maniche e impegnarmi come non mai, per ogni minima cosa. Ma in fondo è quel che sono venuta a fare.
Sono finalmente in viaggio.
E vado avanti."

Lara Corsini


Ricordiamo ai vari partecipanti che possono richiedere la propria posizione e scheda di valutazione all'email: eziocammisa@hotmail.it.

Grazie a tutti per aver partecipato e vi aspettiamo 
per la seconda sessione!







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