lunedì 30 settembre 2013

Gli artigli del diavolo di Maria Elena Gattuso

Buon inizio di settimana a tutti! ^^
Oggi, dopo un pomeriggio passato a studiare T.T, voglio presentarvi il nuovo libro dell'autrice italiana Maria Elena Gattuso, della quale già avevo letto il libro Il ragazzo del destino che mi era piaciuto parecchio (trovate la mia recensione qui).

GLI ARTIGLI DEL DIAVOLO

AUTORE: Maria Elena Gattuso
EDITORE: Narcissus
PAGINE: 46
PREZZO: 1,99


"Penso che se il diavolo non esiste, ma l'ha creato l'uomo, questi l'ha creato a sua immagine e somiglianza" (F. Dostoevskij - I Fratelli Karamazov) Lucrezia, un'aspirante giornalista che si occupa di necrologi, si ritrova coinvolta in un bizzarro mistero: un certo Filippo Ricasoli ha scritto la biografia di Orazio Bischerri, ex vice sindaco di Firenze, predicendone la morte ancora prima che avvenisse, rubandole così l'esclusiva. Come se non bastasse, qualcuno sta utilizzando la storia del fantasma di Firenze per sterminare tutti i membri della famiglia Bischerri in un modo assai singolare: 66 aghi sulla schiena. Aiutata da un ex compagno di scuola e da una guida turistica incontrata per caso, Lucrezia si troverà immersa in miti e leggende che hanno da sempre popolato la città fiorentina e non solo.Gli attori in scena saranno travolti in un gioco surreale, macabro, manovrato da una mente acuta e sottile... ma è umana o eterea? E cosa nasconde la leggenda degli Artigli del Diavolo?


UN ESTRATTO DAL LIBRO:
« C’è una leggenda sul Duomo di Pisa… » esitò il ragazzo, incerto se proseguire o meno.
« Racconta »
« Sul lato nord, a sinistra della facciata, su un blocco di marmo di origine romana, si trovano una serie di piccoli buchi neri. Secondo la leggenda si tratterebbe dei segni lasciati dal diavolo quando si arrampicò sul Duomo per fermarne la costruzione. Vengono chiamati “artigli del diavolo” »
« Devo vederli » decise Lucrezia d’impulso.
[...]
« Hanno una particolarità. »
« E sarebbe? »
« Non riesci a contarli » rivelò « Ogni volta che ci provi, non sono mai gli stessi e viene fuori un numero diverso »
« Dici sul serio? »
Il giovane abbozzò un sorriso.
« Fu uno scherzo del diavolo » spiegò « È così che fece impazzire l’architetto»
POTETE ACQUISTARLO: QUI


venerdì 27 settembre 2013

Breve recensione: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Buona sera lettori!
Cosa state leggendo in questi giorni? Io ho iniziato 3 libri xD mi devo sbrigare con il mio ten project books.
Comunque volevo farvi leggere questa breve recensione, si tratta di un libro molto piccolo che in molti conoscono quindi non mi sembrava il caso di scrivere una recensione infinita.

STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO 
CHE LE INSEGNO' A VOLARE

AUTORE: Luis Sepùlveda
EDITORE: Guanda
PAGINE: 144
PREZZO: 10,00


TRAMA:
I gabbiani sorvolano la foce dell'Elba, nel mare del Nord. "Banco di aringhe a sinistra" stride il gabbiano di vedetta e Kengah si tuffa. Ma quando riemerge, il mare è una distesa di petrolio. A stento spicca il volo, raggiunge la terra ferma, ma poi stremata precipita su un balcone di Amburgo. C'è un micio nero di nome Zorba su quel balcone, un grosso gatto cui la gabbiana morente affida l'uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto dal gatto solenni promesse: che lo coverà amorevolmente, che non si mangerà il piccolo e che, soprattutto, gli insegnerà a volare. E se per mantenere le prime due promesse sarà sufficiente l'amore materno di Zorba, per la terza ci vorrà una grande idea e l'aiuto di tutti...


Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è un libro di Luis Sepùlveda. Molto conosciuto anche per il cartone animato “La gabbianella e il gatto” ispirato proprio dal libro.
L'autore si rivolge principalmente ad un pubblico di più piccoli, ma sicuramente l'intera storia ha molto da insegnare anche ai più grandi, che spesso hanno minor sensibilità dei bambini.
In molti conoscono la storia, quindi farò una breve sintesi, ovviamente non rivelando nulla del finale.
La gabbiana Kengah mentre si rifocilla di pesce nel mare viene investita dal buio, dal terrore del mare: il petrolio. La gabbiana cerca di far di tutto per ripulirsi e riprendere a volare, ma le è impossibile, così
contando sulle sue ultime forze decide di affidare il suo uovo ad un gatto, al quale prima di morire gli strappa tre promesse solenni: di non mangiare l'uovo, di averne cura e, infine, di imparare a volare al piccolo che nascerà.
Ma come può un gatto far volare un gabbiano?
Così inizia l'intera storia, che vede protagonisti il gatto nero Zorba e la gabbianella Fortunata. Dovranno affrontare diverse avventure, ma per fortuna non sono soli. Soprattutto per mantenere la terza promessa Zorba dovrà ricorrere all'aiuto di tutti i gatti del quartiere e soprattutto, all'aiuto di un uomo.
L'autore utilizza un linguaggio molto semplice, proprio per poter essere compreso anche dai più piccoli, con dialoghi brevi. Riesce anche ad inserire momenti di suspance, che riescono a tenere con il fiato sospeso i bambini.

Ovviamente, si può leggere in brevissimo tempo. E mi sento di consigliarlo a tutti i lettori, di tutte le età, soprattutto se avete voglia di una lettura leggera e breve.
Con una storia molto semplice Luis Sepùlveda riesce a toccare e a parlare di temi davvero importanti: l'amore per la natura, la generosità disinteressata e la solidarietà, anche fra “diversi”.  
Non posso che dargli il massimo dei voti ^^


VOTO:




giovedì 26 settembre 2013

Segnaliamo #20: Un amore ovale

Ho appena finito di studiare e avendo un po' di tempo di libertà, voglio presentarvi un libro made in Italy, dell'autrice Sabrina Parodi.



Questa rubrica l'abbiamo voluta intitolare "Segnaliamo..." per lo scopo per la quale è nata. Sarà pubblicata ogni volta che qualche autore/autrice richiede una segnalazione della propria opera. Nasce, soprattutto, per aiutare i lettori a trovare sempre nuovi libri nostrani, i quali spesso vengono sottovalutati e allo stesso tempo per aiutare gli autori ad emergere e farsi conoscere. Spero vi possa essere di aiuto.


UN AMORE OVALE

AUTORE: Sabrina Parodi
EDITORE: A.Car. Edizioni
PAGINE: 336
PREZZO: 18,00

TRAMA:
UN AMORE OVALE vuole essere un omaggio al Rugby. Uno sport duro, che non perdona, assurdamente non violento, nonostante le apparenze. Uno sport dove lo spirito di squadra, il rispetto per l’avversario, la dedizione, la correttezza sono valori fondamentali. “Un amore ovale” è un omaggio a questi splendidi atleti. Uomini normali che non si atteggiano a star, uomini che hanno vite semplici, compagne che sono donne comuni, che vivono il loro momento di gloria nella quotidianità di una vita normale. Ho voluto ambientare questa storia d’amore nel mondo del rugby, non solo perché amo questo sport, bensì perché ormai lo sport è parte integrante del nostro tempo; inoltre ho voluto raccontare questa storia mettendomi nei panni di una donna totalmente digiuna di rugby per poter catturare attraverso questa storia d’amore coloro che non conoscono questo sport. E, credetemi, ragazze, è uno sport che merita! Sotto molti punti di vista. Io la penso come Fosca: il rugby è passione.


Dopo un lungo matrimonio, Fosca si separa dall’affermato e ricco avvocato Leonard Kenneth che ha sposato giovanissima: dieci lunghi anni in una gabbia dorata ed ora, finalmente libera, riprende le fila della sua vita per ricominciare tutto daccapo. Lascia, così, la sua città natale, Londra, e si trasferisce a Newbridge (Galles) dove vivono i suoi amici di sempre, Anna e Matt. Fosca è una trentenne goffa, la cui sfrenata propensione alle brutte figure la catapulta spesso in situazioni di una comicità imbarazzante. Suo malgrado e quasi a forza si ritroverà proiettata nel mondo del rugby dove c’è Leif ad attenderla: un giocatore professionista dalla personalità decisa e diretta - un semidio agli occhi di Fosca - che si innamorerà irrimediabilmente di lei.
Questa è la loro storia fatta di momenti comici, di situazioni esilaranti, ma anche di un’intensa passione.
Lungo il cammino non mancheranno gli ostacoli, perché Fosca non è perfetta, tutt’altro; è una donna come tante con paure e dubbi, ben lontana quindi dal classico modello di eroina da romanzo e forse per questo così vicina a noi che a volte ci comportiamo da Wonder Woman, ma dentro siamo ancora fragili ed insicure. Fosca vuole comunque una seconda occasione, vuole questo amore meraviglioso e Leif non si lascerà sfuggire la “sua piccola donna”: andrà avanti a testa bassa pronto a placcare la vita proprio come se fosse su un campo da rugby.




L'AUTRICE:
Sabrina Parodi nasce a Genova il 18 gennaio 1961 dove vive e lavora.
La lettura è stata sin da bambina una delle sue passioni, ma da sempre ha un sogno nel cassetto: scrivere, che per mancanza di tempo, o forse di coraggio rimane comunque tale a lungo. Solo recentemente dà libero sfogo al suo desiderio ed inizia a mettere su carta tutto ciò che ha in testa: un’autentica rinascita!
Sabrina ha anche un’altra grande passione: il Rugby. Di questo magnifico sport scrive articoli su quello che gira intorno a questo ambiente sportivo, opinioni che nulla annodi tecnico, ma molto appassionate. Si possono leggere i suoi pezzi su www.fulmicotone.com e www.nprugby.com dove cura la sua rubrica “Ce n’è per tutti”, riuscendo così a conciliare la scrittura con l’amore per questo sport. Poiché adora il romance le viene l’idea di scrivere “Un amore ovale”: una storia d’amore romantica, un po’ comica, un poco erotica in onore del Pianeta Ovale di cui si sente fiera abitante.
Nel mese di maggio 2011 pubblica il suo primo racconto: “Sitael angelo oscuro” facente parte di “Le favole della mezzanotte” edito da CIESSE Edizioni.
A luglio 2011 pubblica “Oltre” in formato digitale, racconto M/M facente parte dell’antologia erotica “L’antro di Eros” edito da Lite Editions.
Prossimamente un altro suo racconto andrà di nuovo a far parte di una raccolta (Lite Editions) horror-erotica.
Nel frattempo sta lavorando ad altri progetti.


Recensione: Selvaggia di Giovanni Garufi Bozza

Miei carissimi amici lettori, sono tornata!!! *___* Ieri, finalmente, ho tolto il tutore e ho iniziato a camminare, adesso mi aspetta un po' di fisioterapia ma entra un mesetto tutto dovrebbe essere risolto. Non ce la facevo più a stare coricata.

Comunque oggi voglio farvi leggere una recensione di un libro che ho apprezzato davvero tantissimo. Ho letto questo libro per una catena di lettura, infatti domani dovrei spedire il libro alla prossima blogger. Sono contenta di avere accettato perché è stato davvero una lettura straordinaria!
Basta, non svelo altro, ecco di che libro si tratta:

SELVAGGIA

AUTORE: Giovanni Garufi Bozza
EDITORE: Drawup
PAGINE: 320
PREZZO: 14,90

TRAMA:
Selvaggia è una ragazza dark, con i capelli lunghi e neri e gli occhi blu intenso.
Ama il punk rock, veste sempre di nero e con il trucco pesante, vive in un mondo tutto suo, che cerca di assaporare fino in fondo; ama girare per Roma fino a notte fonda, avere incontri intimi con perfetti sconosciuti, ballare fino a tardi in locali dark.
Selvaggia scrive poesie e ha una stanza completamente buia. Per il mondo, però, non esiste, non è mai nata: è semplicemente la maschera di una persona distrutta o forse la parte più vera di una personalità che sente di non avere più un senso in questo mondo. Lei è Martina.
Martina è una ragazza bionda che veste sempre con colori pastello.
È vuota, un pezzo di ghiaccio, all’apparenza impenetrabile. Rifiuta ogni amicizia, ogni
rapporto sociale. Ha lo sguardo spento e triste, in quei suoi occhi blu intenso. Ha perso i genitori quando aveva sedici anni.
Da allora tutto il suo mondo si è distrutto, e il lutto l’ha trasformata in un corpo vuoto che vive solo perché si deve vivere.
Lei è Selvaggia.
Daniel è un ragazzo di diciannove anni, al primo anno di Psicologia, dove conosce Martina.
Scopre l’esistenza di Selvaggia su un blog e la incontra in un locale dark. Scopre la linea sottile che separa le due ragazze, segnata dal trucco pesante, i caratteri e i gusti opposti. Scopre la sofferenza che lega le due parti della stessa persona.
Tenterà di cancellare quella linea, rompere il muro che separa le due personalità, rischiando di annegare in quel vortice paradossale di conflitti creato da quella ragazza, che sta imparando ad amare, in ogni sua forma.


Selvaggia è il primo libro dell'autore italiano Giovanni Garufi Bozza. Sinceramente, all'inizio non sapevo cosa aspettarmi da questo libro, non sapevo se mi sarebbe piaciuto o meno, ma ho voluto dargli una possibilità e leggerlo... adesso posso affermare che ho fatto benissimo! E' uno dei pochi libri, tra quelli che ho letto quest'anno, che è riuscito a tenermi incollata alle pagine e ad avermi lasciato qualcosa. E come sapete anche voi, questa è la cosa più importante di un libro.
Selvaggia è riuscito a trasmettermi delle emozioni, che invece non ho percepito con molti altri libri di autori emergenti. Quindi, ritengo doveroso fare i miei complimenti a Giovanni, che nonostante sia solo all'inizio è riuscito a scrivere un libro veramente intenso.
L'autore si è laureato in Psicologia, ed è riuscito perfettamente ad applicare le sue conoscenze all'interno della storia, rendendola ancora più ricca di contenuti. Ma, nonostante questo, la lettura è abbastanza semplice. Sicuramente non è un libro adatto ai più piccoli, che forse non riuscirebbero a comprendere il vero significato della storia, ma per leggerlo non bisogna necessariamente avere conoscenze specifiche in psicologia.

Daniel durante il suo ultimo giorno di vacanza, cercando varie cose sul web, si imbatte in un blog di poesie davvero profonde e tristi, nelle informazioni legge che la ragazza che le scrive si chiama Selvaggia, che nome strano. Ma cosa più strana è che nessuno commenta il blog, è come se la ragazza si sfogasse con quelle poesie, scrivendo tutto il dolore che prova, ma senza interessarsi che qualcuno le leggesse.
Selvaggia è una ragazza dark con una personalità molto forte, vuole resistere al dolore e fare la dura per non essere schiacciata dalle emozioni.
Il giorno seguente, primo giorno di università, Daniel fa conoscenza di una ragazza davvero molto timida, se ne sta sola e ogni volta che il ragazzo le rivolge la parola, lei risponde a monosillabi. Ma riesce almeno a farsi dire il nome, Martina. Sembra che parlare con lei sia impossibile.
Martina, invece, è l'opposto di Selvaggia prova dolore e proprio per questo si è chiusa in sé stessa allontanandosi da tutti.
Questi tre sono i protagonisti dell'intera storia, ma non voglio svelarvi altro, per non farvi perdere il gusto di leggere questo fantastico libro.
La descrizione dei protagonisti è molto dettagliata, sono minuziose soprattutto le descrizioni delle loro personalità, proprio la conoscenza del loro carattere sarà fondamentale per la storia. Il lettore farà un viaggio nella mente dei tre ragazzi, conoscendo le loro paure, i loro dubbi, le loro sensazioni. Per questo il libro arriva dritto al cuore di colui che lo legge. Ho amato tutti e tre i personaggi, ognuno di loro mi ha trasmesso delle emozioni, belle e brutte. Anche i personaggi secondari sono descritti abbastanza dettagliatamente, non sono dei personaggi piatti e senza importanza, anzi sono fondamentali nel loro ruolo.
I protagonisti conosceranno l'amore, quello intenso che porta a fare pazzie e a non dimenticare l'altro anche se lontano.
Consiglio il libro a tutti, penso che possa essere apprezzato da qualsiasi categoria di lettori, ma come dicevo precedentemente, secondo me è un libro per i più grandi. Vi assicuro che vi piacerà tantissimo!


VOTO: 

lunedì 23 settembre 2013

Recensione: La Metamorfosi di Kafka

Ultimamente mi sto dedicando alla lettura dei grandi classici della letteratura.. e mai feci scelta migliore!
E, come è giusto che sia, non poteva mancare il grande Kafka...




Nell'autunno del 1912, a Praga, tra 17 novembre e il 7 dicembre, Franz Kafka scrisse "La metamorfosi", l'incubo sotterraneo e letterale di Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che si sveglia un mattino dopo sogni agitati e si ritrova mutato in un enorme insetto. La speranza di recuperare la condizione perduta, i tentativi di adattarsi al nuovo stato, i comportamenti familiari e sociali, l'oppressione della situazione, lo svanire del tempo sono gli ingredienti con i quali l'autore elabora la trama dell'uomo contemporaneo, un essere condannato al silenzio, alla solitudine e all'insignificanza.







Il racconto ruota intorno alla  figura di Gregor Samsa, un commesso viaggiatore, beniamino della famiglia  e degno lavoratore, che una mattina improvvisamente subisce una metamorfosi retrocedendo a uno stato animale, divenendo un repellente scarafaggio che nessuno sarà in grado di accettare. Inizialmente il protagonista decide di rimanere all'interno della sua stanza per non rivelare la terribile verità alla sua famiglia né al suo principale, accorso a causa del ritardo di Gregor, incapace addirittura di alzarsi dal letto con le sue nuove sembianze.

“Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale. “Che cosa mi è accaduto?”, si domandò. Non stava affatto sognando …”


 L’intero racconto narra le impressioni e i pensieri di Gregor nonché il disgusto, il ribrezzo e l’indifferenza che aleggiano in casa dopo la scoperta: nessuno, se non inizialmente la sorella, riesce a ricordare il passato felice e normale, i soldi che Gregor dava loro per il sostentamento, il volto e l’amore del figlio e del fratello, nessuno è in grado di stabilire un rapporto con Gregor, nessuno lo accetta. E infatti è proprio questo uno dei temi chiave del racconto: l’incapacità di accettare il diverso, simboleggiato dalle sembianze animalesche.  Il diverso infatti viene molto spesso visto sotto una cattiva luce, si è incapaci di accettare la diversità, di rompere la realtà convenzionali, le abitudini di una società che rimane primitiva, ferma e ben salda su pregiudizi infondati e aberranti, che ha paura di scoprire qualcosa di nuovo, qualcosa che possa cozzare contro i principi,molto spesso assurdi e incomprensibili, alla base della LORO vita. Diversità non è sintomo di follia, di malattia, di mostruosità. Ma questo ancora oggi è un grave problema esistente. Si nasconde dunque invettiva dietro queste pagine? Kafka utilizza come sfondo l’ambiente della sua famiglia per poi criticare l’intera società praghese del suo tempo i cui valori dominanti erano successo e guadagno: questo emerge anche nella rivalità tra il protagonista e il padre, esponente di quel mondo borghese ipocrita e perbenista rispetto alla quale si sente diverso sia  lo scrittore che Gregor. L’alienazione dell’individuo dal suo io vero e profondo emerge dall’analisi cruda e spietata del sistema capitalistico, il motivo della metamorfosi rappresenta la regressione al mondo delle paure infantili per l’incapacità di affrontare la realtà adulta. La prigione in cui deve  vivere Gregor è resa soffocante e insormontabile dalle frustrazioni di un lavoro che lo affatica e lo umilia impedendogli di realizzare le sue aspirazioni , e dal legame con i genitori per i quali deve pagare il debito col principale (unico motivo per cui non si è ancora licenziato).

Ne scaturisce la necessita di rintanarsi e di chiudersi in un mondo tutto personale nel quale ritrovare un possibile sollievo e la negata serenità , ossia l’identità del soggetto per sempre perduta. Ne deriva una condizione esistenziale che registra l’inadattabilità del protagonista ( e dello scrittore) all'ambiente che lo circonda, intrappolato  nelle strutture aberranti e opprimenti oltre che nelle ipocrisie e egoismi che si nascondono. Non  vi sono vie d’uscita , Gregor, e l’uomo in generale, è una vittima incapace di fronteggiare la crisi irreversibile di un intero sistema di rapporti umani, di tutta quanta una civiltà. Di qui il senso di soffocante impotenza, una paralisi della volontà che impedisce l’azione, trasformando il mondo in una sorta di prigione dalla quale è impossibile evadere e nella quale ci si dibatte privi di certezze e direzione. Le domande fondamentali sulla vita non trovano risposta e la vita stessa appare priva d significato sicché l’agire dell’uomo con tutte le sue motivazione di base non hanno completamente senso.

Kafka, in maniera cruda e asettica, ci lascia uno spaccato narrativo che ci trascina con orrore in un mondo che, forse, è poco diverso dal nostro.


VOTO:


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giovedì 19 settembre 2013

Recensione: Animal Farm

Anche dopo 1984, Orwell è riuscito nuovamente a stupirmi, credo sia un genio e un visionario, un pilastro della letteratura e consiglio entrambi i romanzi a tutti i lettori, per crescere. 

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI


AUTORE: George Orwell
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 140
PREZZO: 9,00


Gli animali della fattoria Manor decidono di ribellarsi al padrone e di instaurare una loro democrazia. I maiali Napoleon e Snowball capeggiano la rivoluzione che però ben presto degenera. Infatti Napoleon, dopo aver bandito Snowball, introduce una nuova costituzione: "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri". La dittatura e la repressione fanno riappacificare gli animali con gli uomini che ormai non appaiono più agli exrivoluzionari molto diversi da loro.


Le favole di Fedro, dominate da animali che avevano una caratteristica propria degli esseri umani, ovvero la capacità di parlare, erano brevi racconti di natura esemplare dai quali era possibile trarre dei precetti morali, insegnamenti condivisi dalla comunità e tramandati alle generazioni. Orwell si riallaccia in maniera esemplare a questa lunga tradizione, creando una favola che abbia il compito di veicolare idee politiche e  sociali, ma soprattutto di smascherare le crude verità sui regimi del suo tempo (in particolare il comunismo)e che cerchi di smuovere gli animi inerti dei suoi contemporanei riuscendo a svelare in maniera indiretta ma significativa
l’orrore di ciò che accadeva. In Inghilterra, un uomo di nome Jones è il padrone di una fattoria padronale, una fattoria in cui gli animali hanno coscienza di sé, comunicano tra di loro e organizzano incontri segreti durante la notte quando sono certi che il padrone, barcollante per la troppa birra, si ritira nelle sue stanze presso la casa coloniale. È cosi che una sera gli animali si riuniscono nel granaio dopo aver appreso la notizia che il Vecchio Maggiore (un maiale) aveva fatto un sogno che voleva comunicare a tutti gli altri animali. Durante il suo discorso afferma che la vita che loro si trovano a vivere è misera e faticosa , devono sopportare una vera e propria schiavitù ma non perché il suolo non sia fertile o il clima dell’Inghilterra sia svantaggioso alla coltivazione ma perché tutto il frutto del loro lavoro viene rubato dall' uomo che di per sé non produce nulla, ma ruba tutto. L’unica soluzione è quindi quella di abolire la presenza dell’uomo, è necessaria una Rivoluzione vera e propria che porti  gli animali ad assumere il comando totale della fattoria e a vivere un’esistenza degna e felice, è auspicata un’età dell’oro che molto presto, secondo le speranze del Vecchio Maggiore, potrà realizzarsi. Nei mesi successivi tutti si preparano alla ribellione che sarà resa possibile anche dalla dipendenza dagli alcolici del padrone che, trascurando la fattoria, sarà costretto a fuggire dopo l’attacco dei suoi animali. Sciolti dal giogo dell’uomo, gli animali bruciano freni, anelli da naso, catene, coltelli, redini, paraocchi, fruste, nastrini: ogni segno di sottomissione o di distinzione deve essere distrutto; vengono iscritti su un muro i sette comandamenti dell’animalismo che tutti dovranno rispettare, viene suddiviso il lavoro in modo tale che i maiali si occupino della direzione e dell’organizzazione per via della loro cultura superiore mentre agli altri animali spetteranno dei lavori più pesanti e faticosi. Sembra l’avvento di una nuova era, di un paradiso dove tutti gli animali sono uguali e rispettati, i raccolti sono ingenti, si lavora con uno spirito diverso, si combatte contro gli uomini che cercano di riprendersi la fattoria, si è solidali, uniti, fratelli.
La fattoria padronale diviene la fattoria degli animali.Ma a un certo punto qualcosa cambia: il paradiso si trasforma in un inferno velato, una dittatura con a capo i maiali e in particolare Napoleon che si serve di tutti gli strumenti possibili per aggiogare e sottomettere gli altri animali, per far credere loro soltanto quello che lui riferisce facendo dimenticar loro quello che è realmente accaduto, i sette comandamenti vengono sostituiti da uno soltanto dopo essere stati completamente violati dai maiali, i traditori vengono uccisi senza nessuna pietà, il lavoro aumenta, le razioni di cibo diminuiscono, eppure gli animali non si lamentano. I maiali diventano quasi antropomorfi: iniziano a camminare su due zampe, fumano sigari, dormono nei letti del padrone, indossano il suo vestiario, camminano con una frusta in mano, assumono i vizi e gli errori del genere umano. Particolare e significativa, nonché macabra al punto da far venire i brividi, è la scena finale dove non è più possibile distinguere uomini e animali:

“Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c'era da
chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori
guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale
all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.”

Orwell con questa “favola” attacca apertamente il totalitarismo sovietico di Stalin e, anche per questo, trovò diverse difficoltà, come afferma lui stesso in un articolo alla fine del romanzo, per la pubblicazione. Non è quindi soltanto letteratura ma politica, satira, attacco agli ideali utopici della Rivoluzione Russa, alla degenerazione di un regime assassino, all’attività di propaganda che rendeva nulla la capacità di raziocinio, riuscendo a creare in questo modo non soltanto una critica violenta e aperta nei confronti delle realtà che lui stesso si trovava a vivere, ma anche un monito per le generazioni future affinché non si ripetessero gli errori del passato, affinché la società non diventasse come quella descritta nel romanzo 1984. Orwell comprese bene come nel regime sovietico una stretta oligarchia viveva nel lusso e nell’agio della stabilità e della sicurezza mentre la maggior parte della popolazione viveva nello sfruttamento e nella povertà. Non a caso il comandamento che alla fine sostituisce i precedenti sette, che potrebbero quasi simboleggiare gli ideali della Rivoluzione Russa, è: “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”. È infatti un’opera ricca di allegoria e significato: l’Animalismo non è altro che il comunismo basato sulle teorie di Marx, la cacciata di Jones rappresenta il rovesciamento dello zar, il conflitto tra Napoleon e Palladineve rappresenta quello tra Stalin e Trozkij, il crollo del mulino a vento rappresenta l’incendio del Reichstag, causato probabilmente dai nazisti ma la cui colpa fu data ai comunisti che vennero perseguitati e torturati. Ma l’opera può simboleggiare anche l’essenza di qualsiasi regime totalitario: basti pensare all’attività di
propaganda operata da Clarinettoche richiama quella attuata dai regimi nazista e fascista, dove la cultura e l’educazione della popolazione era organizzata e controllata dallo stesso dittatore, dove i testi scolastici erano redatti da intellettuali al servizio del regime che aveva abolito libertà di stampa, di pensiero, di avere idee discordanti rispetto a quelle imposte e diffuse a gran voce: l’ignoranza è dunque un'arma preziosa nelle mani di qualsiasi dittatore, in quanto permette di far credere al popolo ciò che si ritiene più utile. Inoltre le continue uccisioni da parte dei cani al servizio dei maiali rappresentano le continue attività di repressione nei confronti dei nemici e oppositori del governo il cui destino era o fuggire lontano o consegnarsi alla morte. Non c’era via di scampo, non c’era alternativa, non c’era più ragione: per un periodo la storia è stata dominata dai mostri più efferati e purtroppo ancora oggi qualche mostro continua ad esistere..
Consiglio vivamente la lettura di questo romanzo a tutti i lettori anche se penso sia più produttivo leggerlo dopo aver studiato e avere un quadro generale delle vicende storiche che vengono simboleggiate.
Orwell è un intellettuale che decise di non restare impassibile ma di gridar a gran voce affinchè potesse essere sentito, affinchè anche i ciechi riuscissero a vedere quello che stava accadendo, affinchè la ragione potesse essere svegliata dal torpore eterno nel quale sembrava destinata a restare. Affermava Primo Levi: “«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario».. Leggete dunque questo libro e conoscete, tramandate alle generazioni future.





VOTO:


Che ne pensate voi? 










mercoledì 18 settembre 2013

La conosci questa? #6

Ciao a tutti!!! Finalmente torno sul blog, anche se ancora non sono guarita del tutto. Stare a letto è abbastanza noioso, quindi oggi ho deciso di pubblicare io la rubrica La conosci questa? sperando di farvi conoscere nuove parole!! Io ne approfitto per svagarmi un po'.


La conosci questa? è una rubrica che nasce dalla nostra idea di ricercare vocaboli italiani, poco usati e poco conosciuti. Infatti, sono tantissime le parole italiane che sono riposte nel vocabolario senza che quasi nessuno ne sappia l'esistenza. Con questa rubrica vogliamo riportare alla luce nuove parole e sfidarvi... voi conoscete queste parole?

eecràbile agg. [dal lat. exsecrabĭlis]. – Che merita di essere esecrato: sacrilegio,bestemmiadelitto esecrabile. Per estens., condannabile, riprovevole: ti sei comportato in modo davvero e.; di opera d’arte o dell’ingegno, pessimo: è una commedia e.; quadroarchitettura e.; di persona, odioso, antipatico: è un uomo esecrabile. ◆ Avv. eecrabilménte, in modo esecrabile: si sono comportati esecrabilmente; estens., scherz.: parla (o scriveil francese esecrabilmente.


altercazióne s. f. [dal lat. altercatio -onis], letter. – Alterco, litigio, disputa: noi consumiamo il tempo in afrivole e di nessun rilievo (Galilei). Nella tarda latinità e nel medioevo, furono così chiamati (in lat. altercatio) alcuni componimenti in forma di dialogo, in cui gl’interlocutori sostengono tesi opposte intorno a un personaggio o a temi morali e religiosi, ma anche convenzionali e persino scherzosi; appartiene alla poesia goliardica, per es., l’Altercatio Phyllidis et Florae, disputa tra le due fanciulle se sia migliore amante il chierico o il cavaliere, decisa dal dio d’Amore in favore del chierico.


insipiènte agg. [dal lat. insipiens -entis, comp. di in-2 e sapiens (v. sapiente)], letter. – Di persona che non sa o sa poco di ciò che dovrebbe sapere, che vive nell’ignoranza e non si cura di illuminare il proprio spirito; è sinon. letter. di sciocco,stolto, e indica spesso uno stato di sordità intellettuale e di cecità morale (senso, questo, comune spec. nel linguaggio eccles., per ricordo delle parole bibliche [Salmi13, 1]: dixit insipiens in corde suonon est Deus «disse l’insipiente in cuor suo: Dio non esiste»): l’uomo iè dannoso agli altri e a sé stesso; anche sostantivato:ascoltare le parole degli i.; secondo il fallace giudizio degli insipienti. ◆ Avv.insipienteménte, non com., con insipienza, da insipiente: parlare insipientemente.


Secondo me sono delle parole troppo strane xD voi le conoscevate? Ne avete trovata qualche altra strana? Fateci sapere!!





martedì 17 settembre 2013

Teaser Tuesdays #36

Dopo aver letto Stevenson non so proprio cosa scegliere tra tutti i libri che ho ancora da leggere!! Alla fine ho optato per un altro classico..

Teaser Tuesdays è una rubrica ideata dal blog Should Be Reading e che posteremo ogni Martedì.

Le regole per partecipare sono molto semplici:

1. Prendi il libro che stai leggendo
2. Aprilo ad una pagina a caso
3. Trascrivine un breve pezzo, facendo attenzione ad evitare spoilers
4. Riporta il titolo e l'autore del libro

La mia frase è:

"Ah questo vuoto! Questo tremendo vuoto che sento qui nel petto!... Spesso penso, se potessi stringerla, una sola volta stringerla al cuore, questo vuoto verrebbe colmato."
(I dolori del giovane Werther, Goethe)


E voi cosa state leggendo? Lasciateci le vostre frasi!!
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lunedì 16 settembre 2013

Recensione: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

Buon inizio di settimana a tutti cari lettori! 
Iniziamo questa nuova settimana con la recensione di un classico della letteratura che da tempo era sul comodino e che finalmente ieri sera ho deciso di iniziare.. e finire! Lo so, avete ragione a definirmi eretico se ho letto codesto romanzo soltanto dopo 20 anni di vita e io stesso mi rammarico di aver aspettato tanto..


LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR HYDE 
AUTORE: R.L.Stevenson 
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 336
PREZZO: 9,00

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" segna il culmine dell'indagine stevensoniana sulla scissione della personalità. Hyde è la corporeità, il desiderio, la trasgressione che Jekyll occulta e proietta in un altro da sé per istituirsi come pura ragione e incontaminata virtù. Ma l'illusione di Jekyll di poter provocare a suo piacimento la dissolvenza del suo doppio si scontra con la volontà di Hyde di affermare il proprio diritto all'esistenza, in una lotta fra due componenti della stessa persona che avrà esiti tragici.





Stevenson è uno degli autori più conosciuti e affermatosi nella seconda metà dell’800 grazie non soltanto a quello che viene definito il suo capolavoro, ovvero “L’isola del tesoro” , ma anche , e forse soprattutto, grazie a questo romanzo che presenta la dualità dell’animo umano, la scissione tra istinto e ragione, tra bene e male, tra esistenze decorose e impudiche verità, anticipando così anche le future teorie del filosofo Freud, riguardo la personalità e i processi consci - inconsci,  e dello scrittore italiano Pirandello per il quale ognuno di noi non è “uno soltanto ma centomila”. La trama non è di fatto la cosa più importante del romanzo e infatti pochi sono gli avvenimenti che si susseguono nel corso della storia, appaiono addirittura marginali inizialmente per poi ritrovare una connessione completa soltanto con l’ultimo capitolo che credo essere il più esplicativo dell’intera opera dal momento che consta di una lettera, scritta dal dottor Jekyll durante un momento di lucidità, nella quale rivela la ragione dei suoi esperimenti e l’insegnamento che ne ha tratto. Il dottor Jekyll è un uomo che da sempre ha cercato di reprimere i desideri più bassi, le spinte dell’animo umano che lo facevano protendere verso il piacere e la parte animalesca che esiste in ognuno di noi, appare come un uomo retto, onesto, dagli elevati principi morali, cittadino esemplare  e chirurgo capace e di gran fama..

“In realtà il peggiore dei miei difetti era un temperamento irrequieto e allegro, che per molti uomini ha significato la felicità, ma che io trovavo difficilmente conciliabile col mio imperioso desiderio di andare a testa alta e di tenere in pubblico un contegno più grave del comune.”

Orgoglio,onore, decoro, lo obbligano a rivelare solo la facciata dando di sé un’immagine vera solo in parte, quell’immagine che proprio l’età vittoriana predicava costantemente e alla quale tutti cercavano di abituarsi ma in realtà nessuno riusciva a reprimere l’altra parte, la faccia oscura dell’animo umano.. C’erano padri di famiglia che di notte scorazzavano nei bordelli, commercianti ben amati impegnati in contrabbando e traffici illegali, figure religiose che si svestivano della loro funzione per fare ben altro: corruzione, ipocrisia, falsità di quell’epoca furono ampiamente attaccate dai diversi autori del periodo, tra cui lo stesso Stevenson. Il dottor Jekyll allora inizia a riflettere sulla scissione di bene e male che coesistono nell’uomo e prova una serie di esperimenti che possano portarlo a separare nettamente, mentalmente e fisicamente, le due parti.

“Era quindi più l’ esigente natura delle mie aspirazioni che non una particolare degradazione a farmi come ero e a separare in me, con una frattura assai più profonda che nella maggior parte degli uomini, le regioni del bene e del male che dividono e insieme compongono la duplice natura dell’uomo”


Crea così Mr. Hyde, il suo doppio, la sua parte malvagia, cruda, cruenta, volgare, incline soltanto ai piaceri e alla cattiveria,  un mostro che finalmente prende forma e si sente libero, può fare qualunque cosa, non esiste morale nella sua mente ma soltanto un attaccamento profondo alla vita e soprattutto a se stesso. Finalmente libero dal suo corpo e dalla sua identità, Hyde può finalmente divertirsi giungendo al degrado più totale tra scorribande,  omicidi, violenze e stragi. Eppure quando il dottor Jekyll ritorna in sé, ecco nascere un profondo senso si vergogna e colpa per quello che è il suo alterego, il suo doppio, anche se in realtà, mentre Hyde rappresenta il puro e solo male dell’uomo, il dottor Jekyll non simboleggia affatto il bene, Hyde continua a coesistere dentro di lui, tanto è vero che più volte si sottopone alla metamorfosi, essendo inoltre consapevole di non poter più fare a meno di Hyde per sentirsi libero e non essere sopraffatto dall’impossibilità di raggiungere i piaceri e seguire i suoi istinti.

“Eppure quando guardai quell’orrendo idolo nello specchio, non ebbi alcun moto di ripugnanza, ma piuttosto un fremito di soddisfazione, Quello ero pur sempre io. Sembrava naturale e umano”

Ma alla fine il dottor Jekyll che aveva voluto superare i limiti umani, che aveva voluto farsi dio per scindere le due realtà dell’uomo, sarà costretto a subire la vendetta della natura e lascerà a Hyde il compito di farla finita non potendo più sopportare il peso troppo grande , sia per l'anima che per il corpo. Stevenson ci rivela quindi , con questo piccolo libro ma denso di significato, come in ognuno di noi esistano due componenti, bene e male, luce e buio, bianco e nero. L’uomo non è più quell'essere dall'animo nobile che molti credevano, forse nessun uomo lo è mai davvero stato. Stevenson ha inoltre forse capito, attraverso le parole di Jekyll, che è impossibile scindere bene e male? Che c’è possibilità di scegliere quale parte far prevalere ma che a un certo punto non è più possibile redimersi?

Come fece il dottor Jekyll nel romanzo, è forse questo il testamento che Stevenson ci ha voluto lasciare?

VOTO:



sabato 14 settembre 2013

Voglio leggere #18

Sto ultimando di leggere "Le onde" di Virginia Woolf, un romanzo particolare e rivelatore, è illuminazione continua. Ma la lista dei libri da leggere non si ferma mai..



Voglio leggere... è molto simile ad una wish list, però i libri di cui vi parlerò li voglio ancora più ardentemente. Spero ogni volta di potermi accontentare. Pubblicherò la rubrica ogni due settimane, e parlerò di uno o più libri che vorrei leggere subito!

Nonostante gli impegni e gli studi imminenti, Voglio leggere...

DIARIO DI UNA SCRITTRICE

Nel 1941, dopo aver dato alla letteratura del Novecento alcune delle sue opere più belle, Virginia Woolf si toglie la vita annegandosi nel fiume Ouse. Nel 1958 Leonard Woolf decide di raccogliere in volume una selezione tratta dai diari della moglie, incentrata su tutto ciò che riguarda lo scrivere e la sua attività di romanziera e critica letteraria. Ne esce un testo affascinante e ricco di sfaccettature: nella sua quotidiana "mezz'ora dopo il tè" dedicata al diario, che considera al tempo stesso un modo per esercitarsi e un messaggio diretto alla se stessa di domani, la Woolf intreccia riflessioni legate ai testi che sta scrivendo o leggendo, appunti di carattere stilistico o strutturale, descrizioni di luoghi, amici ed eventi pubblici o privati, ma anche le amare considerazioni su un mondo lacerato dalla guerra, l'alternarsi tra sfiducia e orgoglio per il proprio lavoro e gli accenni alla tortura delle crisi nervose, sempre più frequenti col passare degli anni. A metà strada fra letteratura e vita, queste pagine offrono la rappresentazione penetrante di un'autrice simbolo e della sua epoca.

Inoltre, un libro che mi hanno ultimamente consigliato in molti e che ho già a casa. 
Voglio leggere...

I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER


Nel 1878 Goethe pubblicò una seconda stesura del romanzo, destinata a diventare un classico della letteratura tedesca mondiale. Ai nostri giorni, passate le mode e i furori wertheriani, e di là dalla sua importanza storica come primo grande testo del romanticismo, l'opera conserva un fascino profondo, una sua inconfondibile originalità che si dispiega nell'adesione della frase ai successivi stati emozionali del personaggio, ora rapito nell'osservare la bellezza estasiante di un frammento di natura, ora rinchiuso in se stesso, mentre nel suo cuore si agitano tempestose passioni.









Qualcuno di voi li ha letti?
E voi invece, che cosa vorreste leggere?


mercoledì 11 settembre 2013

La conosci questa? #5

Salve a tutti lettori.. Ormai le vacanze sono finite: come è stato riprendere la daily routine? Io tra poco inizierò il mio primo anno di Medicina e, anche se pesante, sono abbastanza contento. Nel frattempo mi godo le ultime giornate al mare! Oggi ritorna la rubrica "La conosci questa?" e vi invitiamo a suggerirci vocaboli sempre nuovi, la lingua italiana è immensa.



La conosci questa? è una rubrica che nasce dalla nostra idea di ricercare vocaboli italiani, poco usati e poco conosciuti. Infatti, sono tantissime le parole italiane che sono riposte nel vocabolario senza che quasi nessuno ne sappia l'esistenza. Con questa rubrica vogliamo riportare alla luce nuove parole e sfidarvi... voi conoscete queste parole?


astante agg. e s. m. [dal lat. adstans -antis, part. pres. di adstare «stare accanto»]. – Che, o chi, è presente in un luogo: tutti gli a. inorridironomedico a. o assol.l’astante, il medico di servizio negli ospedali. Nell’ordinamento processuale romano, si chiamavano astanti (lat. adstantes) le parti, gli avvocati, i testi, il pubblico che stavano in piedi attorno ai giudici (i quali erano invece detti residentes, perché stavano seduti); con sign. analogo, il termine si è conservato in secoli seguenti anche in altri sistemi giuridici: nel Friuli, per es., erano così chiamati i giudici popolari che assistevano nel giudizio il patriarca di Aquileia, o il suo vicario, ed emanavano con lui la sentenza.

infingardo agg. [affine a infingere, con suffisso spreg.]. – 

1. ant. Che s’infinge, che simula, quindi falso, mentitore, o anche, riferito a cose, ingannevole, illusorio. 
2. Di persona che, per cattiva volontà, fugge ogni fatica, ed è molto lenta e pigra nell’operare; fannullone, poltrone: esseremostrarsi i.; servisoldati i.; spesso sostantivato: è un i., è un branco d’infingardi. In usi estens., pigro, indolente, apatico: animo i., mente i., addormentarsi in una iinazione. ◆ Dim.infingardùccio; accr. infingardóne (f. -a); pegg. infingardàccio. ◆ Avv.infingardaménte, con infingardaggine, da infingardo: evitare infingardamente qualsiasi tipo di impegno.

inopinato agg. [dal lat. inopinatus, comp. di in-2 e opinari «pensare»], letter. – Impreveduto, impensato; che avviene contro ogni aspettazione: fattimutamenti i.;se n’avvien per casi inopinati Che tu stia in sella e ch’io rimanga a piede (Ariosto);un po’ sbalordito dagli iaccidenti che m’intervenivano (I. Nievo). ◆ Avv.inopinataménte, inaspettatamente, contro ogni previsione: era d’accordo con noima poi ha inopinatamente cambiato parere.


Conoscete queste parole? Le usate spesso?




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