martedì 31 luglio 2018

Recensione: Le vedove del giovedì

Buon pomeriggio carissimi lettori ^^ Dopo mesi e mesi di silenzio, eccomi qui a presentarvi la recensione dell'ultimo romanzo che ho letto! Diverse sono le letture degli ultimi mesi (anche se visti gli impegni sono andato molto a rilento) e di cui vi aggiornerò nei prossimi giorni ^^


LE VEDOVE DEL GIOVEDI'
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Feltrinelli | 256 pp. | €15,00

Alla periferia di Buenos Aires, dietro alti muri perimetrali, al di là di cancelli rinforzati e affiancati dalle garitte della vigilanza, si trova il complesso residenziale di lusso Altos de la Cascada. Fuori, la strada, la baraccopoli di Santa Maria de los Tigrecitos, l'autostrada, la città, il resto del mondo. Ad Altos de la Cascada vivono famiglie facoltose che hanno lo stesso stile di vita e che vogliono mantenerlo, costi quel che costi. In quest'oasi dorata di pace e tranquillità, un gruppo di amici si riunisce una volta alla settimana lontano dalla vista dei figli, delle donne di servizio e soprattutto delle mogli che, escluse da questi incontri virili, si autonominano, ironicamente, "le vedove del giovedì". Ma una notte la routine si spezza rivelando il lato oscuro di una vita "perfetta".



Risultati immagini per las viudas de los juevesUna gabbia d'oro. Una gabbia che affascina, che magnetizza, che attrae con forza ricchi benestanti,  certi di poter trovare ad Altos de la Cascada un'oasi di pace e serenità, lontani dal degrado e dalla insicurezza del mondo circostante. Un rifugio dalle precarie condizioni di vita in cui sembra riversare la maggior parte della popolazione. Un privilegio. Case allineate in maniera meticolosa, costruite secondo canoni estetici degni di nota, circondate da ampi spazi verdi, campi da tennis e golf, scuole esclusive di un certo livello. Un ambiente protettivo, che dà sicurezza. Un paradiso che permette di dimenticare preoccupazioni, vite passate, famigliari e amici ormai lontani. Ricominciare.... in mezzo ad altra gente facoltosa, tra champagne e feste in piscina, tornei sportivi e corsi di pittura. Si crea un vero e proprio ghetto, una microsocietà da difendere a tutti i costi, con guardie armate, telecamere, muri di cinta e controlli serrati.
Cosa c'è che non va in questo microcosmo? Nulla, è tutto perfetto. Ma cosa c'è dietro l'apparenza? Questo è quello che si chiede la scrittrice dipingendo il ritratto di una borghesia, e più estesamente dell'umanità, sull'orlo della decadenza. Bisogna scavare per poter vedere, dietro l'oro luccicante, sbarre di ferro ormai arrugginito. Come i valori degli esseri umani descritti, come le anime di carta che abitano i loro corpi. E basta semplicemente seguire i vari personaggi dietro la porta di casa, non esitare sull'uscio ma immergersi nei loro cupi tormenti e affanni. Dietro ogni porta, dentro ogni casa, c'è solitudine, tristezza, ansia, paura, angoscia, violenze domestiche. 

"A la Cascada è normale non sapere niente dell’altro, chi fosse prima di venire a stare qui, perfino chi sia attualmente, nell’ intimità, una volta chiusa la porta di casa."

Il microcosmo ci viene descritto con maestria dall'autrice, raccontandoci in ogni capitolo un avvenimento (o lo stesso secondo le diverse prospettive), la storia dei personaggi che si intrecciano tra le strade del quartiere residenziale, la loro parte più intima e contemporaneamente quella che viene mostrata agli altri, portandoci così in un climax ascendente, costruito tramite flashback, a scoprire la verità sul tragico incidente che viene già mostrato all'inizio del libro. Tre cadaveri in piscina. La morte che lambisce i loro corpi bagnati. 


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Il disastro, la tragedia sembrano camminare insieme alla crisi economica di quegli anni. Cosa sono disposti a fare pur di salvaguardare quello stile di vita? Cosa potrebbe succedere se la vita perdesse di significato e la dignità venisse ridotta a un mero conto bancario? Così si svela il marcio, la perdita di significato, il ridurre la propria esistenza a un piano francamente materiale. Disposti a tutto pur di non cadere nel "baratro", pur di non cambiare casa, pur di non rinunciare ai loro privilegi, pur di continuare a frequentare quel posto. Ma in fondo quello che alla fine dovremmo chiederci è: siamo veramente così folli, meschini e poco capaci di adattarci, di fronteggiare i problemi, di recuperare e conservare quei valori che sembrano ormai persi? Eppure ai disvalori, all'ipocrito agire degli adulti, si contrappongono i valori dei figli, forse l'unica speranza. E come dice una delle protagoniste sulla soglia della fine...l'importante è "uscire". 





E voi, che ne pensate? 
Lo avete letto?


Vi lascio anche il trailer del film: 


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